Principino George, terrorista ammette: “Veleno nel gelato per ucciderlo”

Il Principino George finito nel mirino di un attentatore che ha reso noto il piano concepito per eliminare il figlioletto di William e Kate Middleton.

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Tentato attentato ai danni del principino George Foto dal web

Il principino George sarebbe finito in un tentativo di attentato volto ad eliminarlo. Lo si apprende in seguito al processo intentato nei confronti di un uomo accusato di terrorismo. L’individuo in questione dal quale le autorità hanno appreso il perfido piano si chiama Sahayb Abu. Questi è un cittadino britannico residente nella località di Dagenham, un sobborgo di Londra che sorge nella parte est della capitale dell’Inghilterra. L’uomo era stato arrestato il 9 luglio 2020 proprio perché accusato di stare concependo un attentato a fini terroristici.

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Nel corso del suo interrogatorio è però spuntato fuori un piano parallelo, volto a colpire il principino George. Il piccolo è il figlio primogenito del principe William e di Kate Middleton ed è noto, secondo il rigido protocollo reale, come Sua Altezza Reale il Principe George di Cambridge. Il terrorista aveva svelato la cosa ad un agente sotto copertura, che poi ha svelato il tutto nel corso del processo. Sahayb Abu, 27 anni, avrebbe confessato di avere pensato di “mettere del veleno nei gelati del più vicino Sainsbury’s. Così molto probabilmente, quando la Famiglia Reale andrà lì, il bambino mangerà il gelato”.

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Principino George, il terrorista ammette: “Non è un piano intelligente”

In tribunale i giurati hanno avuto modo di ascoltare proprio una registrazione tra il terrorista che voleva uccidere il principino George e l’agente sotto copertura. Poi però la conversazione registrata di nascosto dall’esponente delle forze dell’ordine si conclude con un nulla di fatto. Il terrorista ammette che “in effetti si tratta di un piano non così intelligente”. L’imputato, presente in aula, ha negato ad ogni modo ogni addebito nei suoi confronti.

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Ma il fatto che abbia acquistato dei passamontagna, dell’abbigliamento da combattimento ed una spada ha fatto da prova sufficientemente concreta per convincere il giudice del fatto che lui fosse un terrorista e che stesse concependo un piano per fare quante più vittime possibili.

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