Esofago di Barret, un cambiamento cellulare che può determinare metaplasia

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L’ esofago di Barrett conosciuto anche come “Epitelio di Barrett”, e una metaplasia causata dal cambiamento anomalo delle cellule che si trovano nella parte inferiore dell’esofago. Il normale rivestimento squamoso dell’epitelio, viene sostituito da cellule mucipare calciformi che tendenzialmente sono presenti nel tratto gastrointestinale.

Esofago di Barrett: meccanismo di azione

Il succo gastrico acido, in seguito al rilasciamento del cardis, determina un cambiamento dell’epitelio, che tende a contrastare questo meccanismo per difendersi dall’acido. Tutte le cellule che si sono sostituite all’epitelio esofageo e che vengono a contatto con il reflusso di natura acida, mostrano delle caratteristiche affini a quelle intestinali, e danno vita all’ esofago di Barrett. Tale cambiamento, che implica il differenziamento delle cellule staminali della mucosa dell’esofago, prende il nome di “metaplasia”, ovvero una modifica per cui un determinato tipo di cellule differenziate, viene sostituito da altre cellule a sua volta differenziate.

Se prendiamo per buona la definizione di “esofago di Barrett” in quanto metaplasia, questo è possibile classificarlo in tre sotto-istotipi: il primo tipo è la metaplasia intestinale completa, che contiene le cellule di Paneth e che sono calciformi, il secondo tipo è l’apparato ghiandolare misto con cellule gastriche e cellule calciformi, e l’ultimo tipo è costituito esclusivamente da cellule carciformi.

Esofago di Barrett: sintomatologia

Il cambiamento delle cellule sane da cellule precancerose, che indica la presenza di esofago di Barrett, non provoca nella persona affetta nessuna sintomatologia riconducibile alla malattia.

Ci sono delle condizioni però, che vengono associate alla patologie e sono:

1. Bruciore di stomaco frequente e persistente
2. Disfagia, ovvero difficoltà della deglutizione
3. Ematesmesi, ovvero vomito con tracce di sangue
4. Dolore costante sotto lo sterno, ovvero nel punto esatto dove lo stomaco si incontra con l’esofago
5. Perdita di peso corporea involontaria, perché il consumo di cibi provoca dolore

In presenza di obesità, si aumenta il rischio di sviluppare l’ Esofago di Barrett, anche se il meccanismo ancora non è chiaro alla medicina.
La differenza che c’è nella distribuzione di grasso tra gli uomini e le donne, potrebbe giustificare la maggiore l’insorgenza della patologia, perché gli uomini, tendono a sviluppare grasso nella zona centrale dell’addome, mentre nelle donne il grasso è periferico.

Esofago di Barrett: trattamento

Gran parte delle persone affette da Esofago di Barrett non mostrano displasia, per questo la medicina consiglia di non sottoporre il paziente ad ulteriori endoscopie e biopsie, se queste hanno confermato l’assenza di displasia, per almeno tre anni. Lo screening per l’esofago di Barrett è l’indagine endoscopica, anche se attualmente non vi sono prove sufficienti che supportano tale esame. Ulteriori opzioni terapeutiche comprendono la rimozione tramite chirurgia, dell’esofago, oppure trattamenti endoscopici come da dissezione endoscopica della sottomucosa oppure la distruzione. Tramite ablazione a radiofrequenza, è stato possibile dimostrare, che tale pratica ha un’efficacia pari al 90% o superiore alla totale asportazione dell’esofago, ed inoltre vi è maggiore sicurezza durante il procedimento.

La somministrazione di farmaci inibitori della pompa protonica, non hanno evidenziato prevenzione del tumore esofageo, mentre il trattamento mediante laser, viene indicato nei casi molto gravi di displasia, a differenza della malignità accertata che può richiedere l’intervento chirurgico, con radioterapia e chemioterapia sistemica. Grazie ad un recente studio che è durato cinque anni, è stato possibile dimostrare che il trattamento terapeutico fotodinamico, è decisamente più efficace per rimuovere le aree di crescita della displasia, rispetto all’impiego esclusivo dell’inibitore della pompa protonica. Attualmente la medicina non ha a disposizione una metodologia accertata ed affidabile, per determinare quali pazienti con tale patologia, possano in futuro sviluppare il tumore all’esofago.