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Blefarospasmo: cos’è e quali sono le cure

Il blefarospasmo si caratterizza per essere una contrazione che avviene in modo del tutto involontario relativa ai muscoli della palpebra. Nella maggior parte dei casi, tutto ciò deriva da una condizione di sofferenza relativa all’occhio. Questo disturbo, nella maggior parte dei casi, comincia ad insorgere con degli spasmi molto leggeri e non molto frequenti. La conseguenza di tali spasmi è che le palpebre diventano sempre più serrate, incrementando contemporaneamente gli ammiccamenti e lo stato di irritazione che ha colpito l’occhio.

Quando tale disturbo si verifica in maniera piuttosto grave, il soggetto che ne soffre non riesce nemmeno a sollevare le palpebre a lasciarle aperte. Si parla di blefarospasmo essenzialebenigno quando gli spasmi sono cronici e bilaterali: si tratta di una distonia focale che ha come conseguenza principale quella di far serrare ogni tanto tutte e due le palpebre. Il blefarospasmo, nella maggior parte dei casi, viene curato tramite un’iniezione costante di tossina botulinica A all’interno del muscolo orbicolare che fa parte dell’occhio.

Quali sono i sintomi del blefarospasmo

Durante le prime fasi in cui insorge questo disturbo, il soggetto potrà notare delle contrazioni piuttosto leggere e che capitano di rado. Nello specifico, possono essere innescate solamente da determinati fattori, come ad esempio la stanchezza, oppure una forte tensione di natura emotiva o, ancora, l’esposizione ai raggi del sole. Si tratta di spasmi che non si possono ritenere dolorosi, ma che in ogni caso vanno a provocare un certo fastidio. Prendendo in considerazione il blefarospasmo essenzialebenigno, bisogna sottolineare come, con il passare del tempo, il disturbo assume un’intensità e una frequenza sempre maggiore, al punto tale che la contrazione delle palpebre può avvenire insieme a dei veri e propri spasmi facciali.

Quali sono i sintomi del blefarospasmo

Nei casi più gravi, i soggetti sono colpiti da una cecità funzionale, visto che per piccoli periodi temporali non sono in grado di aprire gli occhi. Si tratta di uno stato che può essere particolarmente limitante per svolgere tante attività della vita di tutti i giorni, come ad esempio guidare o leggere. Diversi soggetti che soffrono di blefarospasmo possono fare i conti con un aumento, che avviene in maniera lenta e progressiva, dello stato di irritazione che colpisce gli occhi e della fotofobia. I sintomi, tra l’altro, possono scomparire totalmente quando il soggetto sta dormendo oppure nel momento in cui è totalmente concentrato su una specifica attività.

Quali sono le possibili cause

Per il momento non si è ancora a conoscenza di quali siano i meccanismi che regolano tali disturbi. Diversi test eseguiti tramite neuroimaging funzionale hanno permesso di scoprire come la causa potrebbe essere una disfunzione che colpisce i gangli basali. Si tratta di zone nervose che sono collocate proprio alla base del cervello e che hanno il compito di gestire il coordinamento tra i vari movimenti dei muscoli. Altre possibili cause potrebbero essere la sensibilizzazione del sistema trigeminale e l’iperattività che va a colpire il settimo nervo cranico, che ha come conseguenza quella di causare degli spasmi sinergici dei muscoli delle palpebre. In qualche raro caso, il blefarospasmo potrebbe essere causato da questioni genetiche. Questi disturbi possono anche essere aggravati, nel momento in cui il soggetto fa uso continuo di alcol, tabacco e caffeina, ma anche da stress, ansia, depressione, stanchezza e difficoltà a dormire, oltre che stati di irritazione che colpiscono occhi e palpebre o, ancora, delle sostanze presenti nell’ambiente che possono provocare delle irritazioni. Anche alcuni trattamenti farmacologici possono portare all’insorgere di tali disturbi, tra cui i farmaci che vengono impiegati per la cura del morbo di Parkinson, ma anche diversi trattamenti ormonali.

Come si arriva ad una diagnosi

Come si arriva ad una diagnosi Blefarospasmo

La diagnosi di blefarospasmo può ricevere adeguata conferma dopo aver eseguita un’anamnesi precisa sul paziente e anche un esame fisico, in modo tale da capire se tale disturbo possa essere collegato a qualche patologia di origine neurologica. L’anamnesi consente al medico specializzato di capire se il soggetto soffra di blefarospasmo primario (o essenzialebenigno) oppure secondario. Il medico dovrebbe essere chiamato sempre quando le contrazioni non scompaiono in qualche settimana, si diffondono in altre zone del viso, causano un arrossamento dell’occhio o una secrezione strana.

Qual è la terapia

Per il momento non c’è un trattamento definitivo per questo disturbo, anche se comunque esistono diverse terapie che permettono di abbassare la gravità della situazione. Una tecnica frequentemente impiegata per ridurre i sintomi del blefarospasmo corrisponde alla tossina botulinica. Dal punto di vista farmacologico, spesso si impiegano dei sedativi o dei miorilassanti, ma possono produrre anche dei risultati poco incisivi e vengono usati solamente per rendere più lievi i sintomi. I soggetti che sono poco sensibili al trattamento con la tossina botulinica scelgono la chirurgia. L’intervento è quello di miectomia del muscolo orbitale, mentre l’ablazione a livello chirurgico del nervo facciale è sconsigliata da anni, visto che non risolve definitivamente il problema.