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Gravidanza con placenta bassa: cosa fare?

La placenta bassa si presenta come una forma di imbuto che porta al collo dell’utero quando la placenta, anziché andarsi a piazzare nella posizione “fisiologica” si va ad inserire nella parte più basse dell’utero.

Normalmente la placenta bassa va ad impiantarsi nella parte più alta dell’utero, però può accadere (parliamo di circa un caso su duecento) che essa si impianti, per l’appunto, nella sua parte più bassa. Poiché è una porzione uterina che si dilata moltissimo durante le fasi del travaglio, subito prima del parto al fine di permettere al feto di passarci attraverso per poi essere espulso all’esterno, l’impianto della placenta in basso, la cosiddetta “placenta bassa” potrebbe essere causa di improvvisi distacchi placentari ed essere in potenza assai pericoloso non solo per il feto, ma anche per la partoriente.

Da cosa ci si accorge di una placenta bassa?

Normalmente ci si accorge di soffrire di placenta bassa solamente al momento dell’ecografia morfologica effettuata nel secondo trimestre di gravidanza. Infatti prima di questo periodo non è facile stabilire se si possa parlare veramente di placenta bassa anche se la stessa dovesse trovarsi proprio nella parte bassa dell’utero perché potrebbe accadere che la stessa, pur partendo dal basso, via via che aumentano le dimensioni uterine, salga fino a raggiungere il posto dove deve “fisiologicamente” impiantarsi senza costituire più un problema al momento del parto.

La placenta bassa, in ogni caso, è difficile che sia sintomatica nei primi mesi di gestazione; al contrario quando sta per concludersi il secondo trimestre ed anche per tutto lo svolgersi del terzo, può essere cause di perdite ematiche. Il sanguinamento non è infrequente, poi, che causi dei dolori al basso ventre.

Tanto le conseguenze che la sintomatologia, tuttavia, possono dipendere anche dalla tipologia di placenta bassa la quale può essere centrale o marginale.

Placenta bassa marginale: molto meno grave

Se siamo in presenza di una placenta bassa marginale ciò vuol dire che la placenta si è “piazzata” dentro la parte inferiore dell’utero, si, ma senza ricoprire totalmente l’orifizio interno dell’utero. Tale tipologia di placenta bassa potrebbe causare dei lievi sanguinamenti: infatti a mano a mano che l’utero aumenta di volume potrebbe verificarsi dei piccoli fenomeni di distacco nella parte inferiore, i quali, però, generalmente non provocano alcuna conseguenza grave né per la mamma né per il feto. In ogni caso, ogni qualvolta si abbiamo perdite ematiche è comunque sempre fortemente consigliabile rivolgersi al proprio ginecologo o recarsi comunque in ospedale per farsi controllare. La placenta bassa marginale non rappresenta un ostacolo al parto naturale, al nomale parto vaginale.

Placenta bassa centrale: qualche rischio in più

Se, al contrario, siamo in presenza di una placenta bassa di tipo centrale, ciò vuol dire che l’orifizio interno dell’utero è coperto integralmente dalla placenta.

Questa situazione presenta in modo deciso più rischi di una placenta bassa marginale, infatti essa può provocare episodi di sanguinamento improvvisi e di notevoli proporzioni, i quali necessitano sempre e comunque di un immediato controllo del medico e, in buona parte dei casi, anche di un immediato ricovero ospedaliero. In questi casi si raccomanda sempre di farsi seguire da un centro ginecologico di riconosciuto livello professionale e con tanta esperienza alle spalle dove farsi controllare periodicamente.

Se la placenta bassa è quella centrale occorrerà condurre una vita molto calma e rilassata, evitare anche gli sforzi fisici e sarebbe prudente anche evitare i rapporti sessuali.

Quando si arrivi alle ultime settimane di gestazione, l’utero inizia normalmente a contrarsi e, di conseguenza, la placenta bassa potrebbe cominciare a distaccarsi con conseguenti emorragie: questa situazione richiede un taglio cesareo ed anche con urgenza.

D’altro canto la placenta bassa centrale richiede sempre un parto cesareo e, ovviamente, occorre anche programmarlo perché se si arrivasse al travaglio, la dilatazione del collo dell’utero provocherebbe senza dubbio il distacco placentare con una conseguente sofferenza del feto molto probabile.

Quali sono le donne predisposte alla placenta bassa?

Una donna che abbia già subito uno o più tagli cesarei, oppure un qualche intervento chirurgico all’utero oppure, infine, una donna che in una precedente gestazione abbia già sofferto di placenta previa (sinonimo), avrà più probabilità di soffrire di placenta bassa. Ulteriori fattori di rischio di placenta bassa sono l’età della gestante di trentacinque o più anni, il fumo, ed una gestazione gemellare.