Allergie alimentari: cosa sono, come si manifestano e come curarle

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Allergie alimentari

Il cibo che ingeriamo contiene un gran numero di antigeni, o, meglio, di molecole con le proprietà di antigeni. Per fortuna solo in rare occasioni l’uomo sviluppa una sensibilizzazione nei confronti di queste molecole. In questi casi si parla di allergie alimentari.

In condizioni fisiologiche il sistema immunitario dell’uomo, unitamente al sistema delle mucose e grazie anche al ph acido dei succhi gastrici ed agli enzimi pancreatici ed intestinali, nonché alla motilità dell’intestino ed alla presenza della flora batterica intestinale riesce ad evitare che quelle molecole degli alimenti con una propria attività immunologica passino attraverso le pareti intestinali, epatiche per poi immettersi in circolo.

Cosa accade quando si è in presenza di allergie alimentariAllergie alimentari: cosa accade?

Se si è in presenza di allergie alimentari accade che, a causa di malfunzionamenti dei meccanismi di esclusione, una quantità in eccesso di molecole di natura alimentare con caratteristiche antigeniche, passa attraverso la barriera costituita dall’intestino e causa, solo in presenza di un soggetto predisposto, un processo di sensibilizzazione e, conseguentemente, una reazione allergica. Per nostra fortuna le allergie alimentari sono generalmente indotte da un numero molto piccolo di alimenti.

Un antigene di natura alimentare, perché sia capace di determinare reazioni allergiche, deve essere in possesso di alcune caratteristiche:

  1. Appartenere alla categoria dei “buoni immunogeni”, come le proteine, ad esempio: le allergie alimentari sono sostenute dall’allergene proteico o glicoproteico;
  2. Esser capace di resistere alle azioni tipiche dell’alimentazione: spremitura, bollitura e cottura, inoltre deve poter resistere all’ambiente estremamente acido di alcuni tratti del canale digerente ed alla azione degli enzimi dell’intestino. Ad esempio antigeni con queste caratteristiche li ritroviamo nel latte e nelle uova.
  3. Deve avere una bassa propensione ad indurre tolleranza,

Tra gli alimenti che posseggono queste caratteristiche in modo spiccato elenchiamo i pomodori, gli agrumi, le uova, i legumi, i cereali, il cioccolato ed il latte.Allergie alimentari: gli alimenti

La sensibilizzazione nei confronti di alcuni cibi, per esempio il latte e le uova, tende, fortunatamente, a regredire con il passare degli anni, invece per altri cibi essa tende a restare attiva anche in età adulta ed avanzata (pesci e crostacei). L’organismo umano, infatti, è in grado di sviluppare tolleranze diverse nei confronti di antigeni diversi.

E’ bene sottolineare anche che diversi cibi possono avere antigeni uguali o, almeno, alcuni antigeni in comune. Ricordiamo, ad esempio, che segale, orzo e grano condividono la gliadina, mentre il merluzzo condivide i suoi antigeni con tantissimi altri pesci. Questa situazione è il fondamento del fenomeno della reazione alimentare incrociata, oggetto di approfonditi studi. Tipicamente molto comuni sono quelle relativa ai vegetali (legumi e cereali), alle uova (tacchino, anatra e pollo) e ai pesci di specie anche molto diverse.

Allergie alimentari

Le allergie alimentari possono manifestarsi anche con reazioni incrociate tra un cibo ed un inalante (uova e piume, ad esempio, oppure anche polline delle graminacee e pomodori ed arachidi).

Le allergie alimentari possono essere indotte anche da sostanze che contaminano i cibi. Le molecole dei contaminanti, anche se presenti in quantità irrisorie, se colpiscono individui che hanno già sviluppato sensibilità possono creare reazioni allergiche anche molto “importanti”. Ne costituiscono un esempio gli antibiotici a volte reperibili nel latte e nella carne, così come i metalli (rame e cromo) che non di rado passano dai recipienti della cottura ai cibi.

Le allergie alimentari, sostenute in ogni caso da meccanismi immunologici, si dividono in due categorie:

  1. Reaginico (IgE-mediate)
  2. Non reaginico (quelle che non vengono mediate da IgE, presenti anticorpi tossici, linfociti T-sensibilizzati e complessi immunopatogeni.

Diagnosticare le allergie alimentari

  1. Test alimentari di provocazione;
  2. Test intradermici: risultano utilissimi per la selezione degli alimenti che vanno eliminati dalla dieta in quanto possibili portatori di problemi di natura gastrointestinale, congiuntiviti e rinorree, sintomi simili a quelli anafilattici ed asma. Poiché non è raro il falso positivo, non sono indicati per fini diagnostici;
  3. Test cutanei: la maggioranza degli estratti degli alimenti non è standardizzata, per cui il loro impiego non è affidabile. Possono rivelarsi utili gli skin test con i cibi freschi, sulla cute dopo averla scarificata. Falsi positivi sempre in agguato, meglio confermarne la positività con test alimentari di provocazione.
  4. Dieta di eliminazione: eliminando dalla dieta qualsiasi allergene alimentare comune, ottenendo un miglioramento dei sintomi, se ne reintroduce uno alla volta (molto più spesso degli altri) per valutarne le proprietà- allergizzanti.

Allergie alimentari nei bambini

Allergie alimentari nei bambini

In generale, le statistiche parlano di una percentuale di persone affette da allergie alimentari che va dal 4 al’8% e di una preponderanza del sesso maschile, tuttavia non esiste una regola precisa in questo senso. Non c’è un età precisa per le allergie alimentari, in molti casi si sviluppano da età pediatrica per poi scomparire con l’aumentare dell’età, mentre in altri casi persistono o si sviluppano addirittura in persone già adulte. Tuttavia le allergie alimentari sembrano verificarsi molto più spesso nei bambini piuttosto che negli adulti: si verificano allergie alimentari nel 6% dei bambini sotto i tre anni e nel solo 2% degli adulti. In linea generale sono considerate allergie permanenti quelle ai crostacei, al pesce, alle arachidi, mentre gli altri tipi solitamente si esauriscono entro i 5 anni di vita. I bambini con un genitore allergico corrono il 50% di possibilità in più di incappare in un’allergia alimentare rispetto agli altri, mentre se lo sono entrambi i genitori si passa ad una percentuale molto più alta. Alcuni studi hanno dimostrato che il solo allattamento al seno fino al sesto mese riduce il rischio di allergie alimentari.

La terapia per le allergie alimentari

Ovviamente la terapia principale consiste nell’eliminare i cibi responsabili individuati con i test. La desensibilizzazione orale pare abbia scarsa efficacia: dopo aver eliminato il cibo responsabile lo si riassume poi in piccole quantità crescenti. Riscaldare i cibi influisce sulla loro antigenicità, denaturandone ogni singola proteina. Per le forme acute occorre far ricorso ai farmaci antistaminici.