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Adenocarcinoma polmonare: un tumore maligno di natura aggressiva

Per adenocarcinoma polmonare s’intende una tipologia di tumoremaligno che colpisce la regione dei polmoni, e in particolar modo i tessuti del tratto finale dei bronchi.

Per adenocarcinoma polmonare s’intende una tipologia di tumore maligno che colpisce la regione dei polmoni, e in particolar modo i tessuti del tratto finale dei bronchi.

In questa sede cercheremo di conoscere i principali fattori di rischio scatenanti, gli strumenti diagnostici e le terapie di cura più comune per questa patologia tumorale molto comune e aggressiva.

Un adenocarcinoma polmonare è un particolare tumore che altera la natura delle cellule epiteliali periferiche, le quali secernono mucosa all’interno dei polmoni.

La sua natura è maligna e può avere conseguenze fatali qualora non venga diagnosticato e curato in tempo utile.

Classificazione

A livello medico questa particolare patologia tumorale viene distinta in due categorie principali, ossia l’adenocarcinoma non invasivo e la sua variante non invasiva.

L’adenocarcinoma non invasivo a sua volta si distingue in:

  • bronchio-alveolare;
  • polmonare minimamente invasivo.

Per quanto riguarda invece la variante invasiva, esistono le seguenti sottocategorie:

  • papillare;
  • micropapillare;
  • acinare;
  • solido;
  • invasivo di natura mucinosa.

Eziologia

È chiaro che al pari di ogni altro tumore, anche l’adenocarcinoma polmonare ha come base una mutazione genetica delle cellule, la quale causa la loro moltiplicazione a dismisura e la perdita della funzionalità originaria.

Tuttavia i principali fattori scatenanti che portano alla formazione di un adenocarcinoma polmonare sono:

  • il fumo, che aumenta di 13 volte la percentuale di rischio tumorale nei soggetti fumatori;
  • il fumopassivo nei soggetti non fumatori;
  • l’esposizione ai gas radioattivi quali il radon, un elemento presente nel sottosuolo che comporta la mutazione genetica delle cellule polmonari;
  • l’esposizione all’amianto, materiale che se sbriciolato rilascia nell’aria fibre cancerogene facilmente respirabili e inalabili dall’uomo;
  • l’esposizione ad agenti chimici di varia natura;
  • il contatto con l’uranio.

I sintomi più comuni

Per quanto riguarda invece i sintomi che possono lanciare chiari segnali di allarme circa la presenza di cellule tumorali a livello polmonare, questi possono essere:

  • presenza di tosse insistente con espettorato;
  • presenza di sangue nell’espettorato stesso;
  • emissione di sangue all’atto di tossire;
  • difficoltà respiratorie in genere;
  • dolore al torace;
  • febbre;
  • polmonite con varie ricadute.

Va comunque sottolineato come tali sintomi spesso si manifestino purtroppo in una fase già avanzata dello sviluppo tumorale, e che in alcuni casi ‘adenocarcinoma polmonare può risultare del tutto asintomatico.

Come si arriva alla diagnosi?

Per diagnosticare correttamente la presenza di un adenocarcinoma polmonare occorre innanzitutto valutare l’anamnesi del paziente, valutando l’eventuale familiaritàdel paziente conparenti che hanno sofferto di patologie tumorali.

Una volta chiara la situazione si procederà in primo luogo con l’utilizzo dei raggi X al torace, così come di altri strumenti di diagnostica per immagini come ad esempio la TAC, la PET e la risonanza magnetica.

Altri strumenti clinici a disposizione degli specialisti sono:

  • la biopsia di tessuto polmonare, da effettuare con ago aspirato, endoscopio o con intervento chirurgico;
  • la toracentesi, ossia l’analisi del liquido presente nei polmoni mediante aspirazione con ago;
  • l’analisi dell’espettorato.

Qualora poi si pensi che il tumore abbia scatenato metastasi in altre parti del corpo, si potranno effettuare ulteriori indagini, ad esempio a livello celebrale od osseo.

Terapie di cura

A seconda dello stadio di avanzamento della malattia, nonché della sua classificazione, il personale medico potrà optare per le seguenti tipologie di cure:

  • la rimozione chirurgica della massa tumorale, qualora sia ben localizzata;
  • la chemioterapia;
  • cicli di radioterapia.

Questi ultimi due tipi di trattamenti si effettuano in caso il tumore abbia cominciato a evolversi e a diffonderemetastasi in tutto il corpo, e hanno lo scopo di eliminare le cellule tumorali in modo definitivo.

Ma andiamo a vedere meglio nel dettaglio queste 3 differenti tipologie di approcci clinici.

L’intervento chirurgico

Come già accennato, se l’adenocarcinoma polmonare è ben localizzato all’interno dei tessuti ed è di dimensioniridotte, si può optare per un intervento di rimozione.

Il chirurgo potrà quindi optare per l’asportazione di una porzione di tessuto, oppure di un intero g, qualora il tumore sia di medie dimensioni, oppure ancora per la rimozione totale dell’organo stesso, qualora il tumore si sia diffuso in modo capillare e ha raggiunto dimensioni considerevoli.

Cicli chemioterapici

Come è noto la chemioterapia è un ciclo di somministrazione di farmaci in grado di uccidere le cellule tumorali, che grazie alla ricerca scientifica oggi è in grado di riconoscere il materiale citologico tumorale e di preservare invece le cellule sane.

Di solito la chemioterapia si effettua qualora il tumore abbia diffuso metastasi in altri organi, oppure la sua dimensione fa sospettare una possibile diffusione, tale da richiedere come trattamento post-chirurgico l’utilizzo di farmaci citotossici.

La radioterapia

Per quanto concerne invece le sedute di radioterapia, queste si basano sull’esposizione alle radiazioni da parte del paziente, le quali hanno il compito di distruggere la massa tumorale.

Anche in questo caso la si può effettuare a seguito di un intervento di rimozione, allo scopo di prevenire formazioni metastatiche; in alternativa si può anche cercare di ridurre l’entità del tumore con i cicli radioterapici, per poi in una fase successiva procedere alla sua asportazione.

Decorso post-cure

Una volta che l’adenocarcinoma polmonare è stato rimosso, il paziente deve sottoporsi a monitoraggi a cadenza regolare, per valutare il suo stato di salute, nonché l’eventuale presenza di metastasi o residui tumorali all’interno dei polmoni.

In questo modo si previene il rischio di incorrere in recidive, oppure di diffondere la patologia in altri organi, come ad esempio il cervello o le ossa.