Attacchi cardiaci, ecco quando il rischio è maggiore

Un recente studio ci dice quando il rischio di attacchi cardiaci è maggiore: ecco perché durante le festività... si rischia di più!

Fumare, bere in modo eccessivo, dormire troppo o troppo poco, utilizzare eccessivamente gli antidolorifici, subire lo stress? Sono eventi che possono peggiorare il rischio di andare incontro a attacchi cardiaci ma… non solo. Un nuovo studio sostiene infatti che la vigilia di Natale, tra gli altri eventi chiave durante l’anno, aumenta il rischio di problemi al cuore.

La ricerca, pubblicata nell’ultima edizione di BMJ (British Medical Journal), ha riscontrato come il rischio di un attacco cardiaco potenzialmente fatale raggiunga picchi del 37% intorno alle 10 di sera della vigilia di Natale, in particolare per le persone anziane e per i malati, molto probabilmente a causa di stress e ansia durante la stagione delle vacanze. Il dossier ha poi specificato che probabilmente queste persone sono già a rischio di subire un attacco di cuore, e che dunque la prossimità del Natale non sarebbe un fattore decisivo.

Il rischio era peraltro più elevato durante la celebrazione del nuovo anno e le vacanze di mezza estate, e alle 8 del lunedì mattina, ma non durante le vacanze di Pasqua o durante i grandi eventi sportivi.

Gli autori, tuttavia, fanno notare che la rabbia, l’ansia, la tristezza, il dolore e lo stress sono precedentemente stati associati con l’aumento del rischio di attacco di cuore, così come attività fisica e cambiamenti di stile di vita, stando a David Erlinge, responsabile di cardiologia presso l’Università di Lund in Svezia, che ha condotto lo studio.

Studi precedenti hanno anche dimostrato l’esistenza di un picco di attacchi di cuore in tutto il mondo occidentale durante le festività natalizie e di Capodanno, e durante le vacanze islamiche nei Paesi dove è predominante tale religione, ha concluso lo studio.

In maniera più dettagliata, si è rilevato come il rischio di attacco di cuore fosse più alto in persone sopra i 75 anni, e quelli con diabete e malattie cardiache. Gli autori hanno infine concluso sostenendo che questo è il più grande studio mai condotto utilizzando i dati sugli attacchi cardiaci da un database ben noto, ma hanno anche avvertito che si tratta di uno “studio osservazionale,” che non può trarre conclusioni definitive sulla causa ed effetto.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia