Influenza e raffreddore sono alle porte? Un occhio ai farmaci da evitare per la salute del cuore

L’inverno non è ancora terminato e già 6 milioni di persone hanno dovuto fare i conti con i sintomi dell’influenza e del raffreddamento. A proposito di ciò, vista la facilità con cui i farmaci da banco per queste patologie sono reperibili e soprattutto l’enorme quantità di pubblicità che incitano al loro utilizzo di questi periodi, l’HEART (American Heart Association) e l’American College of Cardiology , lanciano un allarme: “Se soffrite di patologie cardiache, anche semplicemente di ipertensione, non abusate degli antinfiammatori e dei decongestionanti anzi evitateli!”

Se da un lato infatti, utilizzando tali farmaci, affrontiamo i sintomi pre-influenzali ed influenzali, dall’altro mettiamo a dura prova il nostro sistema cardiovascolare. 

Il perché ovviamente risiede nelle molecole contenute in essi e nei loro meccanismi d’azione. Facciamo qualche esempio.

I FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei come naprossene, nimesulide, ibuprofene etc.) agiscono bloccando una famiglia di enzimi (le ciclo-ossigenasi) responsabili della formazione delle prostaglandine, sostanze che hanno uno spettro di effetti biologici riguardanti l’infiammazione, la funzione gastrointestinale e l’aggregazione delle piastrine. Tali farmaci, che se usati moderatamente e nei casi appropriati risultano ottimi alleati, abusati e in presenza di cardiopatie e vasculopatie (condizioni in cui pre-esistono già danni endoteliali) come nel caso dei pazienti con ipertensione, possono causare effetti collaterali cardiovascolari importantissimi alterando la capacità dell’endotelio vasale stesso di dilatarsi in condizioni richieste e destabilizzando le  placche aterosclerotiche con il rischio che queste si stacchino pericolosamente dalle pareti vasali su cui risiedono causando embolie e quindi infarti nella sede in cui migrano. Agirebbero inoltre limitando l’escrezione di sodio dal rene e quindi causando e/o aggravando l’ipertensione.

Un’altra classe a cui fare attenzione sono i decongestionanti (come la fenilefrina, la pseudoefedrina etc.) vasocostrittori il cui uso andrebbe limitato a pochi giorni e a cui andrebbero, piuttosto, preferite le soluzioni ipertoniche saline oggi in commercio sottoforma sia di spray che di fiale per l’aerosol.

Fonti

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia