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Gravidanza extrauterina: Sintomi, cause e diagnosi!

Una gravidanza extrauterina è una condizione che può accadere a tutte e di solito non compromette la fertilità futura, specialmente se la diagnosi viene effettuata precocemente.

Si parla di gravidanza extrauterina quando l’embrione si va ad annidare al di fuori dell’utero (endometrio) o in una zona all’interno ma inconsueta. Nella maggior parte dei casi, l’annidamento avviene in una delle tube, ma può anche avvenire a livello della cavità addominale, nelle ovaie o nel collo dell’utero. Questo si verifica con una percentuale del 0,8-2% sulle gravidanze totali. Queste sono potenzialmente pericolose per la madre e non possono progredire come una normale gravidanza.

In molti casi oltretutto, se non si arresta spontaneamente occorre intervenire per fermarla per non mettere in pericolo la vita della madre. L’embrione, infatti, crescendo potrebbe per esempio portare alla rottura della tuba nella quale è annidato, con la conseguente emorragia interna, ovviamente grave. La diagnosi precoce della gravidanza extrauterina può permettere esiti più favorevoli e riduce enormemente i pericoli.

La fertilità della madre che ha una gravidanza extrauterina è compromessa solamente se la donna ha una sola ed unica tuba e che il problema renda necessaria l’asportazione di questa. È comunque da tenere in considerazione che avendo l’utero e delle ovaie ben funzionanti, è comunque possibile ottenere una gravidanza in futuro con la fecondazione assistita. Quando una donna ha avuto una gravidanza extrauterina è più probabile che possa avere una recidiva, ma la percentuale di rischio è solo leggera e diminuisce se a quella segue una gravidanza normale.

Cause della gravidanza extrauterina

I fattori eziopatologici, che sono cause dell’anomalia nell’impianto extrauterino dell’ovulo, sono piuttosto eterogenei e complessi. Il riconoscimento infatti delle cause scatenanti rimangono un’incognita. In alcuni casi, l’identificazione di quelli che sono i fattori di rischio risulta essere abbastanza semplice, infatti in alcune madri diventa addirittura prevedibile. A causa della variabilità e della complessità dei fattori che possono portare alla gravidanza extrauterina, si usa catalogare le cause in 3 categorie:

  • Anatomiche
  • Ormonali
  • Embrionali

È ovvio comunque che ogni persona risponde in modo differente e soggettivo agli stimoli esterni, per questo bisogna prestare attenzione a generalizzare.

Cause di tipo anatomico

Cause di tipo anatomico

Per cause anatomiche si intendono quelle di natura organica. Nella maggior parte dei casi si tratta di una conseguenza della salpingite, cioè la flogosi delle salpingi o delle tube di Falloppio, o anche di diverticoli o aderenze che si interpongono fra le tube. In questi casi la mucosa che è solita avvolgere le tube risulta essere alterata da un processo di tipo infiammatorio. Vengono così quindi negati i meccanismi che regolano il trasferimento dello zigote in direzione dell’utero. Circa l’80% delle donne che sono sottoposte ad una escissione delle tube dopo una gravidanza extrauterina, sono affette da salpingite cronica.

Altre patologie che possono condurre ad una gravidanza extrauterina sono: fibromi uterini, interruzioni di gravidanza, interventi chirurgici nelle pelvi, malattie infiammatorie sempre nella medesima zona, uso della spirare contraccettiva, quando inserita in modo scorretto. Le infezioni gravi date da batteri nella zona pelvica, sono un fattore di rischio pericoloso proprio perché portano alla gravidanza extrauterina. Questa lascia quindi un’impronta sentita, perché determinano un elemento causale per quelle successive.

Cause ormonali

L’annidamento anomalo dell’embrione in aree extrauterine può essere anche determinato dall’alterazione del normale assetto ormonale: l’abbondanza progestinica e di estrogeni può modificare i tempi fisiologici di migrazione dell’ovocita verso l’utero e anche i tempi di fertilizzazione dell’ovulo. Un eccesso di estrogeni determina infatti un incremento del tono della muscolatura dell’istmo, cioè del primo tratto delle tube, verso l’utero, di conseguenza lo zigote ha la tendenza a restare nell’ampolla.

D’altra parte un eccesso di progesterone può causare la perdita del tono muscolare e di conseguenza l’ovocita che è stato fertilizzato resta troppo tempo nelle tube. Le alterazioni ormonali quindi sono un fattore di rischio che possono portare alla gravidanza extrauterina, in modo particolare per le donne che hanno assunto contraccettivi di urgenza, con altissima dose di estrogeni. L’eccesso di progestinici ed estrogeni, rappresenta una possibile causa di questa particolare gravidanza, anche per quelle donne che hanno deficit della fase luteale, con ritardi dell’ovulazione o che hanno assunto per molto minipillole.

Cause embrionali

Le cause embrionali sono meno definite rispetto alle altre appena viste. Le donne che si sono sottoposte a fecondazione assistita sono quelle più a rischio. In particolare può accadere che l’ovulazione dell’ovocita sia tardiva o che sia troppo prematura (quindi non è ancora ben formato): la conseguenza è che l’embrione si potrebbe piantare al di fuori dell’utero, non riuscendo a raggiungerlo. Il danneggiamento dell’embrione, così come le alterazioni dell’annidamento dell’embrione possono essere cause di una gravidanza extrauterina.

Sintomi

Sintomi

I sintomi della gravidanza extrauterina non sono evidenti, anche se spesso si manifestano dolori pelvici, che possono essere più o meno intensi, anche solo da una parte. È inoltre possibile che si verifichino delle anomalie nel ciclo mestruale, come ritardo, un eccesso di fluido ematico o un eccessiva scarsità dello stesso. Anche se tale condizione è asintomatica, non è detto che essa si risolva spontaneamente, può comunque svilupparsi.

Diagnosi

La diagnosi della gravidanza extrauterina è basata essenzialmente sull’ecografia. A questa si abbina la misurazione dei livelli nel sangue dell’ormone BetaHCG. Se l’ecografia non mostra niente, ma i livelli di questo ormone aumentano in modo lento, significa comunque che la gravidanza è extrauterina.

Terapia

Le terapie disponibili a momento per la cura della gravidanza extrauterina sono l’intervento chirurgico e la terapia farmacologica, anche se questi interventi potrebbero incidere sulle gravidanze successive.

La terapia farmacologica prevede di iniettare del metotrexato, un farmaco chemioterapico che blocca la riproduzione delle cellule, oppure del cloruro di potassio per via intramniotica, una modalità invasiva, ma d’avanguardia e con meno possibilità di danneggiare l’utero. In alternativa c’è l’iniezione intramuscolare, meno invasiva e comunque efficace. Di solito questa scelta è quella più applicata, soprattutto per quelle donne che hanno subito altri interventi chirurgici o a cui per qualche motivo non può essere fatta l’anestesia generale. La terapia farmacologica va bene se si è in fase iniziale e se la donna non ha sviluppato problematiche per la gravidanza extrauterina.

La terapia chirurgica è di certo più invasiva per la donna e di solito la si consiglia solo se i farmaci non hanno dato l’effetto desiderato. Il medico chirurgo deve operare facendo molta attenzione a preservare la tuba, se la donna desidera un’altra gravidanza. Nei casi più gravi comunque si deve procedere con l’asportazione dell’utero. Se l’intervento viene effettuati d’urgenza, in caso per esempio di emorragia, di shock, di gravidanza addominale o cervicale, si usa fare una laparotomia, cioè un incisione dell’addome. Se non è necessario operare con urgenza si può invece fare un’operazione mini invasiva con poche incisioni e al massimo di 5 mm (laparoscopia). La tuba viene spremuta e se non restituisce l’embrione può anche essere asportata in modo parziale o totale.

Nei casi più semplici comunque si adopera la classica procedura d’attesa, cioè si aspetta semplicemente che la situazione si risolva da sola. Nel 70% dei casi questo accade, di solito quando la camera di gestazione è stabile, ha piccole dimensioni e non vi sono sintomi di alcun problema. I controlli clinici devono essere però quasi quotidiani, almeno sino a quando non si è verificato che la gravidanza è rientrata nella normalità.

Ormoni femminili

Ormoni femminili

I principali ormoni sessuali femminili prendono il nome di estrogeni. Tale ormone è steroideo e produce il loro nome dell’estro. Si trovano sia nella donna che nell’uomo. Nel sesso femminile, quando la donna si trova in età fertile, questi raggiungono livelli sierici molto più elevati.

Gli estrogeni hanno il compito di promuovere la formazione dei caratteri sessuali in una donna. Quindi il seno, l’allargamento del bacino, la proliferazione dell’endometrio e anche il ciclo mestruale di ogni mese fino alla menopausa. Quando si parla di FSH si vuole indicare l’ormone follicolo-stimolante. Il LH è l’ormone luteinizzante.

Entrambi regolano la produzione di estrogeni durante il processo di ovulazione. Una volta che gli estrogeni circolano nel torrente ematico in quantità elevate, l’FSH e l’LH hanno un feedback positivo. Questo determina l’aumentata secrezione di GNRH svolta dall’ipotalamo. Tal processo a sua volta sarà il promotore della secrezione di LH da parte dell’ipofisi. A catena determinerà successivamente il picco ovulatorio.

Il picco ovulatorio

Con il termine picco ovulatorio si vuole indicare l’aumento massimo dell’ormone LH. Una volta raggiunto questo picco, a distanza di 36 ore la donna si troverà nell’ovulazione. I maggiori estrogeni presenti nel corpo femminile sono: Estradiolo, Estrone e Estriolo.

Dalla comparsa del primo ciclo mestruale fino alla menopausa, l’estrogeno più importante è il 17, β-estradiolo. Una volta che la donna ha raggiunto la menopausa, l’estrogeno che viene maggiormente prodotto svolge una attività nettamente inferiore a quella dell’estradiolo. Gli androgeni producono a loro volta gli attraverso l’azione di enzimi aromatici. L’estradiolo invece vine prodotto dal testosterone, mentre l’estrone si ottiene grazie all’androsteneidione.

Come vengono prodotti gli ormoni nella donna

Gli estrogeni vengono prodotti grazie alla placenta ed ai follicoli ovarici. Alcuni di essi sono prodotti da altri organo o tessuti in minore quantità, come le ghiandole surrenali ed il fegato. Tali organi sono fonti secondarie per la donna nel periodo post-menopausa.

La loro sintesi ha inizio nelle cellule della teca che si trova internamente alle ovaie. Essa può avvenire anche tramite il colesterolo attraversando l’androstenedione. Quest’ultimo è il precursore, ma è dotato di una attività estroginica molto debole. Una volta prodotto dalle cellule della teca interna, attraversa l’intera membrana basale fino a raggiungere le cellule della granulosa.

Una volta qui, viene automaticamente convertito in estradiolo oppure estrone. Gli estrogeni possono essere prodotti anche dall’enzima aromatasi, che trasformano gli androgeni in estradiolo. Il corpo luteo una volta giunta la trasformazione non produce più estrogeni, perché ha perso il meccanismo delle aromatasi. Il corpo luteo quindi non avendo il meccanismo di aromatasi, non è in grado di convertire gli androgeni in estrogeni.

Le funzioni degli estrogeni nel sesso femminile

Le funzioni degli estrogeni nel sesso femminile

Gli estrogeni naturali che sintetici svolgono funzioni fisiologiche molto importanti. Esse regolano in primis la maturazione sessuale, perché intervengono nel corretto sviluppo dell’apparato genitale. La produzione massiccia in età puberale favorisce la chiusura delle cartilagini e della congiunzione delle ossa lunghe, determinando così la fase di accrescimento staturale.

Lo sviluppo stromale delle mammelle femminili viene stimolato dagli estrogeni. Essi inoltre favoriscono il mantenimento delle caratteristiche secondarie di una donna, come lo sviluppo del seno, la distribuzione del pelo, il timbro della voce, la statura, la distribuzione delle ossa e l’ossatura.

Consentono la fecondazione e lo stato interessante ed intervengono nella regolazione del ciclo mestruale. Regolano la distribuzione del grasso corporeo favorendo così il deposito nelle anche e nelle natiche, nell’addome, nella parte inferiore dell’ombelico e nelle cosce. Formano e mantengono per tutta la vita il trofismo osseo, svolgendo una funzione protettiva verso la formazione dell’osteoporosi.

La stimolazione degli estrogeni

Sono in grado di stimolare la sintesi dei trigliceridi e di conseguenza l’aumento delle lipoproteine ad alta intensità. Proteggono le pareti delle vene dal danno arterosclerotico. Le donne a differenza degli uomini posseggono molti più estrogeni fino alla menopausa. Grazie a questo rispetto agli uomini corrono meno rischi nello sviluppare patologie cardiovascolari.

Gli estrogeni regolano moltissime funzioni a livello cerebrale, tra cui l’attenzione e la memoria. Stimolano la sintesi a livello epatico attraverso diversi enzimi e proteine, ed alcuni alimenti come ad esempio la soia contengono al loro interno delle sostanze che purtroppo minano gli effetti degli estrogeni.

Infine grazie ad essi viene stimolata la lipolisi nel tessuto muscolare ed in quello adiposo. Proprio per questo migliorano le prestazioni durante l’attività fisica di durata risparmiando risparmiando il glicogeno muscolare a scapito degli acidi grassi presenti nel tessuto muscolare.