carne rossa

Secondo quanto affermano alcuni ricercatori dell’Università di Oxford, centinaia di miliardi di dollari potrebbero essere risparmiati ogni anno dai costi sanitari se una tassa fosse applicata alla carne rossa. Di fatti, un nuovo studio dell’università britannica cha precisato come l’introduzione di una tassa sanitaria su tali prodotti potrebbe compensare i costi sanitari, ed evitare più di 220.000 morti all’anno a livello globale.

Esaminando i livelli ottimali di tassazione per le carni rosse e lavorate in quasi 150 Paesi e regioni, i ricercatori hanno concluso che nei Paesi ad alto reddito, i prezzi della carne rossa dovrebbero essere aumentati di oltre il 20 per cento, mentre le carni lavorate avrebbero bisogno di più del doppio del loro prezzo.

A questi livelli, l’imposta potrebbe raccogliere 172 miliardi di dollari all’anno a livello globale, coprendo il 70 per cento dei costi sanitari associati al loro consumo. Per coprire completamente questi costi, l’imposta dovrebbe essere raddoppiata.

I ricercatori hanno altresì stimato che nel 2020, 2,4 milioni di morti nel mondo saranno attribuibili al consumo di carne rossa e lavorata – con un costo sanitario complessivo da 285 miliardi di dollari. Oltre a compensare i costi sanitari, i ricercatori hanno detto che la tassa proposta potrebbe portare ad un calo del 16 per cento nel consumo globale di carne lavorata e che ridurre il consumo di carne lavorata avrebbe anche un effetto positivo sul cambiamento climatico, riducendo le emissioni globali di gas serra di oltre 100 milioni di tonnellate, ha detto.

Marco Springmann, il ricercatore che ha condotto lo studio, ha dichiarato che un consumo eccessivo di carni rosse e lavorate ha un impatto economico negativo su molti Paesi del mondo, e di sperare che i governi prendano in considerazione l’introduzione di un’imposta sanitaria sulla carne rossa e lavorata come parte di una serie di misure per rendere il processo decisionale sano e sostenibile più facile per i consumatori.

Il ricercatore ha poi precisato che nessuno vuole che i governi dicano alla gente cosa può e non può mangiare, ma che i risultati dello studio chiariscono che il consumo di carne rossa e lavorata ha un costo, non solo per la salute delle persone e per il pianeta, ma anche per i sistemi sanitari e l’economia.

Non tutti sembrano però essere d’accordo. Alla CNBC Carrie Ruxton, nutrizionista e dietista ha rammentato che una tassa sulla carne rossa sarebbe un passo indietro, sia per la qualità complessiva della dieta nelle donne e nelle ragazze che per le disuguaglianze sanitarie. L’esperta ha poi sottolineato che non vi sono prove di alta qualità che collegano la carne rossa e lavorata con malattie cardiache, ictus o diabete, e che il rischio di cancro all’intestino si applica solo quando le assunzioni settimanali superano i 700 g.

Anche Chris Mallon, amministratore delegato della National Beef Association del Regno Unito, ha dichiarato alla CNBC in un’e-mail che una tassa generale sulla carne sarebbe una reazione eccessiva e che la prevenzione cronica delle malattie sarebbe molto più efficace se si concentrasse sul fumo, sul bere in eccesso e sul peso corporeo piuttosto che su una singola fonte di cibo come la carne, che porta molti benefici nutrizionali.