We Are Lady Parts è “la” serie TV sul female empowerment

Non solo una questione di contributo. Vedere le donne al potere c’entra anche con la percezione di ciò che siamo e cosa crediamo di poterci permettere.

female empowerment
(Foto: Pexels)

Se quest’estate non sapete cosa fare, andate su internet e cercate We Are Lady Parts: una serie televisiva che mostra le donne al potere. Ma no, qui non si tratta di politica. Bensì di cinque donne, tutte diverse. Per stile, ceto sociale, esperienze, gusti e mentalità. Eppure s’incontrano, per formare un gruppo rock punk.
Gli argomenti? Tra quelli che ci stanno più a cuore: dal rapporto col partner alle aspettative legate all’età, dalla realizzazione dei propri sogni ai pregiudizi legati al look, passando per le ansie e insicurezze che abbracciano più di una generazione.

Perché è importante vedere le donne al potere

potere femminile
(Foto: Pexels)

La serie, lanciata nel Regno Unito qualche mese fa, sta già spopolando in USA, Canada e Australia, facendo il giro dei media più importanti. Perché affronta i temi che interessano tutt*, ma con la salace ironia inglese che alleggerisce e spiazza. Un po’ come anticipato dal titolo, un gioco di parole tra le parti intime e tutte quelle che ci rappresentano.

 

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Sarà perché la serie è stata scritta, creata e diretta non solo per le donne ma anche da una donna, Nida Manzoor.

Che nel 2017 aveva fatto impazzire la Rete proprio con Lady Parts, il cortometraggio da cui prende spunto. Unici comuni denominatori: la musica e l’identità di genere. Per dimostrare, senza drammi, che le donne non sono una taglia unica bensì tante sfumature diverse di un unico caleidoscopio.

 

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Female empowerment: il peso della rappresentazione

donne al potere
(Foto: Pexels)

Se siete nate negli anni Novanta o giù di lì, potreste persino apprezzarne i riferimenti (tra una canzone e un twist nella trama c’è anche una cover di Creep dei Radiohead).

Perché è la musica uno dei pretesti attorno ai quali si snocciola la storia, semplice ma incalzante. Il luogo-non luogo attorno a cui si contruiscono le relazioni, s’intavolano i discorsi e si affrontano i problemi.

Perché il benessere, fisico e psicologico, non può essere slegato dal diritto ad autodeterminarsi e realizzarsi.

 

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La musica, dunque, come espressione individuale; come simbolo della propria voce. Ma anche metafora e spunto di riflessione sui falsi miti che ancora circondano le donne, ormai sulla strada verso uguaglianza e diversità, emancipazione e inclusione.

Le puntate, disponibili in streaming, sono solo 6. E noi, che le abbiamo viste tutte, possiamo dirvi che valgono la pena. Perché danno forza e rappacificano col mondo.

 

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La Ica

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