in

Coronavirus, una cura potrebbe arrivare da qualche farmaco già disponibile?

Si lavora per individuare un farmaco antivirale ad ampio spettro efficace contro il Coronavirus.

farmaci per Coronavirus
FOTO: stock/adobe.com/xyz+

Diversi laboratori scientifici stanno cercando di capire se alcuni farmaci antivirali già in disponibilità potrebbero essere adattati e riutilizzati per trattare le infezioni con il nuovo coronavirus. E così, anche se verte la massima prudenza in materia, non è escluso che in futuro la cura del Covid-19 possa arrivare da teicoplanina, oritavancina, dalbavancina, monensina o emetina.

Non esiste una cura per il coronavirus

Ricordiamo che attualmente non esiste una cura per questa infezione e, dunque, i medici e gli operatori sanitari non possono agire in maniera specifica sulle persone che ne sono affette.

Sebbene la maggior parte degli adulti sani possa comunque contare sulla forza del proprio sistema immunitario per combattere l’infezione, la mancanza di cure o trattamenti individuabili appositamente per Covid-19 è un aspetto particolarmente preoccupante per gli adulti più anziani e per coloro che soffrono di patologie come le malattie cardiovascolari, il diabete, le malattie respiratorie e l’ipertensione.

Una speranza dagli attuali antivirali

In tale contesto Denis Kainov, professore associato presso l’Università norvegese di Scienza e Tecnologia di Trondheim, autore principale di un nuovo articolo sul tema apparso sull’International Journal of Infectious Diseases, ritiene che gli attuali antivirali potrebbero dare una mano contro il coronavirus.

In particolar modo, Kainov e colleghi hanno esaminato e riassunto le informazioni su 119 agenti antivirali ad ampio spettro, che prendono di mira i virus appartenenti a due o più famiglie virali.

Gli autori spiegano nelle loro considerazioni che un approccio di cura per il Covid-19 che si basi sugli attuali antivirali ad ampio spettro ha “una probabilità sostanzialmente più alta di successo sul mercato” e “un costo e una tempistica significativamente ridotti per la disponibilità clinica”.