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Codice Rosa: un percorso assistenziale in ogni pronto soccorso

Questi gli step attraverso i quali la Rete del Codice Rosa della Toscana ha accolto e accudito oltre 18000 donne, vittime di violenza, dal 2012 ad oggi.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella

L’ideatrice è stata Vittoria Doretti che ha ricevuto in questi giorni il premio “Leadership Femminile” dall’Unione Italiana Forense e che sta ispirando le Linee Guida Nazionali in materia.

Questo, che da un piccolo progetto di prova nel 2012, è diventato oggi una vera e propria rete regionale si pone come esempio per tutti gli altri distretti che vogliono, e anzi dovrebbero, adottarlo: ogni pronto soccorso, in città come in montagna, dovrebbe essere in grado di fornire questo percorso. “La legge prevede che il Codice Rosa sia adottato da tutte le aziende sanitarie in Italia – sottolinea Elisabetta Rampelli, presidente Unione Italiana Forense (Ufi) – ma pochi sono i pronto soccorso che lo hanno fatto” Tra questi, l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea di Roma. “Da anni – spiega Donatella Caserta, a capo dell’Uoc di Ginecologia – avevamo una particolare sensibilità nel formare gli operatori sul tema.Quindi siamo stati tra i primi a recepirlo, nonostante la nostra sia una struttura molto grande e complessa. Da giugno 2018 ad oggi abbiamo accolto oltre 50 donne”.

Ci si rende conto, forse solo oggi, che la questione della violenza sulle donne non è una cosa tanto astratta: 1 donna su 10, in Italia, ha subito almeno una volta nella sua vita maltrattamenti, abusi, stalking; solo 2 su 10, però, riescono a denunciare. La paura delle ripercussioni sui figli più che su sé stesse, insieme a quella di non essere credute, sono le due motivazioni che più spingono le donne a mantenere il segreto dell’accaduto, chiudendosi peraltro sempre di più in se stesse e peggiorando le cose.

E’ opportuno dunque, in ogni pronto soccorso, potere e sapere accogliere le donne che hanno il coraggio di raccontare l’accaduto e aiutare, chi non ci riesce, a farlo in appositi spazi dedicati, con un personale qualificato e preparato che possa farle sentire a proprio agio, protette e ascoltate.

Sono già presenti, per fortuna, sul nostro territorio alcuni centri antiviolenza in grado di ospitare e sostenere le donne che ritengono di averne bisogno che possono essere raggiunti e contattati in ogni momento.

E nel frattempo ci auguriamo che tutte le aziende sanitarie riescano, prima o tardi, ad adottare questa Rete del Codice Rosa.

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