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Imbibizione, assorbimento di un liquido da un corpo solido senza reazioni chimiche

Che cos’è l’imbibizione, quali sono le principali tipologie, come si calcola e un esempio pratico nel corpo umano.

Revisione scientifica a cura della Daniele Pace

L’imbibizione dell’acqua si realizza tramite il movimento delle molecole dell’acqua in un corpo solido. Questo fenomeno si può verificare in diverse modalità. L’imbibizione, infatti, si caratterizza per essere un processo fisico e assolutamente non chimico.

Imbibizione capillare

Questo tipo di imbibizione avviene dopo il liquido finisce all’interno dei fori di un corpo solido. Le molecole che caratterizzano l’acqua sono in continuo movimento all’interno di un solido. Tutto si deve al fenomeno che viene chiamato capillarità. Quest’ultimo permette di incrementare il volume del solido fino ad arrivare a romperlo. Si tratta di una tecnica piuttosto risaputa e conosciuta. Nello specifico veniva impiegata nelle cave più antiche con lo scopo di spaccare dei massi di grosse dimensioni. Tanto è più bassa la tensione in superficie che caratterizza il solido, tanto è maggiore il quantitativo di acqua che è in grado di penetrare all’interno del solido in profondità. In questo caso, è una di quelle tecniche che vengono impiegate per ottenere la fuoriuscita dei gas che si trovano all’interno delle rocce.

Imbibizione osmotica

L’imbibizione si caratterizza per corrispondere all’assorbimento di un determinato liquido tramite un procedimento di osmosi. Come? Mediante quelle parti che denotano una semipermeabilità che si trovano all’interno delle cellule del corpo umano e degli altri organismi viventi. Nei tessuti che si possono definire organici, si trovano delle particolarità cavità che hanno tale caratteristica. Al loro interno si trovano delle soluzioni che rendono più semplice e rapida l’imbibizione osmotica dei liquidi.

Imbibizione molecolare

Questo tipo di imbibizione è caratterizzata dai movimenti dei liquidi in una serie di gel liofili. Nel momento in cui entrano a contatto, ecco che il liquido subisce l’assorbimento andando a provocare un incremento del volume del gel, che viene chiamato rigonfiamento. Il gel, in questa maniera, è in grado di accumulare dell’acqua all’interno della propria struttura molecolare.

Il coefficiente di imbibizione

La valutazione, dal punto di vista quantitativo, della mole di acqua che viene assorbita all’interno di un solido si effettua sfruttando il coefficiente di misurazione. Si tratta di una misurazione che si ottiene grazie al rapporto tra l’incremento di massa a cui è sottoposto un solido dopo essere stato immerso in acqua fino ad arrivare alla saturazione e la massa che lo caratterizza, invece, in una condizione asciutta. Piuttosto di frequente, il coefficiente di imbibizione viene messo a disposizione in valori percentuali.

La formula e il significato

La formula è la seguente: coefficiente-di-imbibizione-percentuale
In questa formula i% rappresenta chiaramente il valore di imbibizione in termini percentuali. Gs è il peso del corpo solido saturo d’acqua, mentre Ga è il peso del solido in uno stato asciutto. Il coefficiente che se ne ricava rappresenta una grandezza fisica che è stata ribattezzata adimensionale. Si tratta di un parametro che è fondamentale nel momento in cui c’è la necessità di effettuare una valutazione merceologica di un gran numero di materiali. Ad esempio si può usare per i mattoni, per il legno, le rocce e così via. Per quanto riguarda le rocce, si tratta di un parametro che è correlato con la gelività. Quest’ultima non è altro che la capacità di un corpo a disgregarsi per mezzo dell’attività del gelo.

La potenziale di matrice

La pressione che viene ottenuta dal corpo solido che subisce l’immersione all’interno di un liquido imbibente viene chiamata con il termine di potenziale di matrice. Questo parametro è in grado di arrivare anche a dei valori particolarmente alti. È sufficiente pensare ad esempio ai classici blocchi di pietra che venivano sfruttati dal popolo degli antichi Egizi per la realizzazione delle varie piramidi. Tali blocchi venivano ottenuti a partire dalla roccia. Con quali modalità? Inserendo dei cunei di legno all’interno di fori che venivano realizzati proprio con questa finalità. I cunei successivamente veniva bagnati con dell’acqua e si cominciavano a dilatare. In questo modo, si poteva ricavare il distacco di lastre di enormi dimensioni.

Congestione venosa polmonare e imbibizione

La congestione venosa polmonare non è altro che una stasi di sangue che si forma nel cuore sinistro. Può insorgere sia per via di uno scompenso iposistolico che per via di una disfunzione diastolica che colpisce il ventricolo sinistro. Dall’esame radiologico del torace possono essere ottenuti tre reperti importanti, che presentano un livello di gravità che cresce in maniera progressiva. Nella prima fase c’è solamente una congestione venosa. Normalmente il calibro dei vasi venosi all’interno dei campi polmonari superiori è più basso rispetto a quello dei campi inferiori. Un incremento della pressione venosa porta il sangue verso i lobi superiori. In sostanza, si verifica una redistribuzione del circolo. In una seconda fase può intervenire un’imbibizione edemigena interstiziale. Il liquido inizia a trasudare all’interno dei capillari polmonari. Poi finisce all’interno dell’interstizio dei setti interalveolari. Dal punto di vista radiologico si può notare un aspetto piuttosto sfumato che caratterizza i campi polmonari. La terza fase è quella dell’edema alveolare. Il liquido, a questo punto, finisce dai setti interstiziali alle cavità degli alveoli.