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Il disturbo ossessivo compulsivo: quando manie, fissazioni e rituali dominano la nostra vita.

Condizione ben più diffusa di quanto si possa immaginare, quello
ossessivo compulsivo è un disturbo che può assumere varie forme e
specificità. Cerchiamo di saperne un po’ di più, imparando a
riconoscerne i segnali e a comprendere come poterlo trattare in
maniera efficace e personalizzata.

Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC) è un disturbo ampiamente diffuso nella popolazione generale. Circa il 2/3 % ne soffre, ma, nonostante questo, viene spesso confuso, sottovalutato o ignorato. Al fine di capire quando siamo realmente di fronte a tale problematica e quindi intervenire secondo l’approccio terapeutico adeguato cercheremo di fare un po’ di chiarezza in merito con il contributo della dott.ssa Laura Caccico, dell’Istituto di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale di Firenze (IPSICO).

Quando parliamo di ossessioni ci riferiamo a pensieri, immagini e impulsi intrusivi frequenti, che portano a sperimentare sensazioni ed emozioni sgradevoli come ansia, disgusto o disagio. I contenuti delle ossessioni sono comuni alla popolazione generale e non si differenzino qualitativamente dai comuni pensieri intrusivi negativi che tutti occasionalmente hanno: ognuno di noi può avere il dubbio di essersi contaminato con qualche sostanza, la differenza sta nella valutazione che diamo a questo pensiero. Quindi le differenze tra pensieri intrusivi e ossessioni patologiche sono soltanto di ordine quantitativo e ricorsivo. E allora, come mai per alcune persone diventa un vero e proprio disturbo e per altri no? Qualora tali pensieri, immagini non creino conflitto con il sistema cognitivo della persona, esse scompaiono spontaneamente in pochi secondi, secondo i normali processi della comune vita psicologica. Qualora invece esse siano inaccettabili, per il loro contenuto, perché conflittuali con il sistema cognitivo di credenze, atteggiamenti e valori morali della persona, si avranno reazioni emozionali intense.

Il disturbo ossessivo compulsivo

Le compulsioni, invece, sono una della tante modalità attraverso cui l’individuo cerca di contrastare l’ansia derivata dalle ossessioni. Queste possono essere manifeste (come lavarsi, controllare alcune cose, ripetere gesti) o più “nascoste” (azioni mentali quali ripetere, pregare, contare) e solitamente si trasformano in rigide regole di comportamento spesso bizzarre e decisamente eccessive. Diventano azioni studiate e prestabilite, eseguite con cura meticolosa, costante attenzione e controllo, che non possono in alcun modo essere interrotte o modificate nella loro sequenza. Assumono spesso un carattere talmente abituale e meccanico che vengono attuate, a scopo preventivo, per evitare le ossessioni. Nella maggior parte dei casi il DOC si presenta sia con ossessioni sia con compulsioni, ma vi possono anche essere forme con ossessioni pure.

Quindi ora sappiamo cosa sono le ossessioni e le compulsioni e possiamo differenziarle da: continui pensieri di gelosia (pensare continuamente al potenziale tradimento da parte del partner), attenzione per il peso e le forme, tipiche dei disturbi alimentari, interesse smodato per il gioco, timori di essere mal giudicato come nel Disturbo d’Ansia Sociale, o ruminazione sul passato e rimuginio sul futuro. Inoltre molti comportamenti ripetitivi , molti «rituali» non sono riferibili a un DOC: comportamenti irrefrenabili afinalistici (ad esempio i tic) e finalistici, controllo di forme e peso nei disturbi alimentari, ricerca di piacere (shopping, gioco d’azzardo, ecc), ricerca di rassicurazione sullo stato di salute (come nel Disturbo d’Ansia per la salute),  non sono compulsioni. Al fine di comprendere di cosa stiamo parlando occorre analizzare il fine di questi comportamenti: se sono volti ad abbassare il livello d’ansia e di disagio scaturite da un dubbio ossessivo allora possiamo parlare di compulsioni.

Definito come si presentano le ossessioni e le compulsioni possiamo descrivere i vari sottotipi del disturbo, che non è omogeneo e si differenzia in base al timore percepito:

  1. quando vi è la paura di causare un danno dovuto a disattenzione, mancanza o leggerezza (in cui spesso sono associati rituali di controllo, lavaggio, o comportamenti superstiziosi), attraverso il contagio, avvelenamento, intossicazione e qualunque altro danno per la salute propria o altrui. Vi può essere il timore di catastrofi per proprie mancanze (dimenticare il gas o rubinetti aperti ecc.) o il timore superstizioso che accadano cose negative se non si seguono certe regole (modalità particolare nello svolgere dei gesti ecc.) o se si pensano certe cose in certi momenti.
  2. Il timore riguarda la contaminazione con sostanze o persone disgustanti (feci, urine, sperma, animali, barboni, tossicodipendenti, prostitute ecc.), che spesso è associato a rituali di lavaggio e pulizia.
  3. Il timore riguardo alla propria identità, in cui la persona crede di essere omosessuale, pedofilo, perverso, blasfemo, aggressivo, incestuoso, auto lesivo, in relazione a sensazioni, pensieri o impulsi a contenuto moralmente e socialmente sconveniente.
  4. Infine, il bisogno di evitare la sensazione di incompletezza, di non aver fatto le cose nel modo «giusto» che viene contrastata con riti di ordine, simmetria ecc.

Come si instaura il disturbo?

donna stressata troppo lavoro

Secondo un modello cognitivo comportamentale uno stimolo interno o esterno come ad esempio il contatto con una maniglia sporca, porta il soggetto ad uno stato di incertezza sul fatto di poter essere contaminato da germi. Quando la valutazione dell’incertezza è ritenuta intollerabile, emerge una sensazione di ansia o disgusto che il soggetto cerca di placare con un cerimoniale (compulsioni, contrasto dei pensieri, richieste di rassicurazioni) creando però un potente rinforzo positivo, in quanto rinforza il legame fra stimolo e risposta d’ansia.

Come si cura il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

L’approccio terapeutico che ha maggiori evidenze scientifiche rispetto al trattamento del DOC è quello Cognitivo Comportamentale: si tratta di una terapia di esposizione graduale agli stimoli ansiogeni evitati, con contemporanea eliminazione, riduzione o modificazione delle abituali strategie di gestione dell’ansia. Ovviamente ogni terapia è “cucita” sulla persona e possono essere integrate tecniche derivanti dagli approcci di terza generazione (mindfulness based, Schema Therapy, Compassion Focused Therapy) che ci forniscono ulteriori strumenti per favorire la remissione del disturbo, che se non trattato si cronicizza.

Infine, qualche consiglio per chi soffre di tale disturbo e per i familiari che spesso sono coinvolti nella dinamica ossessiva:

  • Alle persone che soffrono di DOC innanzitutto si consiglia di affidarsi ad un professionista competente e preparato che utilizzi l’approccio cognitivo comportamentale, in quanto ciò che viene qui suggerito deve essere strutturato all’interno di un percorso terapeutico. A tal fine l’ideale è far riferimento all’Associazione Italiana Disturbo Ossessivo-Compulsivo (AIDOC) e ai suoi referenti.

Come si cura il Disturbo Ossessivo Compulsivo?

In linea di massima per interrompere il circolo vizioso del DOC è importante evitare di evitare: l’evitamento degli stimoli ansiogeni ha lo stesso effetto delle compulsioni, riduce l’ansia, ma, da un lato non permette di rendersi conto che le preoccupazioni sono eccessive e dall’altro non consente alla persona di prendersi le proprie responsabilità. Inoltre, non è utile contrastare i pensieri ossessivi. Accettarli e tollerare la coscienza del rischio è fondamentale per far si che diminuiscano. Tutto ciò è possibile se si impara a tollerare l’ansia, sia rimanendoci a contatto in quanto è un’emozione normale, sia imparando tecniche di rilassamento.

  • Ai familiari delle persone che soffrono di Disturbo Ossessivo Compulsivo un consiglio utile è quello di stabilire una buona comunicazione con la persona che ne soffre, parlare apertamente e liberamente del disturbo senza giudicare. Il DOC deve essere riconosciuto come una malattia, un “cortocircuito” nell’elaborazione delle preoccupazioni, abbandonando l’idea che chi ne soffre sia debole, pigro, bizzarro o in difetto. Questo può aiutare anche a non arrabbiarsi perché chi ne soffre non fa niente di proposito, anzi è il primo che lo subisce. Ma non arrabbiarsi non significa colludere con il disturbo, perché assecondare le richieste di chi soffre di DOC, aiutarlo a compiere i rituali o rassicurarlo, è dannoso. L’aiuto più utile è sostenere la persona nell’affrontare un percorso terapeutico cognitivo comportamentale e mostrare apertamente la propria approvazione per i successi raggiunti durante il trattamento.