Infibulazione, una pratica dolorosa e invasiva a cui sono costrette molte donne

Quando si parla di infibulazione, si vuole indicare una pratica di mutilazione dei genitali femminili, eseguita per motivazioni socio-culturali.

Infibulazione
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L’infibulazione è una pratica di mutilazione dei genitali femminili, che viene eseguita per ragioni socio-culturali. Tale forma di mutilazione consiste nella chiusura completa dell’ostio vulvare e dell’asportazione del clitoride. La sutura che si eseguito a seguito dell’intervento, lascia aperto solo un piccolo foro, per consentire alla donna di urinare e di far fuoriuscire il sangue mestruale.

La pratica comporta gravi rischi ed è irreversibile per la salute delle ragazze o delle donne che la subiscono, oltre a determinare gravissime conseguenze psicologiche. Il sostegno della pratica attualmente è in declino, anche se in diversi paesi è ancora largamente diffusa.

In cosa consiste

Il termine infibulazione è un parola che deriva dal latino FIBULA, ovvero spilla, ed indica la chiusura del lume vaginale. La mutilazione dei genitali femminili prevede l’asportazione delle piccole labbra e una parte delle grandi labbra vaginali, con o senza l’asportazione del clitoride.

Una volta terminato questo atto, segue la cauterizzazione e la sutura della vulva mediante lo spago oppure l’infissione di spine o spilli. Resta solo un parte aperta di circa 2 centimetri, per consentire la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale. Successivamente le gambe delle donne vengono legate insieme e restano tali per circa un mese, in maniera tale da favorire la guarigione della ferita.

Sia l’infibulazione e le altre mutilazioni dei genitali femminili, vengono eseguite nella maggior parte dei casi su bambine o giovani ragazze di età compresa tra i 4 ed i 15 anni. Ad eseguire la mutilazione se ne occupa quasi sempre una donna, priva di formazione medica, come ad esempio la donna più anziana del villaggio, oppure una levatrice o una guida spirituale della comunità, con l’impiego di strumenti rudimentali, come coltelli, forbici, lame, pezzi di vetro o rasoi.

Si pratica senza anestesia o senza trattamenti antisettici, e le complicanze della mutilazione genitale possono includere forti emorragie ed infezioni come il tetano. Lo scopo dell’infibulazione è quello di conservare ed indicare la verginità della ragazza al futuro marito, oltre a renderla un vero e proprio oggetto sessuale incapace di provocare piacere.

Per tradizione le donne infibulate vengono incise dallo sposo prima di consumare il matrimonio. Per consentire il rapporto sessuale è necessario eseguire un intervento di scucitura della vulva. Una volta messo alla luce un bambino, la donna viene infibulata un’altra volta, con lo scopo di ripristinare la condizione di purezza prematrimoniale.

Diffusione

diffusione dell'infibulazione
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La pratica di infibulazione è molto diffusa presso etnie e gruppi dell’Africa Subsahariana, per i quali le mutilazione rientrano a far parte della tradizione. Una quota minore si registra nelle popolazioni con predominanza islamica in Asia, come l’Iran, l’Iraq, lo Ymen, l’Oman, l’Arabia Saudita e l’Israele.

Secondo un recente rapporto da parte dell’Unicef, pubblicato nel 2013, si è potuto evidenziare che sia oltre 125 milioni le donne sottoposte a mutilazione vaginale, considerando tali dati statistici circa 30 milioni di bambine sono a rischio di subire tale pratica nei prossimi dieci anni.

Attualmente si registra un elevata prevalenza delle mutilazioni genitali femminili in ben 29 paesi africani ed in Medio Oriente, ed in otto di questi, Egitto, Somalia, Gibuti, Guinea, Eritrea, Mali, Sudan e Sierra Leone, dove gran parte delle donne con età compresa tra i 15 ed i 49 anni, sono state sottoposte ad infibulazione. Tramite l’aumento dei flussi migratori verso il mondo occidentale, tale fenomeno si è manifestato anche in Europa.

La clitoridectomia è una pratica non totalmente estranea alle popolazioni occidentali. Nella seconda metà del diciannovesimo secolo, in America ed Inghilterra, una scuola di pensiero sosteneva che tale intervento molto invasivo e doloroso, era necessario per la cura di aberrazioni sessuali ed ulteriori comportamenti non conformi, come l’isteria e la ninfomania.

Scopi

Le motivazioni che si conoscono per giustificare la pratica delle mutilazioni dei genitali femminili sono diverse tra loro:

1. Socio-culturali
2. Psicologici e sessuali
3. Religiosi e Spirituali
4. Igieniche
5. Fattori di genere

Tale pratica non comporta alcun beneficio per la salute delle bambine e delle donne che la subiscono. Al contrario essa, è un atto molto traumatico, dove si possono manifestare conseguenze pericolose sia dal punto di vista fisico che psicologico e sessuale. In base alla gravità della mutilazioni, cambiano le possibili complicanze, che possono derivare da fattori igienici e dalla resistenza opposta della vittima che viene trattenuta con forza.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia