Piatto Tibiale: che cos’è e quali problemi può avere

Per piatto tibiale si intende la parte prossimale della tibia (ovvero quella più vicina al ginocchio). Dal punto di vista medico, è particolarmente importante la frattura del piatto tibiale del ginocchio.

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Per piatto tibiale si intende la parte prossimale della tibia (ovvero quella più vicina al ginocchio). Dal punto di vista medico, è particolarmente importante la frattura del piatto tibiale del ginocchio.

Le fratture del piatto tibiale

Una frattura o rottura nella parte prossimale della tibia, dove questa si allarga per formare l’articolazione del ginocchio, è definita come frattura del piatto tibiale. Al momento del trauma, oltre alla frattura, possono essere danneggiati anche i tessuti molli (pelle, muscoli, vasi, nervi e legamenti) e questi danni dovranno essere trattati assieme alla frattura. In molti casi è necessario un intervento chirurgico (vi sono varie opzioni disponibili) per ripristinare forza, movimento e stabilità della gamba nonché ridurre il rischio di contrarre l’artrosi del ginocchio.

Le fratture del piatto tibiale costituiscono l’1% di tutte le fratture e la loro incidenza è andata aumentando con l’aumentare soprattutto dei traumi ad elevata energia di tipo stradale, sportivo, lavorativo, con una maggiore incidenza tra i pazienti maschi in un’età compresa tra i 16 ed i 40 anni (la frattura è prevalente nel sesso femminile nella fascia tra i 60 ed i 70 anni ed è dovuta all’osteoporosi senile più che ad eventi di tipo traumatico).

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Cenni di anatomia del ginocchio

Il ginocchio è un’articolazione complessa, che può essere sottoposta a forze che superano il peso del corpo anche di 5 volte. L’estremità prossimale della tibia presenta un diametro ampio, contraddistinto dalla presenza di due parti a forma di piatto, quello mediale più largo e concavo, quello laterale invece convesso. I due piatti sono separati da una struttura extra articolare detta eminenza intercondiloidea (struttura sulla quale si inserisce il legamento crociato anteriore).

La porzione periferica di ogni piatto è coperta dal menisco corrispondente. In un ginocchio normale l’allineamento fisiologico è tale per cui la maggior parte del carico venga trasmesso al piatto tibiale laterale, cosa che porta ad un maggior sviluppo della spongiosa ossea mediale, che a sua volta comporta un incremento della frequenza delle fratture del piatto laterale rispetto a quello mediale.

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Sintomatologia delle fratture del piatto tibiale

  • In genere il dolore è molto forte
  • Gonfiore e difficoltà alla flessione del ginocchio
  • Ginocchio che appare fuori posto, con deformità
  • Intorpidimento intorno al piede, che può suggerire lesioni nervose
  • Piede pallido e freddo, che può suggerire una compromissione della vascolarizzazione 

Esame medico

L’anamnesi è fondamentale per stabilire i dettagli di un evento traumatico, per poi passare all’esame dello stato della cute, la tumefazione, la presenza di emartro e l’individuazione di eventuali lesioni vascolari e nervose.

Possono essere presenti ferite aperte, anche con esposizione del focolaio di frattura.

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Esami diagnostici

La radiologia convenzionale prevede l’esecuzione di tre proiezioni e spesso deve essere seguita da una TAC che consente di vedere in maggiore dettaglio la frattura e facilitare l’operazione della scelta del trattamento. Può essere necessario un esame radiografico comparativo dell’arto inferiore non traumatizzato al fine di stabilire con precisione una normale anatomia dell’arto interessato.

Classificare le fratture del piatto tibiale

Sono state proposte, in passato, svariate classificazioni per queste fratture, dall’entità del coinvolgimento articolare alla considerazione del danno inflitto sui tessuti molli.

Molto utilizzata in ambito internazionale è la Classificazione AO, un sistema assai dettagliato e complesso, organizzato per crescente severità del coinvolgimento osteo-articolare, che associa la localizzazione anatomica della frattura alle sue caratteristiche morfologiche.

Utilizzando un codice alfanumerico, il sistema consente la localizzazione precisa del tipo di frattura.

Nel caso in esame, alla parte prossimale della tibia corrisponde il codice numerico 41 (dove 4 indica la tibia e 1 il suo segmento prossimale) a cui viene poi associata una delle tre lettere suddivise in due sottotipi (complete e parziali).

  • Tipo A: fratture extra articolari (per un totale di 18 tipi di fratture)
  • Tipo B: fratture articolari parziali, dove la superficie articolare rimane attaccata al segmento fratturato (per un totale di 6 tipi di fratture)
  • Tipo C: fratture articolari totali, dove la superficie articolare è completamente separata dalla diafisi della tibia (vari tipi di fratture)

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Molto adottata resta anche la classificazione di Schatzker, che divide le fratture del piatto tibiale in sei tipologie, basandosi sulla morfologia della frattura, con ciascun tipo racchiudente fratture simili per tipologia traumatica, prognosi e trattamento.

  • Tipo I: frattura per fissurazione a cuneo del piatto tibiale esterno, con o senza spostamento.
  • Tipo II: frattura per fissurazione con affossamento del piatto tibiale esterno
  • Tipo III: frattura per affossamento puro del piatto tibiale esterno.
  • Tipo IV: frattura del piatto tibiale mediale, frequentemente in associazione a fratture dell’eminenza intercondiloidea.
  • Tipo V: frattura dei due piatti tibiali.
  • Tipo VI: tutte le fratture dei piatti tibiali associate ad una frattura a livello della giunzione meta-diafisaria.

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Il trattamento di una frattura del piatto tibiale

Come per ogni frattura in sede articolare, scopo primario del trattamento è ripristinare l’anatomia e la mobilità dell’articolazione.

La scelta corretta del trattamento dipende dal tipo di lesione riportata (seguendo la classificazione di Schatzker) definita sulla base dell’anamnesi e delle indagini diagnostiche.

In caso di una frattura scomposta è di primaria importanza ristabilire la congruenza articolare in maniera accurata.

Fratture esposte, associate a sindrome compartimentale o lesioni vascolari, fratture con incongruenza articolare, instabilità o deformità assiale sono indicazione per un trattamento chirurgico.

Le fratture composte o incomplete, se stabili, possono essere invece trattate tramite immobilizzazione con ginocchio fisso per 4-6 settimane.