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Borsite trocanterica: fattori di rischio, diagnosi e trattamento

Non di rado la borsite trocanterica viene presa per una patologia che origini dal tratto lombare della colonna vertebrale o per una coxartrosi.

Sintomi della borsite trocanterica

Il paziente di borsite trocanterica accusa un dolore al lato della coscia che sovente si irradia anche verso la parte bassa della area laterale della gamba e della coscia.

Tale dolore aumenta con la deambulazione se questa è protratta a lungo ed anche se si salgono e/o scendono le scale. Capita sovente anche che, se la malattia si è cronicizzata, possa sovrapporsi l’avvertire come uno scatto dell’anca, cosa che può avvenire ricorrentemente o in modo occasionale. Tali dolori si accentuano durante il sonno, inizialmente solo se, volendo dormire stesi su un fianco, si sceglie proprio il lato affetto dalla borsite trocanterica, un po’ dopo si soffre anche se si dorme appoggiati sull’altro lato.

La sensazione di dolore nella regione del trocantere è sovente un dolore di natura riflessa, e può avvertirsi anche come sintomo di molte altre affezioni dell’anca, per esempio la si riscontra nel caso di conflitto femoro acetabolare, in caso si rompa il labbro acetabolare, se si sia afflitti da condromatosi, oppure anche da medaglia parestesica (ed anche tante altre). Queste patologie, in caso si sospettino, devono spingere il soggetto a recarsi da un medico per indagarle, prima che si possa, magari in errore, diagnosticare una borsite trocanterica.

Diagnosi di borsite trocanterica

Sintomi della borsite trocanterica

La diagnosi di borsite trocanterica è di natura clinica e si effettua per il tramite di un esame obbiettivo: si fa stendere il paziente in posizione supina e si valuta l’articolarità di tutta l’anca. Se l’articolarità fosse limitata ed il dolore si avvertisse in caso di intra-rotazione dopo aver flesso l’anca a novanta gradi, allora dovrebbe sospettarsi una coxartrosi. Se, invece, il dolore lo si avvertisse in caso di extra-rotazione e dopo aver flesso l’anca solo a trenta, massimo quaranta gradi e lo si avvertisse nell’area posterolaterale, allora avremmo quasi la certezza di trovarci di fronte ad un caso di borsite trocanterica.

Il dolore va differenziato rispetto a quello che si avverte (effettuando questa medesima manovra) nell’area inguinale, perché in quest’ultimo caso, ci troveremmo di fronte ad un caso di lesioni a carico del labbro acetabolare. Quando, invece, ci si trova di fronte a casi di borsite trocanterica il dolore in area posterolaterale diviene più acuto quando si adduce l’arto extra-rotato. Se si riscontrasse anche della ipo-validità a carico dei muscoli del lato in cui si è riscontrata la borsite trocanterica, potremmo anche ipotizzare delle lesioni ai tendini dei glutei.

Poi occorre continuare l’esame clinico ponendo il paziente steso su un lato. Come primo passo il medico solleverà l’arto abducendolo e, dopo aver constatato il rilascio muscolare, palperà la regione del trocantere la quale sicuramente apparirà molto dolente in maggior misura nell’area posteriore del trocantere stesso se ci si trova davanti ad un caso di borsite trocanterica.

Potrebbe anche accadere che il vostro medico ritenga necessari alcuni esami di natura strumentale, ad esempio:

  1. Raggi x: si richiedono per quantificare/escludere eventuale calcificazioni e artrosi all’anca;
  2. Ecografia: è un esame che potrebbe palesare la presenza di calcificazioni della borsa e/o di una borsite Più limitate la possibilità di evidenziare lesioni tendinee.
  3. Risonanza magnetica: è l’esame idoneo se si sospetti una origine occulta di dolori trocanterici quale, ad esempio, una necrosi della testa e nei casi di sospette lesioni dei tendini dei glutei.

Fattori di rischio per la borsite trocanterica

La borsite trocanterica non fa sconti a nessuno, non esistono categorie di soggetti, per età o sesso o altro che non possa essere colpito da questa patologia. Occorre anche ricordare, però, che una maggiore incidenza di borsite trocanterica la si riscontra nel sesso femminile in età compresa fra i 50 ed i 70 anni, in tutti i soggetti che siano in evidente sovrappeso, ma anche negli sportivi di giovane età, maschi. La borsite trocanterica, difatti, aumenta la sua incidenza in caso di cosiddetti “stress ripetitivi” (over-use), soprattutto in chi pratichi la corsa ed il ciclismo. Nella maggioranza dei casi la malattia non si unisce alle artrosi delle anche o delle ginocchia, né controlaterale né omolaterale. Anche patologie artrosiche o scoliotiche lombari e dorso-lombari possono essere abbastanza spesso associate alla borsite trocanterica a causa degli stessi motivi di postura.

Una causa molto diffusa di borsite trocanterica è l’avere i due arti inferiori di differenti lunghezze. Se questa è la causa la borsite trocanterica affliggerà il versante iper-metrico, vale a dire il lato in cui l’arto è più lungo.

Riportiamo di seguito qualche altra possibile causa di borsite trocanterica, ad esempio la presenza di sperone osseo o deposito di calcio sui trocanteri che possono creare un’infiammazione nella borsa e quindi dare origine al processo infiammatorio, eventuale incisione chirurgica laterale per un evento di frattura del femore in sede prossimale (o anche se si sia impiantata una protesi all’anca), ed ancora qualsiasi patologia di natura reumatica e, ovviamente, una artrite reumatoide.

Trattamento non chirurgico della borsite trocanterica

Trattamento non chirurgico della borsite trocanterica

Inizialmente si può trattare una borsite trocanterica in modo conservativo. Il soggetto sovente si trascina questo processo infiammatorio già da svariati mesi poiché la diagnosi di borsite trocanterica è di frequente una diagnosi tardiva. Ciò comporta che spesso si deve porre rimedio alla borsite trocanterica quando ormai la stessa si è cronicizzata, rendendo più difficoltoso qualsiasi tipo di trattamento.

Un trattamento ad azione conservativa deve contrastare la borsite trocanterica seguendo questi passi:

  1. Correzione temporanea della dismetria (se in essere), con rialzi. Cercare di perdere peso in modo controllato: è molto frequente, soprattutto nei soggetti di sesso femminile, che la borsite trocanterica sia conseguente “anche” ad un aumento del peso. Evitare tutte quelle attività che implichino un peggioramento della sintomatologia;
  2. Assumere dei FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei). Ricordiamo l’ibuprofene, il celecoxib ed il proxicam, i quali possono senza dubbio provocare una diminuzione della sintomatologia ed anche la risoluzione del processo infiammatorio. Come qualsiasi farmaco, i FANS vanno presi per periodi limitati, con cautela e sotto controllo medico;
  3. Nelle fasi più acute non disdegnare l’idea di aiutare la deambulazione con bastoni da passeggio o, se del caso, anche con le stampelle, per il tempo che occorre, anche più di una settimana;
  4. La fisioterapia: è una pratica sempre efficace, però occorre personalizzarla secondo le specifiche esigenze del caso. Uno specialista ortopedico normalmente prescriverà esercizi relativi alla correzione della postura e della deambulazione, esercizi di stretching delle fasce late ed anche qualche esercizio di potenziamento dei muscoli adduttori delle anche.La borsite trocanterica trae giovamento anche da tecniche di massaggi trasversi profondi ed alcune terapie di tipo fisico, quali le onde d’urto, il sorazon, la tecar, il laser, ecc.);
  5. Infiltrazioni con steroidi: iniettare corticosteroidi unitamente ad un anestetico di tipo locale costituisce sicuramente un metodo per ridurre la sintomatologia di una borsite trocanterica. Questo trattamento è efficace ma anche semplice, ma deve essere eseguito da un medico, e consiste in effettuare una o anche più iniezioni all’interno della borsa trocanterica mentre per il tramite di un apparecchio per le ecografie si controlla l’operazione stessa, in modo da avere la certezza di effettuare l’infiltrazione esattamente nella regione dove deve essere effettuata. Al giorno d’oggi si sa perfettamente che l’iniezione di un corticosteroide può causare danneggiamento al tessuto circostante e, in modo particolare, i tendini che si inseriscono nei muscoli glutei i quali, a loro volta, hanno inserzione sul grande trocantere.

Trattamento chirurgico della borsite trocanterica

Raramente un intervento chirurgico è realmente necessario per risolvere una borsite trocanterica di tipo “isolato”.  Ad ogni modo si possono effettuare varie tipologie di operazioni chirurgiche; quella più classica è quella cosiddetta “a cielo aperto”, che prevede di aprire la fascia lata, asportare la borsite per poi allungare la fascia lata stessa con una operazione di tipo “plastico a ZETA”. Oppure si può optare per una parziale fasciectomia.