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Intervento all’anca: endoprotesi (parziale) o artroprotesi (totale)?

Quali sono le differenze tra artroprotesi ed endoprotesi d’anca? In quali casi il chirurgo ortopedico sceglie di utilizzare l’una piuttosto che l’altra?

dolore anca

La struttura anatomica dell’anca, come molte articolazioni dello scheletro umano, si compone di due estremità ossee collegate tra di loro e complementari per morfologia e per funzione.

Da una parte c’è il cosiddetto acetabolo, una cavità ossea situata all’interno del bacino dalla tipica forma a coppa (la parola, infatti, deriva da un termine latino che significava vaso per l’aceto). Dall’altra c’è l’estremità superiore del femore, di forma quasi sferica, simile a un pomello. Quest’ultima è in grado di ruotare all’interno dell’incavo acetabolare consentendo alle nostre gambe di svolgere un ampio raggio di movimenti.

Perché sottoporsi a un intervento all’anca?

Il delicatissimo funzionamento di quest’articolazione può andare incontro a problemi. Dolore all’anca e difficoltà a camminare sono sintomi che, se si verificano con costanza e particolare intensità, potrebbero essere associati a patologie abbastanza diffuse come artrosi, artrite, displasia, osteonecrosi, osteoporosi.

Si ritiene comunemente che questi disturbi si manifestino solo nella terza età, ma spesso possono colpire anche persone in età adulta o mediamente giovani.

Altri problemi che possono compromettere la funzione dell’anca, come lussazioni e fratture, sono correlati nella maggior parte dei casi ad incidenti e ed eventi traumatici in genere.

Esistono molti trattamenti conservativi (non chirurgici) in grado di alleviare sintomi e disagi di un’anca malata ma, data la tendenza degenerativa di molte di queste patologie, il ricorso alla protesi è oggi considerato una delle soluzioni più efficace per ripristinare il funzionamento corretto dell’articolazione, soprattutto nei casi più gravi e di lungo corso.

A seconda del caso clinico il chirurgo può decidere di procedere con una sostituzione protesica parziale (endoprotesi) o totale (artroprotesi). Vediamo quali differenze ci sono tra le due tipologie di protesi e in quali casi vengono utilizzate per risolvere i problemi dell’anca.

Caso reale: questo video racconta la storia di un uomo con meno di quarant’anni, affetto da una particolare forma invalidante di coxartrosi post-traumatica, che torna a camminare normalmente grazie a un intervento di sostituzione protesica totale dell’anca, effettuato da un chirurgo ortopedico italiano, il Dr Paolo Filippini. Più informazioni sull’intervento in questa pagina che parla di protesi anca e dintorni.

Endoprotesi d’anca

L’endoprotesi d’anca è un impianto artificiale che serve a rimpiazzare solo la testa del femore e non l’intera articolazione coxofemorale.

Questo tipo di protesi viene utilizzata per ridurre fratture a carico del femore su pazienti giovani in buona salute che non hanno particolari problemi a livello di metabolismo osseo e non presentano patologie cartilaginee degenerative. Viene anche applicata in pazienti molto anziani che non hanno bisogno di ripristinare una particolare mobilità dell’articolazione.

L’intervento con endoprotesi, essendo meno invasivo, ha il vantaggio di consentire una veloce ripresa post-operatoria della verticalità e della deambulazione. Per contro, soprattutto nei soggetti giovani e attivi, il contatto diretto tra protesi e cavità acetabolare potrebbe causare una precoce usura dell’acetabolo stesso, rendendo necessario un successivo intervento di artroprotesi.

Artroprotesi d’anca

Questa tipologia di protesi è molto più diffusa e serve a rimpiazzare l’intera articolazione dell’anca, sia nella sua componente femorale che nella parte acetabolare. Viene utilizzata in pazienti adulti e anziani affetti da coxartrosi o altre patologie degenerative dell’anca in stadio avanzato e si caratterizza per un’elevata funzionalità.

L’artroprotesi d’anca è formata da due componenti: l’acetabolo artificiale, che viene fissato nell’incavo naturale dell’osso attraverso mezzi di sintesi o cemento chirurgico, e la testina protesica, che si innesta sull’osso femorale attraverso un apposito stelo.

Le tempistiche per il recupero post-operatorio variano a seconda del singolo caso clinico e in genere la guarigione completa, grazie anche all’ausilio di un adeguato ciclo di fisioterapia, avviene in un periodo compreso tra i 3 e i 6 mesi dall’intervento.

La chirurgia protesica dell’anca oggi

In Italia ogni anno si effettuano 160.000 interventi di protesi d’anca con un incremento medio annuo del 5% circa. Dopo l’operazione, il paziente deve sottoporsi a un controllo della funzionalità ogni 2/3 anni circa.

La sostituzione protesica dell’anca è oggi uno degli interventi chirurgici di maggior successo e con i migliori risultati per la qualità della vita del paziente. Grazie alla ricerca tecnologica, oggi abbiamo a disposizione impianti realizzati con materiali resistenti, biocompatibili ed anallergici che garantiscono il ripristino della funzionalità articolare in completa sicurezza.

La durata di una protesi varia a seconda della tipologia e dell’utilizzo ma i dispositivi moderni sono particolarmente longevi e in grado di svolgere il loro dovere per oltre 30 anni.