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Cera per capelli: un modo di essere e di dominare

Sempre di più nel corso degli anni l’attenzione si è concentrata sui capelli come elemento importante nel costume degli uomini e delle donne: secondo l’idea per la quale il look dei capelli rispecchia un modo di essere e il carattere della persona che “li indossa”. Dalla brillantina di primo Novecento si è passati al gel, fino alla riscoperta della cera per capelli che si colloca come tipologia di prodotto fra questi due. La cera per capelli ha il potere di mantenere a posto un’acconciatura in maniera duratura come un gel, ma  allo stesso tempo, non indurendosi come questo, mantiene invece la morbidezza della leggendaria brillantina, restando anche sostanzialmente meno unta sui capelli. La fascia di prezzo della cera per capelli è molto ampia, va da 5 a 40 euro circa, dipende dalla marca, dagli ingredienti e dal posto nel quale la acquistate: farmacie, supermercati, profumerie e parrucchieri sono i principali erogatori di questo tipo di prodotto ormai ricercatissimo sia per le donne che per gli uomini.

Ad ognuno il suo tipo di cera per capelli: molte le tipologie in commercio

I tipi di cera per capelli sono diversi, ci sono quelle per capelli corti, quelle idrosolubili, quelle adatte alla peluria del viso, ovvero, baffi e barba, più o meno naturali. Per motivi di salute, noi ti consigliamo l’utilizzo di una cera per capelli che non contenga derivati del petrolio, ma che favorisca l’utilizzo per esempio della cera d’api, della carnauba (estratto delle foglie di palma), e prodotti di origine vegetale, come la cera giapponese (con estratti di bacche di un cespuglio). Una tipologia di cera appiccicosa lascerà sui capelli dei residui difficili poi da rimuovere, tuttavia questi tipi di pasta per capelli mantengono meglio di altri le acconciature a posto per lungo tempo, la tenuta è il punto forte della cera per capelli appiccicosa e che lascia residui duri da lavare via. Scegliendo una cera per capelli che non lascia residui, la tenuta sarà inferiore, ma l’alto livello di solubilità in acqua ti permetterà di toglierla in un battibaleno. Dipende dalle tue necessità, come la scelta se utilizzare una cera per capelli opaca oppure lucida, il mercato offre molte opportunità di acquisto.

Stabilire il grado di introflessione

Come usare la cera per capelli, per l’uomo: per un nuovo look o per mantenere alla perfezione la solita acconciatura

Se parlando di vanità la prima immagine che ci viene in mente è una donna, è bene ricordare che la vanità non è sempre femminile. Nel secolo scorso, uno fra molti, leggendario, unico e inimitabile, protagonista di film e adorato da star e dai sex symbol maschili di tutti i tempi: la brillantina! Il capello, si sa, può esprimere molto di un uomo e fare davvero la differenza in un outfit. L’uomo, oggi, abbandonata la brillantina, ormai un po’ retrò, ma ancora in commercio, può utilizzare la cera per capelli per modellare le ciocche in maniera grintosa, per un look punk o spettinato da divo di Hollywood e perfino dare forma ai peli facciali.

L’utilizzo è semplice e veloce! In primo luogo è opportuno ricordare di essere già vestiti dal busto in su, poiché in caso contrario, infilando un capo si rischia di sporcarlo e di rovinare l’acconciatura. Ad ogni modo, una volta pronti, a capelli asciutti o tamponati e appena inumiditi, prendere con le punte delle dita della mano (indice, medio e anulare di solito) una nocciolina scarsa di prodotto (meglio scarseggiare poiché ad aggiungere si fa sempre in tempo). Emulsiona la cera per capelli con il pollice in modo da uniformare la distribuzione anche sulle mani e prevenire grumi. Acconciati ora i capelli senza esitazione nella maniera preferita a partire dalla radice in maniera uniforme, senza eccedere con il prodotto. Se durante il giorno qualche ciocca si spettina e vuoi ritoccare la tua acconciatura, sarà sufficiente inumidire appena le punte delle dita e ritoccare per rimettere tutto a posto, oppure puoi portare con te la tua cera per capelli per emergenza. Allo stesso modo si utilizza la cera per capelli sulla peluria del viso da modellare, l’importante è usarne davvero poca in questo caso. Per barba e baffi esistono in commercio delle cere appositamente studiate a questo scopo.

Come usare la cera per capelli, per lei: perché ogni donna merita i capelli perfetti

Per la donna con il capello corto, la procedura è esattamente quella descritta per l’uomo. Con un taglio corto si potrebbe giocare sul movimento per un look sbarazzino e frizzante oppure per un’occasione speciale sfoggiare un look dal sapore maschile, con riga laterale e una tiratura liscia e laterale, per un risultato davvero da femme fatale e da dominatrice. La cera è molto utilizzata anche con i tagli lunghi, a differenza di quello che molti credono: quante volte appena asciugati i capelli vi guardate allo specchio e pensate di somigliare a Simba il leone? É inevitabile che i capelli si gonfino e che siano troppo svolazzanti appena asciugati. La soluzione è proprio la cera per capelli, in questo caso preferibilmente opaca. A capelli appena asciugati, prendere un pizzico di cera per capelli con gli indici, emulsionate con i pollici, per evitare i grumi e per distribuire bene il prodotto e a partire dall’alto verso il basso utilizzate la cera per capelli per definire alcune ciocche. Attenzione a non iniziare ad applicare la cera troppo in alto (non salite oltre le orecchie), perché le radici in questo caso poi sembrerebbero unte e non va bene. Tenete la ciocca fra le dita e seguitela fino alla fine, facendo così per diverse ciocche, ma senza esagerare. I vostri capelli saranno perfetti come dopo un’asciugatura dalla parrucchiera. In caso abbiate un’acconciatura raccolta, la cera per capelli potrà essere l’ideale per mettere a posto capelli ribelli che si sollevano.

Stabilire il grado di introflessione

Per invertire il problema, e quindi il capezzolo, si può ricorrere a dei rimedi, sia casalinghi che specialistici, come una plastica chirurgica. Prima di arrivare comunque alla sala operatoria, dovreste valutare bene se questa sia necessaria, ricordandovi che, a meno che non facciate un lavoro professionale in cui il seno è importante, potreste evitare di subire un’operazione.

Per prima cosa dovrete valutare qual è il grado con cui i vostri capezzoli sono introflessi, con l’aiuto di uno specchio. Mettetevi di profilo a seno nudo e tenete il capezzolo tra due dita dove è l’aureola. Quindi comprimete delicatamente all’interno il capezzolo per 25 millimetri, con un gesto fermo e valutate la reazione del capezzolo. Potrete quindi stabilire quale grado ha l’introflessione del tuo capezzolo, a partire dal Grado 1, classificato quando il capezzolo rientra ma ritorna subito all’esterno. Al Grado 2 abbiamo il capezzolo che esce all’esterno con qualche difficoltà e torna in posizione al cessare della pressione. Il Grado 2 è valutato con un minimo problema di allattamento, e può presentare, in molti casi, lieve fibrosi e ritiro dei condotti per il latte, i dotti galattofori.

Al Grado 3 il capezzolo resta introflesso anche alla pressione, e non esce del tutto. Questo è il massimo grado di introflessione, con forte presenza di fibrosi e con i dotti galattofori del tutto all’interno del seno. In questo grado, le complicazioni possono essere serie, con impossibilità di allattamento, infezioni dei dotti ed eruzioni cutanee. Questa valutazione va fatta su tutti e due i capezzoli, perché spesso solo uno ha problemi di introflessione.

Per terminare la valutazione bisogna, con uno sforzo di memoria, ricordare quando il problema è cominciato. Se questo era presente già da piccoline, oppure se si tratta di una condizione nuova, che potrebbe indicare eventuali infiammazioni o patologie gravi.

Tecniche per invertire l’introflessione

Tecniche per invertire l'introflessione

A seconda del grado di introflessione, si possono decidere tecniche più o meno semplici per la sua inversione. Con il primo grado potrebbe essere sufficiente la stimolazione manuale per diminuire la condizione di fibrosi. In questo caso si possono avere risultati senza ricorrere al medico. Bisogna invece consultarsi con un dottore, quando dalla valutazione risulta un’introflessione di grado 2 o 3. In questo caso sarà il dottore a consigliarvi quale tecnica adottare, in base alla gravità della situazione, specie in caso di allattamento.

Una tecnica non invasiva, del tutto semplice e da fare a casa, è la tecnica di Hoffman, in cui sostanzialmente dovrete “allenare i capezzoli” con i pollici. Mettendo un pollice alla base, e una sopra l’aureola, tirate le dita nella direzione opposta al capezzolo. Fate la stessa cosa per i lati del capezzoli, inizialmente due volte per giorno, per poi arrivare fino a cinque volte nel tempo. Siccome la causa del capezzolo introflesso è spesso l’aderenza al tessuto interno, questi movimenti consentono al capezzolo di allentare l’aderenza e quindi portarlo lentamente fuori.

Anche il vostro partner può aiutarvi con la manipolazione durante il sesso, sempre per ottenere lo stesso scopo: allentare l’aderenza.

In farmacia o negli esercizi commerciali per mamme, sono disponibili anche le conchiglie per il seno, che proteggono la mammella e con il loro foro centrale consentono al capezzolo di essere spinto verso l’esterno. Bisogna mettere il capezzolo nel foro, e durante l’allattamento, la conchiglia va indossata mezzora prima della poppata. Se non si allatta, si può indossare anche più a lungo, sempre per allentare l’aderenza. Anche il classico tiralatte ha lo stesso effetto, e può essere utilizzato. Durante l’allattamento, aspettate l’erezione del capezzolo prima di porlo al neonato, cercando di non far tirare il latte alla pompa.

Un metodo più casalingo, è l’utilizzo di una siringa, naturalmente in posizione rovesciata, sfruttando quindi non la parte con l’ago ma quella che fa da sifone dove si infila lo stantuffo. Tagliando la parte opposta dove c’è la misura minima, potrete infilare lo stantuffo e usarlo per tirare il capezzolo, delicatamente.

In commercio troverete anche il dispositivo medico Niplette, ideato proprio per tirare i capezzoli. Funziona allo stesso modo della siringa casalinga, e troverete tutte le istruzioni all’interno della confezione.

Infine si può ricorrere a tecniche più drastiche, chirurgiche o no, quando il problema non è risolvibile con metodi più semplici. In caso di plastica chirurgica, non vi sarà il taglio dei dotti, in modo da poter tranquillamente allattare il bambino. L’intervento viene fatto in anestesia locale in day hospital, e non ha decorsi post-operatori lunghi. Dopo l’operazione tornerete a casa vostra, e dovrete solo cambiare la medicazione giornaliera e cambiare le garze che sono state applicate per pochi giorni. Certamente dovrete fare un’attenta valutazione con il vostro medico, e naturalmente fare molta attenzione alla medicazione post-operatoria per non prendere delle infezioni a causa della scarsa igiene delle garze.

Queste tecniche, se utilizzate in modo corretto, possono correggere, se non invertire, il problema del capezzolo introflesso, che può rivelarsi serio soprattutto per l’allattamento. Se soffrite di questo disturbo, consigliamo chiaramente di utilizzare le tecniche prima di pianificare una gravidanza, in modo che il problema sia già risolto alla nascita del neonato.