Guide e consigli

Calcoli al fegato, i motivi per cui si presentano e le terapie per eliminarli

Per calcoli al fegato, si vuole indicare una patologia causata da una raccolta di materiale solido che si è formata nell’organo.

Calcoli al fegato

I calcoli al fegato, sono una raccolta di materiale solido concentrato nell’organo, a causa dell’eccesso nel sangue di alcune sostanze. Le sostanze potrebbero essere colesterolo, bilirubina e sali di calcio. Tendenzialmente a soffrirne sono le donne e l’insorgenza molto spesso si associa all’obesità, oppure alla perdita rapida di peso corporeo.

Calcoli al fegato: descrizione e complicanze

Le dimensioni dei calcoli al fegato possono essere variabili, ovvero da pochi millimetri fino a raggiungere qualche centimetro. Se restano sufficientemente piccoli, il malato può non manifestare una sintomatologia correlata al problema, ma in determinati casi, si possono manifestare forti dolori addominali. Questi dolori poi si irradiano verso il fianco e nella parte alta in prossimità delle spalle. Queste manifestazioni prendono il nome di coliche, e possono avere una durata di qualche decina di muniti, oppure possono manifestarsi anche per delle ore.

Calcoli al fegato

In presenza di calcoli al fegato, si possono manifestare dolori alla bocca dello stomaco, difficoltà nella digestione, gonfiore all’addome, aerofagia ed eruttazione. Se oltre ai calcoli è presente anche una infezione, ovvero la colangite, questa può conferire al malato un colore giallastro alla propria pelle ed alla mucosa. Si possono dunque associare nausea, dolore biliare e febbre più o meno elevata.

I calcoli al fegato, possono dare origini a complicazioni, i quali colecisti, ovvero infiammazione della cistifellea. Oppure si può avere l’ostruzione delle vie biliari a causa della migrazione di calcoli nelle vie biliari, la perforazione della colecisti e la peritonite.

Calcoli al fegato

Calcoli al fegato: complicanze

La calcolosi potrebbe anche comportare pancreatite acuta biliare, a causa delle concrezioni che vanno ad ostruire il dotto pancreatico. La presenza di tale malattia si diagnostica tendenzialmente tramite ecografia addominale, e nei casi di calcoli difficile da diagnosticare, il malato verrà sottoposto a risonanza magnetica.

In presenza di calcoli al fegato sintomatici, o complicati da trattare farmacologicamente, può essere risolutivo l’intervento chirurgico tramite tecniche mini-invasive. Un esempio è la laparoscopia, oppure si può procedere con la calangio-pancreatografia retrograda endoscopica. In casi semplici da trattare, si somministrano al malato gli acidi biliari, come ad esempio l’acido ursodesossicolico, una sostanza in grado di sciogliere determinati calcoli.
Un altro approccio molto utile è la litotressia extracorporea, una procedura che utilizza le onde d’urto acustiche per cercare di frammentare i calcoli presenti nel fegato, in parti molto piccole, capaci di passare mediante i dotti biliari.

Calcoli al fegato

Calcoli al fegato: calangiografia

Una volta effettuati gli esami di routine, ovvero quelli ecografici, se questi risultano positivi, non vengono richiesti al paziente ulteriori esami di conferma per i calcoli al fegato. Contrariamente, se l’esame ecografico da esito negativo, possono essere richiesti ulteriori esami, come la calangiografia ad esempio.

1. Calangiografia retrograda per via Endoscopica: questo esame permette di evidenziare radiologicamente lo stato di salute delle vie biliari, ovvero del coledoco, della colecisti, il dotto epatico comune, i dotti intraepatici e l’intero sistema duttale pancreatico. Mediante l’impiego di un tubicino per via orale, e fatto scendere lungo il canale digerente, si inietta il mezzo di contrasto che serve per eseguire i radiogrammi.

Calcoli al fegato

Calcoli al fegato: altri tipi di calangiografia

Con altri cateteri, è possibile effettuare manovre terapeutiche come ad esempio l’estrazione del calcolo se questo è di dimensioni ridotte, oppure il drenaggio della bile di itteri ostruttivi, sia di origine benigna che maligna.
1. Colangiografia percutanea: A seguito di un piccolo foro praticato nell’addome del paziente, si inserisce un catetere che raggiunge direttamente le vie biliari, da dove si inietta successivamente il liquido di contrasto radiologico. Tale esame, a seguito di questa piccola incisione, è considerato un esame piuttosto invasivo, a cui si ricorre, nel caso in cui la tecnica di cui sopra, sia controindicata per il malato. Per questo motivo, tale esame deve essere eseguito in centri specializzati, che possono eventualmente intervenire, rimuovendo i calcoli al fegato.
2. Colangiografia RMN: questa è una pratica innovativa, che sfrutta al meglio tutte le potenzialità della Risonanza magnetica nucleare. Essa consente al personale medico specializzato, di ricostruire tramite computer, le vie biliari intraepatiche, e permette inoltre, la visualizzazione di stenosi e loitiasi, ed inoltre è priva di effetti collaterali. Il solo ed unico difetto, è la difficoltà di interpretazione delle immagini e l’impossibilità di rimuovere eventualmente ostacoli nel fegato, ovvero i calcoli.

Attraverso una semplice radiografia addominale, è possibile visualizzare solo la presenza di calcoli al fegato ed anche quelli pigmentari, ma non quelli che sono ricchi di colesterolo.

Previous ArticleNext Article