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Bilirubina indiretta, l’enzima di scarto dell’emoglobina

La bilirubina indiretta si forma per l’80% tramite la distruzione dei globuli rossi che si trovano nel sistema reticolo- andoteliale, e per il 20% tramite catabolismo delle emoproteine sieriche ovvero mioglobina, citocromi, perossidasi e catalasi. Si tratta di un pigmento prodotto nella bile, giallo-rossastro. L’emoglobina che si trova negli eritrociti viene catabolizzata con la rottura del suo caratteristico anello protoporfinirico e l’eme che si libera grazie all’eme-ossigenasi, e che viene convertita in biliverdina con distacco del ferro e della globina. A sua volta la biliverdina viene trasformata in bilirubina mediante l’enzima citosolico che viene chiamato beliverdina-reduttasi.

Tale bilirubina vine detta “non coniugata” oppure indiretta o insolubile, quindi per essere trasportata nel circolo, deve essere a sua volta legata ad una proteina sierica che si produce nel fegato, ovvero l’albumina. La bilirubina indiretta viene inviata al fegato, dove passa dai sinusoidi verso le cellule epatiche all’interno delle quali si separa dall’albumina e di conseguenza viene coniugata con l’acido glucuronico, con formazione della bilirubina diretta o coniugata. Si tratta dunque di uno scarto dell’emoglobina che il corpo deve eliminare dopo i processi in cui è coinvolta.

Bilirubina indiretta: fegato

Bilirubina indiretta fegato

L’albumina insieme alla bilirubina indiretta raggiungono il fegato, dove a sua volta viene internalizzata grazie alla proteina vettrice epatica, che prende il nome di ligandina, ed una volta nell’organo viene coniugata con acido glucoronico. Tale processo è catalizzato da un particolare enzima microsomiale che si chiama uridina difosfoglucuroni transferasi (UDPGT) e da qui deriva la bilirubina monoglucuronide e la bulirubina diglucoronide. Il deficit ereditario di tale enzima è la principale causa della sindrome di Crigler-Najjar, che si manifesta mediante la formazione di ittero severo e duraturo. Alla base della sindrome di Gilbert invece, abbiamo il deficit parziale dell’attività dell’UDPGT. La bilirubina indiretta coniugata in questa maniera, diventa solubile e a sua volta viene escreta grazie all’epatocite che si trova nella bile e poi riversata verso l’intestino tenue.

Il 20% dell’uribilinogeno prodotto e della bilirubina rimasta non processata dai batteri, viene a sua volta assorbita tramite la mucosa ileo-colica e mandata in circolo. L’urobilogeno ematico viene per la maggior parte captato dagli epatociti che a loro volta provvedono a reimmeterlo nel circuito biliare, mentre una piccolissima parte vine filtrata attraverso i reni ed ossidato in forma di urobilina, ed infine espulso tramite la minzione ed è proprio tale sostanza che conferisce all’urina il suo colore tipico giallo paglierino. L’80% dell’urobilogeno viene trasformato ulteriormente mediante la flora che si trova nel colon in stercolbilina, che poi verrà espulsa mediante le feci. I derivati della bilirubina insieme alla bilirubina, ovvero la stercobilina, conferiscono alle feci il caratteristico colore marrone.

Patologia

Patologia Bilirubina indiretta

Determinate malattie distruggono un quantitativo di emoglobina troppo elevato, oppure l’eliminazione di tale sostanza non funziona nella maniera corretta e di conseguenza la bilirubina si accumula in grandi quantità nel sangue. Quando la bilirubina plasmatica aumenta di valore e va ben oltre i 3-4 mg/dl, questa conferisce alla nostra pelle ed alla sclere, un colorito tendente al giallo, che in medicina viene definito con il termine ittero. Tale patologia è l’ittero emolitico, a differenza dell’ittero di ritenzione che si forma con l’abbassamento della bilirubina ed è molto frequente nei neonati nei primi giorni dopo il parto e viene identificato come ittero neonatale, perché il quantitativo di globuli rossi necessario alla vita indipendente, è nettamente inferiore rispetto a quello che occorre per la vita intrauterina.

Anche nei neonati i livelli di bilirubina tuttavia superano la soglia critica, e si presentano molto più elevati di quelle che occorrono a conferire il colore alla pelle, e può generare danni importanti al cervello. Infatti tale pigmento se elevato in concentrazione oltre i 20 mg/dl, questo si deposita in particolar modo nei gangli della base. Proprio per questo motivo, le analisi del sangue che analizzano i valori della bilirubina nei primi giorni di vita del neonato sono importantissimi. La terapia che il neonato deve effettuare, è l’esposizione alla luce fluorescente, in maniera tale che i livelli della bilirubina possano scomporsi in sostanze solubili che si possono a loro volta eliminare facilmente. Tale terapia viene effettuata in ospedale subito dopo il parto se la diagnosi viene confermata dal personale medico, e si risolve nell’arco di pochi giorni.