Ipercapnia: valori normali, cause e conseguenze

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Ipercapnia

L’ipercapnia è un termine utilizzato per poter indicare una situazione di eccesso di anidride carbonica nei liquidi del corpo e, soprattutto, nel sangue. Sebbene non vi sia una relazione così scontata, di solito tale condizione va di pari passo con l’ipossia, cioè con la carenza di ossigeno nell’intero organismo o in una sua parte, e con l’ipossiemia, cioè con la carenza di ossigeno disponibile nel sangue.

Cause.

L’ipercapnia è di solito determinata da ipoventilazione, da malattie di natura polmonari, da insufficienza cardiocircolatoria e dal soggiorno in ambienti particolarmente ricchi di anidride carbonica.

Valori normali di anidride carbonica nel sangue.

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È noto che solo una piccola parte dell’anidride carbonica presente in circolo si trova disciolta nel sangue, mentre la parte principale (oltre il 90%) viene diffusa nei globuli rossi. In tale sede il 70% viene poi convertito in ione bicarbonato, mentre il rimanente 23% si lega all’emoglobina.

Chiarito ciò, in condizioni normali la concentrazione nel sangue di anidride carbonica – espressa come pressione parziale della CO2 – è pari a 45 mmHg nel sangue venoso. Superato tale livello, si può invece parlare di ipercapnia.

Gli effetti dell’ipercapnia.

Nei casi in cui la concentrazione di anidride carbonica aumenti oltre la soglia di normalità, il soggetto entra in una condizione di iperventilazione, ed è indotto a respirare in maniera più profonda e più frequente, avvertendo la “fame d’aria”, o dispnea.

Nell’ipotesi in cui questi sintomi diventino particolarmente evidenti, fino a giungere a una condizione di esasperazione – oltre a ventilare con la massima frequenza e profondità, il soggetto che viene colpito da ipercapnia diviene letargico, confuso e nei casi più gravi semicomatoso. L’anestesia e il decesso sopraggiungono invece solamente quando la PCO2 raggiunge dei valori estremamente elevati, tra 120 e 150 mmHg.

In tali condizioni, infatti, l’anidride carbonica esercita un’azione depressiva sulla respirazione, e contribuisce ad attivare un circolo vizioso che alimenta l’accumulo dell’anidride carbonica, favorendo a sua volta una depressione respiratoria, un ulteriore accumulo di anidride carbonica e così via, in un circolo piuttosto stringente che può culminare fino alla morte del soggetto per insufficienza respiratoria.

Cura dell’ipercapnia.

effetti ipercapnia

Il trattamento più mirato alla risoluzione del problema dell’ipercapnia deve essere individuato una volta individuata la causa che fornisce origine a questo disturbo.

In linea di massima, si può tuttavia premettere ricordando che per l’insufficienza respiratoria cronica non esiste ancora un trattamento che sia definitivamente risolutivo e che possa essere utilizzabile per tutti i pazienti, e che la terapia per l’insufficienza respiratoria punta a correggere il meccanismo che si trova alla base dell’insufficienza respiratoria.

Ad ogni modo, di solito l’ipercapnia viene fronteggiata attraverso una terapia farmacologica che consiste nella fruizione di broncodilatatori e antinfiammatori, ossigenoterapia, ventilazione meccanica e altri approcci terapeutici che andranno valutati caso per caso.

In alcuni casi potrebbe essere consigliata al paziente anche la riabilitazione respiratoria, che potrebbe essere d’aiuto al paziente per poter ottimizzare i processi di ventilazione, migliorando le tecniche respiratorie e allenando i muscoli fondamentali per la respirazione. La riabilitazione respiratoria potrebbe inoltre fungere da potenziale sollievo di natura significativa per il paziente, che potrebbe così gradualmente riprendere a respirare meglio rispetto a un paziente che invece non viene sottoposto a una simile terapia di riabilitazione.

Valutata la varietà di cause che potrebbero essere sottostanti la condizione di ipercapnia, e valutata la potenziale gravità delle conseguenze che potrebbero scaturire per il paziente affetto da una ipercapnia di rilevanza, il nostro suggerimento è ovviamente quello di contattare il proprio medico di riferimento, condividendo con lui tutti i sintomi avvertiti e tutte le notizie che potrebbero permettere al dottore la formulazione di una prima diagnosi.