L’episiotomia è un’incisione chirurgica ancora utilizzata quando è necessario, ma viene fatta molto meno frequentemente e solo in alcuni casi. Sono le autorità sanitarie come l’OMS a pronunciarsi in merito, asserendo che queste incisioni devono essere effettuate solo quando vi è una reale necessità.

E’ davvero così poco diffusa?

Diciamo che i casi sono diminuiti ma, solo 14 anni fa al 65% delle donne che riusciva a fare un parto naturale, veniva effettuata l’episiotomia. Di dati certi ad oggi non ne abbiamo. Un’inchiesta effettuata da Repubblica nel 2013 parla di grandi discrepanze tra una parte e l’altra dell’Italia, spesso da un centro a un altro. Alcuni centri vantano livelli molto buoni, solo il 3% di incisioni vaginali. Altri invece, arrivano a sfiorare l’80%.

Molte donne iniziano a interfacciarsi all’idea che l’episiotomia esiste, quando iniziano a frequentare i corsi preparto riservati a chi deve affrontare la prima gravidanza. Una cosa che molte ignorano è proprio il fatto che ne esistono due differenti tipi.

2 tipi di episiotomia

  • Episiotomia mediana: il taglio va dalla vulva all’ano. A essere incisi sono solo i tendini. Per la donna che la subisce è sicuramente meno dolorosa e c’è anche una minor perdita di sangue. Tuttavia è quella più rischiosa sa si parla di un rischio crescente di lacerazioni successive.
  • Episiotomia paramediana: il taglio si muove questa volta verso la natica destra e parte sempre dalla vulva. L’incisione è molto più profonda, dolorosa e invasiva, ma viene preferita perché consente prima di tutto di ottenere un’apertura maggiore e, come seconda cosa, ci sono meno ripercussioni successive. Prima di fare il taglio la donna riceve anestesia locale per renderlo sopportabile.

Alcune domande frequenti sull’episiotomia

  • Quanto tempo ci vuole a guarire la ferita? Vengono dati alcuni punti di sutura, solitamente riassorbibili. Il tempo di guarigione varia sulla base di quanto è lunga l’incisione. Quando vengono dati solo pochi punti, in una ventina di giorni il dolore scompare quasi del tutto. Chiaramente il medico può prescrivere degli antidolorifici che non fanno male al vostro bambino quando lo allattate.
  • Fa male? Al momento dell’incisione viene fatta una piccola anestesia locale per attenuare il dolore, ma rimane comunque una pratica dolorosa. Fa piuttosto male anche il dopo e molte donne dicono che è soprattutto il post taglio ad essere duro da sopportare. Chiaramente non per tutte è così. Ricordiamo che molto dipende dal tipo di taglio fatto e la numero di punti.
  • Dopo quanto è possibile riprendere i rapporti sessuali? I medici affermano che 40 giorni sono sufficienti prima di tornare a far sesso regolarmente. In realtà nella maggioranza dei casi occorre molto più tempo perché il dolore non è ancora passato e si accentua soprattutto durante il rapporto.
  • Posso evitarla in qualche modo? Prima di tutto è bene informarsi su quanto è diffusa la prartica nel centro dove si è scelto di partorire. Dopo, chiedere di poter condurre il travaglio nella posizione migliore per sfruttare la gravità e assecondare la discesa del bambino. Aiuta secondo alcuni, anche il rilassamento dei muscoli vaginali indotto attraverso il massaggio perineale oppure delle compresse calde locali.

Utile o inutile l’episiotomia?

A metà del ventesimo secolo si riteneva che l’episiotomia fosse utile a evitare o ridurre traumi sia per la mamma che per il bambino. Tra i benefici ipotizzati vi erano:

  • Minor rischio di una lacerazione vaginale o del perineo
  • Meno dolore nel post parto
  • Miglior ripresa delle funzioni del pavimento pelvico
  • Meno rischio di soffrire d’incontinenza uterinao fecale, così come del prolasso uterino
  • Il bambino vedeva ridurre il rischio di emorragia cerebrale e distocia della spalla

Se prima tutte queste assersioni bastavano per praticare l’episiotomia sulla maggior parte della partorienti, oggi la situazione si è ribaltata. Le autorità sconsigliano di praticarla se non in casi selezionati.

Non esistono dati specifici neanche per capire quando e perché dovrebbe essere praticata. E’ il medico che deve decidere. Tra le situazioni dove può essere utile troviamo: il parto con ventosa o con forcipe, una sofferenza fetale o una macrosomia.

Conseguenze

Un dubbio a questo punto rimane. Quali sono le conseguenze? Si perché il taglio viene fatto veloce, quindi il dolore è concentrato in una porzione di tempo piuttosto limitata, ma la riemparginazione è lunga. Cosa accade quindi?

Prima di tutto, specialmente nel caso dell’episiotomia di secondo tipo, il sanguinamento è piuttosto abbondante. I punti di sutura comunque fanno male per diversi giorni e per la mamma può essere impossibile anche fare cose semplici come sedersi o ad esempio camminare. Per attenuare un po’ il dolore, di solito il dottore consiglia di prendere analgesici a base di paracetamolo, perché è sicuro e non da fastidio durante l’allattamento.

Una possibile complicazione è quella che la ferita s’infetti. Cosa che obbliga la donna a recarsi all’ospedale per ricevere le cure adeguate. Infine, può provocare dolore nell’evacuazione.