Interferone, una proteina fondamentale per il sistema immunitario

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L’interferone viene indicato in medicina con l’acronimo IFN per definire una famiglia di proteine che aiutano il metabolismo a combattere patogeni esterni. I parassiti, i batteri e i virus, come patogeni esterni, e alcuni tumori, sono di interesse dell’interferone.

Gli interferoni vengono prodotti dai globuli bianchi che da altre cellule. Questa famiglia di proteine è parte delle glicoproteine, ed è specifica nel combattere gli agenti esterni ed interni che possono aggredire l’organismo. Esse infatti, non solo inibiscono la duplicazione dei virus, ma impediscono che attacchino altre cellule aiutando i globuli bianchi anche bloccando la crescita delle cellule affetta da tumore.

L’azione degli interferoni

Per inibire virus e tumori, gli interferoni utilizzano una strategia ben precisa, che prevede il legame con le cellule malate in modo che queste inizino a produrre degli enzimi che agiscono contro i virus. Legandosi alla membrana cellulare, l’interferone attiva questa produzione e conseguentemente il virus non riesce a duplicarsi. Così le infezioni virali e le cellule tumorali subiscono un rallentamento e a volte anche un blocco della crescita.

Queste caratteristiche vennero studiate per la prima volta in Giappone, da due virologi dell’Università della capitale nipponica. Yasu-ichi Nagano e Yasuhiko Kojima erano impegnati in una ricerca sul vaccino del vaiolo, che portò alla scoperta di un agente inibitore. La ricerca era indirizzata all’inoculazione del vaiolo nei conigli, e portò alla scoperta degli interferoni ricercatori.

A seconda del tipo di interferone si ha un’azione diversa e combinata. Sono degli antioncogene e antivirali e vanno a mettere in azione i macrofagi e i linfociti, aumentando gli effetti delle glicoproteine. Il loro compito iniziale è quello di lanciare l’allarme della presenza di un virus e di comandare la risposta immunitaria. Questa fa sì che si sostituisca con l’immunoproteasoma, il proteasoma. Questo è un complesso strutturale proteico.

Struttura degli interferoni

Interferone, struttura e forma

Gli interferoni vengono classificati in diverse tipologie, divise in due gruppi principali, denominati Tipo I e Tipo II. Del Tipo I fanno parte due classi, alfa (α) e beta (β), e del Tipo II la classe gamma (γ).

Nello specifico, della classe α fanno parte una ventina di proteine prodotte dai leucociti, per cui questa classe è chiamata anche “interferone leucocitario”. La classe β invece, comprende una sola proteina di origine fibroblastica, e per questo si parla di “interferone fibroblastico”. La terza classe, γ, viene prodotta grazie all’azione che viene intrapresa dall’attacco alla membrana cellulare. Questa, come detto, attiva degli enzimi, e questa classe, a partire dall’antigene e dai linfociti.

Le prime due classi descritte si attivano in presenza di virus, e lanciano l’allarme attraverso la comparsa di febbre e stanchezza. Una volta attivato l’allarme, le cellule dell’area interessata dall’infezione vengono legate all’interferone che produce dunque i giusti elementi per combattere l’attacco patogeno. Queste quindi, dietro la direzione dell’interferone, producono la proteina Kinase R, responsabile della fosforilazione. Questo processo impedisce al virus di duplicarsi e lo porta alla morte, insieme alla cellula malata.

La terza classe γ invece è indirizzata alla risposta immunitaria diversa da quella antivirale. Serve invece a far partire l’azione dei macrofagi.

Le terapie a base di interferone

Come è facile intuire, l’interferone è essenziale nella risposta alle infezioni. La medicina ha quindi sviluppato anche degli interferoni sintetici, per delle cure farmacologiche. Oltre a quelli naturali di secrezione metabolica dunque, si può aggiungere l’azione degli interferoni di laboratorio. In questo caso si parla di terapia interferonica. Questa terapia è generalmente somministrata per via intramuscolare e viene usata in molte patologie, ma va usata con cautela. Infatti alcune malattie possono progredire, ma comunque, nella maggioranza dei casi, la risposta alla cura sintetica è più ampia di quella naturale.

Controindicazioni

Particolare rilevanza va comunque data ad eventuali controindicazioni in presenza di alcune malattie. Ad esempio, nella sclerosi multipla, la terapia interferonica può aggravare la situazione. Per i malati di epatite C vi possono essere rari casi di sindrome di Vogt-Koyanagi-Harada. Per i malati di gammopatia clonale, la cura a base di interferoni può essere addirittura fatale.

Anche l’associazione con la chemioterapia può portare a controindicazioni mortali per il paziente, provocando neutropenia, mucosite e altre reazioni.

Nei casi in cui il paziente segua una terapia immunosopressiva, l’interferone non va somministrato. Per i pazienti in cura antiretrovirale, malati di HIV, l’assunzione degli interferoni vanno ad aggravare gli scompensi del fegato, con aggravamento della cirrosi epatica e la morte.

L’interferone può provocare anche problematiche all’apparato della masticazione, sia per i denti, che potrebbero cadere, che per le gengive. In questi casi va aumentata l’igiene orale, con lavaggi più frequenti.