Studio conferma glifosato come fattore di rischio per il linfoma non-Hodgkin

Una recente ricerca conferma che il glifosato può essere un decisivo fattore di rischio per sviluppare il linfoma non Hodgkin.

linfoma non-Hodgkin
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Un nuovo studio ha dimostrato che l’erbicida glifosato potrebbe aumentare il rischio di cancro del 41% tra coloro che ne sono esposti. I risultati dell’analisi sono stati pubblicati questa settimana sulla rivista Mutation Research/Reviews in Mutation Research.

Il glifosato è un erbicida popolare usato in tutto il mondo, non senza polemiche che, questo studio, contribuirà ad accentuare. In questo studio, infatti, i ricercatori hanno scoperto che l’esposizione a questo diserbante ha un effetto significativo sul rischio di sviluppare un linfoma non-Hodgkin (NHL), un cancro del sistema immunitario. Tutte le meta-analisi condotte fino ad oggi hanno peraltro riportato costantemente lo stesso risultato chiave: l’esposizione a GBHs (erbicidi a base di glifosato) è associata ad un aumento del rischio di NHL.

Già nel 2015 l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato che il glifosato era “probabilmente cancerogeno per l’uomo“. L’Agenzia per la protezione dell’ambiente degli Stati Uniti nel 2017, tuttavia, aveva detto che l’erbicida “non è probabile che sia cancerogeno per l’uomo”, con una dichiarazione poi ripresa e sostenuta dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

Nel 2017, la Bayer aveva aggiunto che il glifosato è uno “strumento sicuro ed efficiente per il controllo delle erbe infestanti”: una presa di posizione contestata da circa 800 persone, che hanno citato in giudizio Monsanto e la Bayer, sostenendo invece che il glifosato fosse una causa del linfoma non-Hodgkin.

Rachel Shaffer, coautore della ricerca, ha ricordato che i risultati della meta-analisi hanno rivelato che tra le persone con “massima esposizione” all’erbicida, c’era un’associazione “convincente” con lo sviluppo del LNHL. Gli autori concordano, tuttavia, che i dati sulla sostanza chimica che causa direttamente il cancro erano limitati. Scrivono infatti che dalla metà degli anni 2000, l’aumento dell’agricoltura “green burndown”, che comporta l’applicazione di erbicidi glifosato a tutte le colture prima del raccolto, ha portato ad un enorme aumento dell’esposizione alla sostanza chimica.

Bayer ha smentito le affermazioni, affermando che i risultati erano dovuti a “manipolazione statistica” e che c’erano “difetti” nella progettazione e nei metodi dello studio. Bayer ha anche dichiarato che lo studio, “non fornisce alcuna prova scientificamente valida”.

Lianne Sheppard, autrice principale, professore di biostatistica e scienze ambientali e di salute sul lavoro, ha invece ribadito che la connessione è reale,  e che l’erbicida è effettivamente cancerogeno.

Fonte

Exposure to Glyphosate-Based Herbicides and Risk for Non-Hodgkin Lymphoma: A Meta-Analysis and Supporting Evidence. – sciencedirect.com

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia