Carbonchio: una malattia infettiva che passa da animali all’uomo

Una malattia infettiva causata da spore che possono restare infette per decenni. È tipica degli animali erbivori, ma può interessare anche l’uomo.

Che cos’è il carbonchio?

Il carbonchio è una patologia di tipo infettivo che è causata dal battere Bacillus antraci, un gram positivo capsulato, sporigeno e non mobile. Le spore che causano la malattia possono sopravvivere anche per molto tempo nell’ambiente e sugli oggetti contaminati, anche per decenni. Di solito il carbonchio colpisce gli animali erbivori, ma è appurato che possa colpire anche l’uomo, anche se di rado, a partire proprio dagli animali. Quindi quando si lavorano gli animali, il pelo, la pelle, le ossa, la lana, non a caso il carbonchio è diffuso soprattutto nelle aree agricole. L’Italia è una delle poche zone in cui si sono registrati casi di questa malattia anche in tempi relativamente recenti.

La trasmissione della malattia da persona a persona è un’eventualità davvero rara. Nell’uomo ci sono tre forme cliniche della malattia comunque: una forma respiratoria, una cutanea e quella gastrointestinale. Il periodo di incubazione può variare da poche a ore a una settimana. Il carbonchio viene considerato un’arma biologica, poiché le spore possono essere anche disseminate per via aerea, anche se dovrebbero essere in quantitativo molto elevato. Il bacillo contagia l’uomo a partire da piccole ferite o lesioni cutanee.

Carbonchio di tipo cutaneo

L’infezione di questa tipologia di carbonchio avviene per contatto con gli animali malati: dalle pelli, dai derivati, dalla terra contaminata, dai fertilizzanti e pare anche dagli insetti ematofagi. Il primo sintomo è dato dal prurito e si verifica nell’area della pelle che è stata esposta a contagio. Dopo circa 12-36 ore compare una papula, cioè una vescicola che nel giro di alcuni giorni si trasforma in un incavo, un escara infossata, necrotica.

Questa di solito non è dolorosa ed è circondata da vescicole contenenti i batteri. Le parti del corpo più colpite sono mani, avambracci, capo. Le infezioni da locali possono anche diffondersi nel corpo attraverso i linfonodi, arrivando anche al sangue e causando setticemia. Quando poi il battere si diffonde, può culminare in un’edema voluminoso. Questa patologia, non trattata, può portare a mortalità nel 5-20% dei casi. La diagnosi viene fatta con un esame microscopico e la coltura delle lesioni cutanee. Gli anticorpi fluorescenti confermano la diagnosi.

Carbonchio nella forma respiratoria

Il contagio in questa tipologia di carbonchio avviene con l’inalazione delle spore sempre durante la lavorazione delle lane degli animali, delle pelli, delle ossa. La patologia all’inizio si manifesta con sintomi aspecifici, similmente a malattie delle aree superiori: quindi affaticamento, febbre, emicrania. I sintomi clinici specifici sono dolore al torace, tosse, sudorazione abbondante e a seguire insorgono insufficienza respiratoria e shock. La diagnosi del carbonchio respiratorio è in molti casi tardiva, infatti in questa forma il carbonchio ha un tasso di mortalità molto alto (95%).

Carbonchio di tipo intestinale

La forma gastrointestinale del carbonchio è molto rara e di diagnosi difficile, salvo quando emerge in tossinfezioni alimentari epidemiche. La sintomatologia è data da disturbi intestinali, nausea, vomito, anoressia, febbre. Il passo successivo della patologia è setticemia e morte. In questa forma il carbonchio ha una mortalità del 50%. La malattia talvolta si manifesta come carbonchio primario ed è localizzato nella faringe.

Terapia per il carbonchio

Il carbonchio nelle sue diverse forme viene comunemente curato con la somministrazione di antibiotici, di solito si tratta di: ciprofloxacina, doxiciclina e amoxicillina. La terapia antibiotica è utile in molti casi anche per prevenire la malattia stessa. Il carbonchio però non è trasmissibile, in linea di massima, da persona a persona, quindi non serve per proteggere da soggetti ammalati, ma da fonti di infezione. Solo in rari casi si rende necessaria la somministrazione del siero anticarbonchioso in elevata dose.

Carbonchio negli animali

Nel caso degli animali la fonte di infezione è rappresentata dal suolo, dalle farine di carne, dal foraggio,dall’acqua infetta da concerie, escreti o altro materiale. In alcuni casi la contaminazione può avvenire anche da insetti, uccelli spazzini che trasportano le spore, cani e feci infette. La categoria di animali più soggetta a carbonchio sono gli erbivori, come pecore e bovini, meno soggetti invece i cavalli e ancora meno cani, gatti e suini, che sono di solito più resistenti. Il clima può influenzare la diffusione della malattia: piogge dopo la siccità, temperature sopra ai 15°C, favoriscono la diffusione delle spore.

I sintomi negli animali sono febbre, tremore, dispnea, congestione della mucosa, emorragia. In due ore la malattia può causare la morte. Le forme più rapide manifestano sintomi come latte emorragico, diarrea, edemi, tachicardia, respiro rapido.

Prevenzione

Per prevenire il contagio dalla malattia è necessario fare attenzione alle spore, quindi evitare il contatto diretto con materiale animale infetto, come pelle, lana, ossa, sangue etc. Non bisogna toccare direttamente le carcasse di animali morti e non mangiarne la carne dopo la malattia. Di solito in Europa non ci si vaccina per questa malattia, anche se esiste il vaccino.