Deficit di attenzione, rischio maggiore per i bambini che entrano presto a scuola

Timothy Layton, assistente professore di politica sanitaria all’Università di Harvard, ha un figlio nato in agosto. Poco prima di iniziare la scuola materna nel 2017, Layton ha letto un documento di ricerca che sostiene che i bambini nati in agosto hanno ottenuto risultati peggiori a scuola su una serie di misure accademiche e comportamentali rispetto ai bambini più grandi della loro classe.

“La ricerca suggeriva che i bambini più piccoli della classe devono affrontare più ostacoli durante il loro percorso a scuola perché sono più giovani”, ha detto Layton. Partendo da tale consapevolezza, Layton e sua moglie hanno dunque deciso di trattenere a casa il figlio per un anno.

Layton ha dunque voluto fare un passo in avanti e cercare di rispondere alla seguente domanda: come si comportano i bambini nati in agosto, come suo figlio, con i bambini di settembre, quando si tratta della diagnosi del disturbo da deficit di attenzione e iperattività? Ovviamente, Layton e diversi colleghi sapevano già che i tassi di deficit erano in aumento, e che c’era una grande variazione nei tassi di diagnosi a seconda dei vari territori degli Stati Uniti, dove è stata condotta la ricerca. Così, si sono domandati se effettivamente i “compleanni” siano un elemento alla base della tendenza: i bambini più piccoli di una classe di scuola materna avevano maggiori probabilità di essere diagnosticati?

In un articolo recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, Layton e i suoi co-autori hanno scoperto che, effettivamente, i compleanni contano enormemente quando si tratta di diagnosi di deficit di attenzione.

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Per arrivare a tale valutazione, i ricercatori hanno esaminato le richieste di risarcimento assicurativo per oltre 400.000 bambini nati tra il 2007 e il 2009 e seguiti fino al 2015. E hanno scoperto che negli Stati dove i bambini devono avere almeno 5 anni entro il 1° settembre per poter entrare a scuola, i bambini nati in agosto avevano un tasso di diagnosi di deficit di attenzione pari a 85 per 10.000 bambini. I bambini nati a settembre, nel frattempo, avevano un tasso di diagnosi molto più basso, pari a 64 per 10.000 bambini. Una differenza assoluta di 21 diagnosi ogni 10.000 bambini, con una tendenza che non è emersa in Stati con diverse fasce di età.

Ciò che lo studio dimostra, dice Layton, è che “la diagnosi e il trattamento del deficit di attenzione è ancora molto soggettivo”, e può essere solo un pezzo del puzzle che cerca di spiegare perché il tasso di prevalenza nei bambini è cresciuto dal 3 – 7 per cento storico, all’11 per cento oggi – un livello che molti ricercatori dicono che è troppo alto.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella.
Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia