Dialisi peritoneale, un trattamento che viene utilizzato per i problemi renali gravi

Con il termine dialisi peritoneale, si vuole indicare un trattamento medico che viene utilizzato per l’insufficienza renale cronica.

Dialisi peritoneale

La dialisi peritoneale, è una terapica fisica che viene utilizzata per trattare l’insufficienza renale allo stadio cronico. Tramite essa, avviene il processo di depurazione del sangue in circolo del paziente, utilizzando come membrana dializzante il peritoneo.

Dialisi peritoneale: che cos’è

Alla base della dialisi peritoneale, vi è la vascolarizzazione della membrana del peritoneo, e tale tipologia di dialisi, viene eseguita principalmente a domicilio, dopo che il malato ha eseguito un periodo di durata variabile di addestramento presso i centri per dializzati.

Tale tecnica è molto semplice ed è costituita da una sacca di soluzione dializzante della capienza di 2 litri, che viene immessa nell’addome del malato dall’alto tramite caduta, mediante l’impiego di un catetere permanente, in maniera tale da creare le giuste condizioni per un lento ma graduale riequilibrio degli stessi meccanismi che si basano sull’emodialisi extracorporea.

Dialisi peritoneale

Trascorse circa 5 ore, il liquido viene convogliato sempre tramite caduta, insieme a tutte le sostanze tossiche che si sono accumulate, all’interno di un’altra sacca di scarico ed il ciclo ricomincia con una nuova sacca di soluzione dializzante. Tale procedimento si chiama “scambio”, in quanto il malato prima toglie il liquido connettendo una sacca al catetere, e poi connette un’altra sacca con liquido pulito, riempiendo in questa maniera il peritoneo. Questa che abbiamo appena descritta è la dialisi peritoneale continua ambulatoriale, ma vi è anche una variante che viene effettuata i notte, mentre il malato dorme, tramite l’impiego di macchinari apposite automatiche che prendono il nome di Cycler. Tramite essa, si gestiscono gli scambi in maniera autonoma, per un totale di circa 20 litri di soluzione dializzata, rispettando ogni singolo schema personalizzato che può variare da soggetto a soggetto.

Dialisi peritoneale

Dialisi peritoneale: posizionamento del catetere

Nella fase preliminare del trattamento terapeutico della dialisi peritoneale, c’è il posizionamento chirurgico nella cavità addominale del paziente, del catetere peritoneale. Tale dispositivo è costituito da:

1. Una parte distale intraperitoneale con fori laterali ed uno posto al centro che viene diretta verso la parte inferiore addominale
2. Una parte intermedia che attraversa la parte muscolare ed adiposa sottocutanea della parete dell’addome, fuoriuscendo mediante cavità peritoneale
3. Una parte detta prossimale che mediante un tunnel sottocutaneo fuoriesce dalla cute e serve per la connessione tramite un set di raccordo apposito dove è presente la sacca per la dialisi

In prossimità dalla fuoriuscita del peritoneo, prima dell’emergenza cutanea, nel catetere sono presenti due cuffie di dimensioni ridotte realizzate in dacron, che hanno lo scopo attraverso la stimolazione del processo di fibrosi, di bloccare il catetere nella parte addominale, impedendo in questa maniera che eventuali trazioni possano provocare l’avulsione accidentale dello stesso.

Dialisi peritoneale

Dialisi peritoneale: differenza tra emodialisi e dialisi peritoneale

Nell’emodialisi, il passaggio di sangue del malato, avviene mediante un sistema che prende il nome di “rene artificiale”. Il dispositivo che permette la dialisi, contiene una membrana semipermeabile che è in grado di suddividere lo spazio interno in diversi compartimenti, ovvero uno contiene il liquido per la dialisi, l’altro il sangue che viene mandato alla macchina tramite l’impiego di un catetere arterioso. Quando il sangue scorre all’interno della macchina, mediante la membrana si verificano gli scambi di soluti tra il sangue ed il liquido dialitico. Essendo una membrana semipermeabile, come abbiamo detto prima, questa consente il passaggio delle molecole secondo il gradiente elettrochimico, ovvero attraverso la diffusione passiva, impedendo in questa maniera lo scambio degli elementi corpuscolati presenti nel sangue e nelle proteine.

Il liquido dialitico, ha dei livelli delle componenti che possono variare e vengono prescritti solitamente dal medico nefrologo, in base alle esigenze di ogni singolo paziente, con lo scopo di agevolare il movimento di particolari molecole verso una direzione ben precisa.

Dialisi peritoneale

Dialisi peritoneale: ulteriori precisazioni tra i due sistemi

Una volta avvenuto lo scambio, il sangue lascia il dispositivo per ritornare al paziente mediante un catetere venoso. Tendenzialmente i malati necessita di emodialisi tre volte la settimana, con una durata di circa 4 ore. Nella dialisi peritoneale invece, si sfrutta la membrana presente all’interno dell’apparato del paziente, ovvero il peritoneo, nella stessa maniera in cui viene utilizzata la membrana semipermeabile di cui sopra. Il peritoneo riveste l’interno della cavità addominale, ed è una membrana particolarmente sottile circondata e supportata dagli organi interni all’addome, ovvero il fegato e lo stomaco. Proprio come i reni, esso contiene migliaia di piccoli vasi sanguigni, una caratteristica che gli conferisce la funzionalità filtrante. Durante al dialisi peritoneale, il liquido dialitico si introduce attraverso una cavità peritoneale, ed in questa maniera avvengono gli scambi.

Entrambe le metodiche sono molto efficaci, pur avendo come abbiamo descritto, caratteristiche molto differenti, nel primo caso infatti, è possibile ottenere una depurazione in tempi sostanzialmente brevi, circa 4 ore, modificando velocemente la composizione tra i soluti e rimuovendo in maniera altrettanto veloce l’acqua in eccesso, con la seconda invece, gli scambi avvengono gradualmente nell’arco delle 24 ore.