Coprostasi: cos’è e come porvi rimedio

Normalmente il corpo umano elimina una volta al giorno gli scarti di natura alimentare ai quali si aggiungono materiali generati da processi di secrezione (muchi e succhi enterici) e dai processi esfoliativi delle mucose, ed anche un elevato numero di corpi di natura batterica provenienti dalla rigogliosa flora batterica intestinale. La coprostasi è una situazione patologica per la quale questo lasso di tempo (una volta al giorno) può aumentare, a volte anche di molto.

Coprostasi: perché?

Molteplici possono essere i motivi per cui il fisiologico ciclo di eliminazione dei rifiuti dall’apparato gastrointestinale può subire delle modifiche di tipo temporale, ma, in ogni caso, occorre specificare che la coprostasi non è una patologia in quanto tale, bensì il sintomo di una qualche patologia, della quale vanno ricercate con metodo e coscienza la sede e le cause.

La coprostasi può ingenerarsi anche in modo acuto quale sintomo di un impedimento alla normale canalizzazione all’interno del lume intestinale a causa di una occlusione intestinale improvvisa, o anche di una alterazione delle funzioni intestinali insorte in modo improvviso nello stesso intestino, la quale porti a spasmi a carico della tunica muscolare (ileo spastico) o, all’opposto, alla paralisi della stessa (ileo paralitico).

Anche alcune patologia di natura infettiva ed acute, tra le quali ricordiamo il tifo e la peritonite, possono dare origine a coprostasi (tifloatonia post-tifo). Qualora, al contrario, l’evento occlusivo di verifichi in modo lento, come può avvenire in presenza di carcinomi o esiti cicatriziali da ulcere che producono una restrizione progressiva del lume intestinale, la costipazione inizia a carattere appena accennato per subire poi aggravamenti successivi in relazione e proporzionali all’entità della stessa occlusione.

Forme meno gravi di coprostasi

Altre varianti di coprostasi trovano corrispondenza nella molto comune stipsi cronica. Anche in questi casi i motivi che la originano possono essere molteplici e della più varia natura. Sovente accade che siano fattori costituzionali ad entrare in gioco, manifestandosi quali, ad esempio, esaltamenti del tono del vago, un tronco nervoso che oltre a tanti altri visceri, è responsabile dell’innervazione dell’intestino per quasi la sua totalità. Gli stati di contrazioni spastiche dell’intestino, soprattutto nel segmento colico, sono, quindi, la causa della cosiddetta coprostasi abituale che entra a far parte di conseguenza di un quadro, complesso, di vagotonia costituzionale (stitichezza di tipo spastico). Similare è anche la coprostasi abituale che trae origine da situazioni che vadano ad eccitare il nervo vago in modo estemporaneo in un tratto del suo decorso. Anche un cancro allo stomaco potrebbe agire in tal senso, stanti le affinità di innervazione tra l’intestino e lo stomaco.

Alla stitichezza spastica si contrappone la stitichezza atonica. Essa può manifestarsi in quei soggetti il cui tono muscolare dell’intestino sia inferiore a quello fisiologico e le contrazioni dovute alla peristalsi intestinale non siano più sufficienti. Anche questo tipo di coprostasi può avere le caratteristiche della costituzionalità, ma non è detto che non derivi da abitudini non corrette di natura igienica, come, ad esempio, anche una vita molto sedentaria, fare eccessivo uso di lassativi o, anche, non assecondare gli stimoli alla defecazione che fanno la loro comparsa a orari più o meno fissi e che andrebbero, di norma, sempre assecondati.

Altre tipologie di coprostasi abituale possono insorgere in caso si soffra di alcune malformazioni intestinali particolari e congenite, soprattutto all’intestino crasso ed ai legamenti relativi, in risposta alle quali alcuni tratti intestinali, e soprattutto il colon sigmoideo, il colon trasverso, ed il cieco possono presentare una morfologia ectopica o essere comunque troppo mobili, o, ancora, trovarsi fissi in posizioni non fisiologiche ed anche, magari, contemporaneamente angolati e stirati a causa di qualche aderenza peritoneale (malattia di lane, di Hirschsprung, periviscerite, ecc.).

Quali effetti dannosi può provocare una coprostasi?

Quali effetti dannosi può provocare una coprostasi?

I disturbi che possono trarre origine da una coprostasi sono causati sostanzialmente dal riassorbimento di quei materiali di natura tossica i quali erano destinati all’espulsione insieme alle feci e che invece a causa del disturbo restano in sede a fare danni. Queste intossicazioni croniche si riflettono anche su altre funzionalità della vita di tipo vegetativo, e soprattutto su quelle relative allo stomaco (dispepsie, bocca impaniata, fenomeni di inappetenza, ecc.); sui centri nervosi superiori, con una attività di limitazione e disturbo delle funzioni più complesse ed importanti, anche, ad esempio, sulla prontezza nella ideazione e sulla memoria: in questo senso il carattere dell’individuo è facilmente influenzabile dal fenomeno di riassorbimento delle tossine provenienti dall’intestino in caso di coprostasi, potendosi manifestare fenomeni depressivi, tendenza ad essere insolitamente pessimisti ed eccessivamente irritabili. Di questo quadro sintomatologico fanno parte anche possono far parte anche emicranie e cefalee ed anche frequentemente, poi anche vertigini, ronzio alle orecchie e sintomi simili. Fanno parte di un quadro sintomatico che, ahimè, è ben conosciuto a chi soffre di coprostasi abituale.

Esistono soggetti più sensibili di altri alle negatività imposte dalla coprostasi, per i quali, ad esempio, un ristagno delle feci anche di soli 2 o 3 giorni può generare tutto il quadro sintomatologico sopra descritto, mentre, per fortuna, tanti altri soggetti sono molto meno sensibili a questi effetti. Accade sovente, soprattutto tra le donne che, peraltro, sono più colpite da questo disturbo, di trovare soggetti che effettuano lo svuotamento dell’alvo non più di una volta ogni quattro o anche cinque giorni (qualche caso estremo di svuotamento ogni quindici giorni è raro ma dimostrato) e che, nonostante tutto, non subiscono da ciò alcun danno particolare, o, almeno, non ne subiscono per moltissimo tempo. Questa situazione è più frequente quando la ritenzione delle feci si localizza nel segmento più basso dell’intestino, vale a dire nel colon sigmoideo.

La terapia per la coprostasi

Il trattamento per la coprostasi può variare a seconda delle cause che l’hanno generata. Generalmente si SCONSIGLIA L’UTILIZZO DI LASSATIVI, soprattutto se di natura salina, anche perché l’intestino ci si abitua rapidamente e facilmente, reagendo, poi, in modo esattamente opposto a quello per il quale abbiamo assunto il farmaco perché si ingenera uno stato spastico.

Sono consigliate, invece, delle sostanze di natura oleosa, tra le quali oggi è molto frequente ed utilizzato l’olio di paraffina (anche se per la verità questo chimicamente non è annoverabile tra i grassi).

Anche l’utilizzo di antispastici può essere ritenuto particolarmente utile, e tra questi ricordiamo l’atropina e la belladonna. Sono utilizzabili anche delle sostanze che subiscono un rigonfiamento quando si trovano nel tratto intestinale perché riassorbono l’acqua, come, ad esempio, alcune tipologie di alghe o alcuni estratti di questi tipi di alghe (agar – agar, ad esempio) che agiscono, a causa di questa loro caratteristica, al pari di masse estranee che eccitano la peristalsi dell’intestino. Tra le sostanze lassative ricordiamo il preparato di bile, la cascara sagrada ed il rabarbaro per citarne solo le più utilizzate.

Se la stitichezza ostinata è legata a qualche particolare malformazione anatomica, si può intervenire con le terapie chirurgiche che danno, in genere, risultati di tutto rispetto.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia