La sifilide: la più conosciuta delle malattie a trasmissione sessuale

La sifilide è una delle malattie infettive che si trasmettono sessualmente. E’ una delle più conosciute e diffuse in tutto il Globo da oltre cinquecento anni.

sifilide

La sifilide viene trasmessa da un batterio, conosciuto con il nome di Treponema pallidum.

Storia della sifilide

Si narra che questa malattia venne introdotta nel Vecchio Continente dai marinai al seguito di Cristoforo Colombo, al rientro dall’avventuroso viaggio che portò alla scoperta dell’America. Nel nostro Paese la sifilide giunge ed inizia a diffondersi appena un po’ dopo, per la precisione nel 1494, allorquando le armate di Carlo Ottavo presero Napoli e poi risalirono tutto lo Stivale.

La diffusione dell’infezione fu così veloce che in brevissimo tempo tutta l’Europa ne fu contagiata.

La sifilide: il contagio

Nel Cinquecento si scatenò una terribile epidemia di sifilide in Europa, e ciò fu reso possibile dalla capacità di questo batterio, il Treponema pallidum di esser trasmesso con i rapporti sessuali, ma non solo, anche perché la trasmissione è resa più facile dal fatto che esso penetra nell’organismo grazie alle erosioni della cute o di una mucosa (eventi tipici dei rapporti sessuali).

La sifilide può essere contratta anche per il tramite di trasfusioni con sangue infettato, oppure per le vie transplacentari (viene trasmessa dalla madre al figlio), per cause accidentali (quando si utilizzino oggetti utilizzati in genere da persone con la sifilide e che possono entrare in contatto con lesioni cutanee (ad esempio rasoi e siringhe). Anche i contagi professionali non sono rari (ad esempio la manipolazione di un campione infetto).

Epidemiologia della sifilide

L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), in un suo rapporto del 1999, ci racconta che annualmente nel Globo si sviluppano ben 12 milioni di casi nuovi di sifilide. Le infezioni si manifestano con maggior frequenza nelle età a maggior attività sessuale (tra i quindici ed i quarant’anni). I paesi più colpiti sono quelli in via di sviluppo.

Cause di sifilide

La causa dell’infezione è sempre l’agente patogeno Treponema pallidum, e cioè un batterio spiraliforme che appartiene alla famiglia batterica delle treponematacee. Il batterio venne scoperto nel 1905 dal sifilografo Hoffmann e dal biologo Schaudinn, entrambi tedeschi di Amburgo. In un primo momento gli fu dato il nome di Spirocheta Pallida, ma, dopo, gli fu cambiato in treponema Pallido. Solo nel 2001, però, fu descritta, per intero, la sequenza genomica di questo microorganismo, che, ancora, non ha uno specifico vaccino che possa debellarlo.

Abbiamo visto come il contagio possa avvenire in più modalità, ma nella maggior parte dei casi la malattiasi trasmette durante un rapporto sessuale con le persone infette (tra i partner la possibilità che il batterio causi l’infezione è del 60 %).

Sifilide acquisita

Parliamo di sifilide acquisita quando il batterio viene trasmesso DOPO la nascita, a causa di contatti diretti con il treponema con lesioni cutanee o mucose.

Sifilide congenita

Parleremo, invece, di sifilide congenita, quando è la madre a trasmettere la malattia al feto, o durante la gravidanza o al momento della nascita.

A contagio avvenuto il treponema entra nell’organismo e raggiunge il flusso sanguigno dal quale, ovviamente, è in grado di raggiungere potenzialmente qualsiasi tessuto o organo.

Gli stadi della sifilide

Sono 4, normalmente, gli stadi che contraddistinguono la storia clinica di questa malattia:

  1. La sifilide primaria, o lue;
  2. La lue secondaria;
  3. La lue latente;
  4. La lue terziaria.

Sifilide primaria

A contagio avvenuto occorre attendere circa tre settimane perché l’incubazione abbia termine.

Quando questa prima fase è terminata (fase asintomatica) ed il batterio si è replicato molto attivamente nell’organismo ospitante (circa 45 giorni), iniziano a comparire i primi segni clinici (sifiloma primario). E’, in parole povere, una ferita di piccole dimensioni non dolorosa che appare nell’area in cui il contagio ha avuto inizio durante il rapporto sessuale (ano o retto, areole della mammella, bocca, vagina o pene).

Il sifiloma primario ha inizio con le morfologia di un nodulo, di consistenza dura. Il suo colore è sulle sfumature del rosso ed ha un diametro di un centimetro circa. Non dà prurito e non è doloroso, però tende ad ulcerarsi abbastanza presto. Ne origina una ferita di piccole dimensioni che ha il fondo di superficie liscia ed i colori del rame. Generalmente intorno al 25° – 45° giorno regredisce. A meno che il paziente non sia affetto da virus HIV, nel qual caso persiste per un tempo maggiore.

Sifilide secondaria (anche detta “disseminata”)

Quando si guarisce dal sifiloma primario, il quale, come detto, regredisce circa in 6 settimane, possono iniziare a comparire degli eczemi cutanei diffusi. Questi si associano in genere a febbre e si ingrossano i linfonodi.

In particolare sulla pelle degli arti superiori e del tronco, ma anche sulle mucose iniziano a comparire dei sifilodermi di natura eritematosa (macchioline rosse che, considerate nella loro totalità, assumono il nome “roseola”). Questi non provocano prurito ma si diffondono su tutto il corpo e permangono per circa sessanta giorni.

A volte potrebbero coinvolgersi anche i follicoli piliferi, per cui potrebbe intervenire anche l’alopecia, con le sopracciglia che si diradano.

Il processo infettivo può accompagnarsi con un rialzo termico, ma può insorgere anche la meningite, delle sensazioni di malessere diffuso, inappetenza e cefalee. Normalmente dura da qualche giorno fino ad un massimo di un paio di mesi.

La sifilide recente

Dal momento del contagio fino a che non finisce la fase cosiddetta secondaria, il periodo viene chiamato “sifilide recente” e può perdurare da un paio di mesi fino ad un paio d’anni.

Quando questa fase ha termine si potrebbe avere la guarigione completa (un caso su tre mediamente), oppure si potrebbe instaurare una cosiddetta “fase latente”. Oppure, purtroppo, si potrebbe instaurare lo stadio più grave, detto “terziario” (un caso su tre mediamente).

La sifilide latente

La fase latente ha inizio allorquando, terminate le manifestazioni di fase uno e fase due, si instaura una fase che non presenta sintomi. In questo caso la sifilide sarebbe diagnosticabile esclusivamente in base ad una analisi per verificare se si è positivi al treponema (positività sierica).

Sifilide terziaria

L’ultima fase, la terza, si caratterizza per l’apparizione di segni cutanei (o anche viscerali), nervosi e cardiovascolari. Questi segni, in genere abbastanza circoscritti ma abbastanza lesivi, potrebbero attaccare anche il tratto digerente, l’apparato scheletrico, le orecchie o la lingua. Nei casi di maggior gravità non è escluso l’exitus del paziente.

Diagnosi di sifilide

La diagnosi per la sifilide si effettua normalmente grazie alla osservazione della sintomatologia (prima fase), e la si può confermare grazie agli esami microscopici di campioni di tessuti prelevati dalle ferite o anche con una indagine sierologica. In caso di analisi sierologica si analizzano nei laboratori i campioni di sangue prelevati e si ricercano o innestano anticorpi che reagiscono alla sifilide. Questi test sono gli “immunoenzimatici”, oppure il test di microflocculazione o, infine, il test di emoagglutinazione.

L’importanza di una diagnosi precoce

E’ importante che la diagnosi di sifilide sia quanto più precoce possibile. Ecco perché in caso di comparsa dei sintomi cui abbiamo accennato, è importantissimo recarsi subito dal proprio medico. Si guarisce anche spontaneamente dalla sifilide, però a volte la guarigione è solo apparente (sifilide latente). Ecco perché è importante farsi visitare anche se i sintomi regrediscono spontaneamente.

Prevenire la sifilide

Poiché mancano vaccini efficaci per evitare che la sifilide si diffonda, la prevenzione è di fondamentale importanza. Nei fatti è ben difficile contrarre questa malattia se si evitano i rapporti sessuali a rischio. Per cui:

  1. Utilizziamo sempre il profilattico per i rapporti sessuali anche minimamente a rischio;
  2. Evitiamo il rapporto sessuale con persone a rischio;
  3. Effettuiamo con regolarità le analisi del sangue dopo rapporti sessuali con individui “sospetti”;
  4. Informiamo i nostri partner se veniamo a conoscenza del fatto di aver contratto la malattia (anche il partner si sottoporrà ad accertamenti e, eventualmente, a cure;
  5. Avvisiamo TUTTE le persone con cui si sono intrattenuti rapporti sessuali:
    nel trimestre precedente se il nostro stadio è di sifilide primaria;
    b. nel semestre precedente se il nostro stadio è di sifilide secondaria;
    c. nell’anno precedente se il nostro stadio è di sifilide latente;
  6. Sottoponiamoci a screening se ci troviamo nel primo trimestre di gestazione.

Se abbiamo frequenti rapporti sessuali con diverse persone cerchiamo di eseguire degli esami di diagnosi regolarmente, soprattutto se ci si trova in quelle aree a maggior rischio (sudest asiatico, Africa del Sud e America del Sud).

Cure per la sifilide

Si può curare la sifilide ed anche con ottimi risultati dal giorno in cui fu scoperta ed isolata la penicillina (1943). Oggi le terapie prevedono la somministrazione proprio di Penicillina, la G benzatina, nel dettaglio. Oppure di altri medicinali da associare all’antibiotico nel caso si soffra di allergie ad esso. Le cure saranno tanto più efficaci quanto più precocemente avranno inizio. Dosaggi e tempi della cura sono in stretta dipendenza dello stadio della malattia. Quanto più la malattia è in una fase avanzata, tanto più sarà lunga la cura per debellarla.

Sifilide congenita e gravidanza

La sifilide viene definita “congenita” allorquando viene trasmesso al feto dalla madre, in gravidanza. Il contagio è, di norma, per vie transplacentari, ma non è escluso che avvenga durante il parto o, anche, in fase di allattamento (se il capezzolo dovesse presentare sifiloderma o sifiloma).

Nonostante le infezioni transplacentari possano insorgere a qualsiasi mese di gestazione, normalmente il contagio avviene dopo la 16.ma settimana di gestazione. A quello stadio la placenta è già interamente formata ed è più suscettibile alle infezioni.

E’ più facile che un feto possa contrarre la sifilide quanto meno avanzato è lo stadio della sifilide della mamma. Questo perché il sistema verticale di trasmissione della malattia si instaura:

  1. Nel 70/100% dei casi quando lo stadio della sifilide nella madre è primario e secondario;
  2. Nel 40% quando lo stadio è di latenza precoce;
  3. Tra il 6 ed il 14% dei casi se la sifilide di cui è affetta la madre è “tardiva”.

La trasmissione del batterio al feto è assai pericolosa in quanto:

  1. In un quarto dei casi si ha la morte del feto;
  2. In un quarto/terzo dei casi il feto muore dopo il parto;
  3. Nella metà dei casi il feto non muore, però si sviluppano infezioni anche di una certa gravità che tendono a peggiorare con il tempo.
Le fasi della sifilide congenita

La sifilide congenita si caratterizza per le sue due fasi, vale a dire quella precoce e quella tardiva. Ciò che differenzia queste due fasi sono i segni clinici, a seconda che si manifestino prima o dopo il secondo anno. Non sono proprio infrequenti i casi in cui la sifilide non presenta sintomi per tutta la vita del paziente.

E’ fondamentale uno screening nel primo trimestre di gravidanza, poiché cure adeguate effettuate entro il quarto mese possono evitare che il feto venga infettato.

Terapia farmacologica

I medicinali che si utilizzano per curare la sifilide possono essere svariati, a seconda della gravità dell’infezione. Oltretutto si sappia sempre e comunque che è sempre necessario che i partner si sottopongano ai trattamenti farmacologici, dato che il contagio avviene per le vie sessuali. Più precoce è la cura prima si debella la malattia.

Riportiamo, qui sotto, le classi di medicinali che si impiegano più comunemente per la cura della sifilide, insieme ad alcuni esempi di principi attivi. Sarà poi il medico che sceglierà il principio attivo e le dosi più adatti ad ogni singolo paziente. A seconda della gravità, allo stato di salute del paziente, ed alle sue risposte alle cure.

Classi di medicinali

  1. Penicillina G, anche detta benzilpenicillina: per le sifilidi primaria e secondaria si consiglia di somministrarle per via intramuscolare. 2.4 milioni di unità di questa penicillina per ogni singola dose.
  2. Procaina (Procai C e dentosedina). E’ utile per trattare la sifilide di tipo congenito, nelle fasi primarie, latenti o secondarie. Vanno assunte 600mila unità al giorno, con iniezione intramuscolo, proseguendo la cura per dieci/quindici giorni (tra i sei ed i nove milioni di unità del principio attivo) per curare, la sifilide terziaria, non più di otto giorni per la sifilide latente, mentre per le altre forme non superare gli otto giorni.
  3. Doxiciclina (Bassado, Miraclin, Periostat e Doxicicl): l’assunzione raccomandata è di 100/150 mg. di principio attivo (appartiene alle tetracicline) per le vie orali. Una volta al giorno per due settimane (o quattro se la sifilide primaria è grave). Se siamo in presenza di sifilide terziaria, assolutamente quattro settimane e con due assunzioni al giorno.
  4. Eritromicina (Lauromicina, Eritro L e Eritrocina). Il medicinale è un antibiotico che appartiene alla famiglia dei macrolidi, ed è consigliato per trattare la sifilide primaria. Bisogna assumerne 250/500 mg di medicinale ogni sei ore, per le vie orali. Se l’infezione è grave, aumentare a 174 g al giorno di principio attivo per endovena, frazionando le dosi ogni sei ore (infusione continua). Solitamente bisogna protrarre la terapia per due settimane. E’ una valida alternativa alla doxiciclina.
  5. Ceftriaxone (Deixim, Ragex, Pantoxon e Ceftriaxone): occorre assumerne un grammo per endovena o anche intramuscolo ogni ventiquattro ore, per gg. 10/14. Ottimo per trattare la sifilide primaria;
  6. Tetraciclina (Ambramicina, Pensulvit e Tetrac C). Specifico per la sifilide primaria, la posologia è di mezzo grammo per via orale ogni sei ore e per due settimane. Oppure trenta o quaranta milligrammi, dividendo il medicinale in più dosi e per circa dieci / quindici giorni. Per trattare la sifilide in stadio latente invece si utilizzi mezzo grammo di principio attivo, ogni sei ore per via orale. Da protrarre per ventotto giorni.  Anche in questo caso si potrebbe utilizzare il frazionamento di trenta o quaranta milligrammi per una decina, massimo quindicina di giorni. Per lo stadio terziario, mezzo grammo, 3 volte al giorno per quattro settimane. La penicillina G rimane comunque il farmaco d’elezione per la cura della sifilide.

Prevenire la sifilide

Poiché non esistono vaccini per questa malattia, si consiglia l’astensione dai rapporti sessuali senza protezione son un soggetto a rischio. Altrimenti si consiglia di effettuare con regolarità le analisi ematiche. Se si riscontrano i sintomi della malattia, a quel punto è buona norma avvisare tutti gli individui con cui si sono consumati rapporti sessuali anche fino a 12 mesi prima della comparsa della sintomatologia della sifilide.

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