Sindattilia, la malattia congenita che fa nascere con le dita della mano

La sindattilia è una patologia di natura congenita che comporta la fusione di uno o più dita delle mani, oppure dei piedi.

Sindattilia

La sindattilia è una patologia congenita che consiste nella fusione di uno o più dita sia delle mani che dei piedi, anche se quest’ultima è rara. Quando la fusione interessa tutte le dita, viene detta mano a cucchiaio”, mentre quando interessa tutte le dita dei piedi prende il nome di “piede palmato”. Tale termine viene utilizzato sia per indicare il processo evolutivo con malformazione nell’uomo, sia negli animali. La fusione può interessare sia la sola unione fibrosa dei tessuti molli, sia quella ossea. Per risolvere tale malformazione si interviene chirurgicamente mediante lo svolgimento di una plastica ricostruttiva.

Sindattilia

Sindattilia: fattori scatenanti e diagnosi

Come abbiamo descritto precedentemente, la sindattilia è una malattia congenita, ovvero presente sin dalla nascita ed è molto frequente. Attualmente tale malformazione interessa un bambino su circa 3000, ed è molto diffusa tra i maschietti. La causa di questa condizione è la presenza di un’anomalia nelle sviluppo dell’embrione, che si verifica in maniera precoce durante la gestazione, tra la sesta e l’ottava settimana.

Molto presto la sindattilia si manifesta da sola, ovvero senza la presenza di ulteriori alterazioni fisiche e senza un vero motivo, anche se ci sono molti casi in cui viene definita “Ereditaria” perché è presente in altri membri della stessa famiglia, oppure che rientra a far parte di una sindrome genetica molto complessa, che comporta anche altre anomalie. La sindattilia si manifesta moltissimo nella sindrome di Apert o di Poland. Questa malformazione molto spesso può essere notata già in gravidanza, durante le ecografie che la mamma effettua di routine, ma molto spesso risulta evidente solo alla nascita. Per comprendere in pieno a quale grado di fusione rientra a far parte tale malformazione, è necessario sottoporre il neonato ad una radiografia.

Sindattilia

Sindattilia: intervento chirurgico

Quando la sindattilia ha colpito un piede ad esempio ed è incompleta ovvero che interessa solo cute dell’arto, si sceglie il più delle volte di non intervenire chirurgicamente. Il solo trattamento possibile resta sempre l’intervento chirurgico, che si svolge per separare tutti i tessuti coinvolti dalla fusione. Una volta intervenuti chirurgicamente, indipendentemente dall’arto, questo viene immobilizzato dal gesso ed una volta trascorso il tempo necessario e la rimozione, è probabile che il paziente debba sottoporsi alla fisioterapia specifica, che ha una durata variabile.

Sindattilia

Per stabilire il momento migliore per eseguire tale intervento, è necessario prendere in considerazione alcuni fattori importanti, come comprendere il grado di fusione e quali dita sono interessate da tale malformazione. Tendenzialmente l’intervento si esegue già nei primi mesi di vita, in maniera tale da evitare problemi durante la crescita delle dita più lunghe, che potrebbero essere deformate dalla fusione, ma in età così infantile, lo svantaggio è la difficoltà della procedura per le dimensioni ridotte delle dita. Quando la fusione ha colpito le dita della mano, si può intervenire già a tre mesi di vita, specialmente nelle sindattilie che riguardano il pollice, l’anulare ed il mignolo e trai i 2 ed i 4 anni di età per le altre dita.

Sindattilia

Sindattilia: bendaggio dita del piede piede

Dopo l’intervento di sindattilia che ha interessato il primo dito del piede ed il secondo, si esegue una tipologia di immobilizzazione che consiste nell’inserire una garza piegata tra le dita dei piedi ed un passaggio successivo con carta medica oppure con cerotti di tela. Quando ad interessare l’intervento è il terzo dito del piede, si applicano due garze piccole una al secondo dito e l’altra al quarto, ed il cerotto si farà passare tra il secondo dito del piede ed il quarto, bloccando in maniera tale il terzo dito. Lo scopo della garza è quello di non far sudare la cute ed evitare in maniera tale la formazione di piaghe. Con questa tipologia di intervento il carico corporeo è consentito solo sul tallone, per questo è molto utile acquistare una scarpa realizzata appositamente che prende il nome di Talus. Tale scarpa ha un tacco alto ed una parte posteriore molto sottile che impedisce alla dita di flettere durante la camminata. Una volta trascorsi 30 giorni dall’intervento, il paziente può utilizzare le normali scarpe.

Previous ArticleNext Article