Cancro, al via test clinici per intercettarlo con il respiro

Prende il via una nuova fase di sperimentazione clinica per testare un approccio di prima diagnosi che si basa sull’analisi del respiro.

Cancro

I ricercatori del Cancer Research UK  Centre di Cambridge hanno avviato uno studio clinico per sviluppare un test dell’alito per il cancro. Il test, che è il primo del suo genere, analizza le molecole intercettate con la respirazione, e che potrebbero indicare se il cancro è già presente in una persona nella sua fase iniziale o avanzata.

Il centro che sta conducendo lo studio spera ovviamente di sviluppare un test che possa potenzialmente divenire un modo principale e non invasivo per accertare se qualcuno ha il cancro in una fase primordiale, potendo così effettuare accertamenti e terapie più efficaci.

La professoressa Rebecca Fitzgerald, ricercatrice presso il Cancer Research UK Cambridge Centre, ha dichiarato a ITV News che l’idea alla base di questo processo è rivoluzionaria, considerato che il problema del cancro è, al momento, che la diagnosi viene effettuata generalmente in uno stadio molto avanzato. Circa il 50% dei casi viene infatti diagnosticato solo quando il cancro si è già evoluto, rendendo dunque necessaria chemioterapia, radioterapia, chirurgia.

Tuttavia, “se si scopre il cancro prima, i trattamenti di cui si ha bisogno sono molto, molto meno invasivi” – ha affermato la professoressa Fitzgerald. Ma come funziona il test?

L’apparecchio funziona con la collaborazione del paziente, che dovrà soffiare nella macchina per 15 minuti. A sua volta, un software memorizzerà il respiro della persona in degli specifici cilindri, che verranno inviati in laboratorio per essere sottoposti al test vero e proprio e vedere così se possono essere trovate delle particolari molecole odorose, chiamate composti organici volatili (COV).

Naturalmente il test è ancora nelle sue fasi iniziali, ma i ricercatori sembrano essere piuttosto ottimisti. Ad essere coinvolte in questa fase sono già circa 1500 persone, referenziate dal proprio medico di famiglia, che hanno dato la loro disponibilità a partecipare alla sperimentazione clinica presso l’Addenbrooke’s Hospital di Cambridge.

I pazienti che hanno sospetti tumori esofagei e allo stomaco saranno i primi a sottoporsi alla sperimentazione, che nei prossimi mesi si estenderà anche a quelli con tumori alla prostata, ai reni, alla vescica, al fegato e al pancreas.

Se si dovesse dimostrare il buon funzionamento della tecnologia, il sistema potrebbe essere messo in atto presso gli studi medici di medicina generale nel giro di pochi anni.

Fonti e bibliografia