Emorroidi esterne, come curarle e trattarle al meglio!

Come curare le emorroidi esterne e come poter trovare il prima possibile una condizione di ritrovato benessere dando l’addio a questo fastidio.

Emorroidi esterne

Per la loro specificità, le emorroidi sono un problema di cui tantissimi italiani soffrono in modo più o meno occasionale ma… che pochi italiani scelgono di condividere con il proprio medico. Eppure, tutto si dovrà fare tranne che minimizzare tale condizione, visto e considerato che le infiammazioni della regione anale possono provocare dolore, condizionare il riposo e le normali attività quotidiane. Meglio dunque rimuovere qualsiasi tabù e rapportarsi ad esse con la giusta consapevolezza. A proposito, cosa sono le emorroidi? E cosa distingue le emorroidi esterne da quelle interne? E come si trattano?

Che cosa sono le emorroidi

Le emorroidi sono dei piccoli cuscinetti vascolari, situati nella regione anale, che contribuiscono a regolarizzare correttamente il ricambio sanguigno e che ingrossandosi, possono provocare una condizione di dolore anche particolarmente ingente.

Cosa sono le emorroidi esterne

Le emorroidi possono essere interne o esterne, a seconda – intuibilmente! – della loro collocazione. In particolar modo, le emorroidi interne si collocano sopra gli sfinteri anali che determinano l’apertura del retto, al di sotto della membrana mucosa. Considerata tale collocazione specifica, non possono essere visivamente apprezzate dall’esterno.

Di contro, le emorroidi esterne si determinano all’altezza degli sfinteri. Sporgono in maniera visibile, con un colore che oscilla dal rosso al bluastro. La loro consistenza è tipicamente morbida, ma quando si forma un coagulo diventano dure al tatto.

Cause delle emorroidi esterne

Numerosi sono i fattori che possono determinare la formazione di emorroidi esterne e, in buona parte dei casi, si tratta di fattori favoriti dalla pressione in questa zona (come durante la gravidanza). A volte è possibile che le emorroidi esterne siano favorite da condizioni generali come l’obesità, o a fattori patologici temporanei come la stitichezza prolungata. È altresì possibile, ma è più raro, che le emorroidi esterne siano un sintomo precoce di un tumore o di un problema serio di circolazione. Molto più frequentemente, per fortuna, le emorroidi esterne sono una conseguenza di una debolezza congenita delle pareti vasali.

In tal senso, si noti come le abitudini alimentari siano tra le determinanti più frequenti della formazione delle emorroidi esterne. Pertanto, se avete l’abitudine a consumare dei pasti non regolari e magari contraddistinte dalla presenza di cibi particolarmente piccanti, se abusate di alcolici, di tabacco e di spezie, se amate la cioccolata e eccedete con alimenti difficili da digerire, è probabile che possiate andare incontro più facilmente a un simile problema.

I sintomi delle emorroidi esterne

Le emorroidi esterne sono accompagnate da una serie di sintomi ben conosciuti, e contraddistinti principalmente da un dolore acuto durante le evacuazioni e quando ci si siede. Il tutto può peraltro essere accompagnato anche da sanguinamento, con perdite di sangue rosso vivo che può avvenire non solamente durante la defecazione.

Ad ogni modo, è anche vero che le emorroidi esterne non determinano spesso alcun disturbo: si tratta di un caso di “emorroidi cieche”, a volte limitato a qualche prurito o sensazione di pressione nella regione anale.

Riassumendo, si può tuttavia affermare come i principali sintomi delle emorroidi esterne siano:

  • sanguinamento rettale: è sicuramente il sintomo più comune, notabile nella defecazione;
  • dolore rettale: tipico delle emorroidi esterne, è piuttosto acuto durante i movimenti intestinali;
  • prurito e irritazione: comune a entrambe le forme di emorroidi (interne ed esterne), è causato dal muco che secernono le emorroidi, che irrita la pelle intorno alla zona anale e provoca prurito. Fortunatamente, con qualche rimedio farmacologico apposito è possibile cercare di alleviare il fastidio.

Come curare le emorroidi esterne

Spesso si può trarre giovamento dalla condizione di emorroidi esterne curando al meglio l’igiene anale, effettuando bagni freddi e da regolando le funzioni intestinali, al fine di evitare gli stati di stitichezza. In uno stadio più avanzato del disturbo, invece, si suole ricorrere a terapie farmacologiche che – soprattutto sotto forma di unguento – possano essere capaci di provocare una riduzione del volume delle emorroidi. Di solito solamente nelle ipotesi di emorroidi grosse ed estese si procede con una rimozione chirurgica.

In altri termini, il ricorso a pomate e unguenti è certamente molto utile negli stadi iniziali della malattia, soprattutto se si associano a una corretta igiene intima dopo ogni evacuazione. In presenza di emorroidi di livello più avanzato è invece necessario intervenire con metodi più drastici, come la legatura elastica, la laserterapia, la crioterapia. Nelle forme croniche (quelle più gravi) è invece quasi sempre il caso di ricorrere a un intervento chirurgico che possa risolvere a fondo e definitivamente il problema nella zona colpita, evitando così le ricadute.

Interventi di risoluzione delle emorroidi esterne

Per fortuna di tutti coloro che soffrono di emorroidi esterne di livello particolarmente avanzato, è possibile rammentare come in questi anni la chirurgia abbia posto a punto delle metodiche poco dolorose e invasive. L’operazione dura infatti pochi minuti, e la ferita verrà protetta con microtamponi che possono dissolversi da soli, superando così il fastidio del vecchio tampone che poteva determinare ulteriori fastidi e dolori.

Il dolore post operatorio è generalmente affrontato con particolare comodità attraverso l’utilizzo di prodotti sedativi e lassativi. La degenza in ospedale è ridotta al minimo, tanto che oggi giorno di norma in una sola giornata, e con anestesia solo locale, si può effettuare l’operazione con buoni risultati, facendo poi ritorno a casa.

Successivamente a tale intervento, sarà necessario procedere a un breve periodo di attenzione e di medicamenti finalizzati a conservare in via asettica tale zona. Potrebbero essere consigliati alcuni comportamenti come, ad esempio, la degenza a letto con gli arti inferiori leggermente sollevati rispetto al tronco al fine di favorire il ritorno venoso, o ancora la somministrazione di analgesici e di sedativi, una corretta igiene anale e l’uso di blandi lassativi.

Un’attenzione specifica dovrà inoltre essere attribuita alla necessità di adottare un’alimentazione sana, corretta ed equilibrata. Anche per questo motivo il nostro consiglio non può che essere quello di parlarne con il vostro medico di riferimento e comprendere insieme a lui che cosa si possa fare per poter arrivare alla risoluzione di un problema che, ancora oggi, molti italiani sottovalutano e non desiderano condividere con il proprio specialista di fiducia.

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