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Ipercolesterolemia familiare: colesterolo sempre alto

Quando il valore del colesterolo non scende, nonostante una dieta appropriata e un esercizio fisico regolare, si parla di ipercolesterolemia familiare o primaria.

Clogged artery and atherosclerosis disease medical concept with a three dimensional human artery with blood cells that is blocked by plaque buildup of cholesterol as a symbol of arteriosclerotic vascular diseases.

Quando il valore del colesterolo non scende, nonostante una dieta appropriata e un esercizio fisico regolare, si parla di ipercolesterolemia familiare o primaria.

Ipercolesterolemia familiare: che cosa significa

Quando il colesterolo nel sangue mantiene livelli elevati nonostante una persona faccia regolarmente esercizio fisico e segua una dieta appropriata, questa persona può essere affetta da ipercolesterolemia familiare. Come indica il termine stesso, esiste una relazione più o meno stretta fra valori di colesterolo elevati nel sangue e delle particolari anomalie di alcuni geni. In sostanza, nelle persone che sono colpite da ipercolesterolemia familiare, il colesterolo viene prodotto in eccesso, già da giovani.

Il colesterolo totale sappiamo che deriva in parte dall’alimentazione e in parte dalla sintesi endogena. In particolare l’80-90% circa viene sintetizzato nel nostro stesso organismo, specialmente a livello del fegato, ma anche del surrene e delle ghiandole sessuali, mentre la restante minima parte ha origini dietetiche.

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Tipologie di ipercolesterolemia familiare

In medicina si preferisce parlare di ipercolesterolemia primitiva con base genetico-ereditaria. Di questa si conoscono tre forme principali:

  • ipercolesterolemia poligenica: questa è la forma più diffusa, infatti interessa i 2/3 dei casi ed è diffusa in particolare in Occidente (qui interessa il 20% delle persone). I fattori disnutrizionali e quelli ambientali si vanno ad aggiungere al dismetabolismo multi genetico.
  • iperlipidemia combinata e familiare
  • ipercolesterolemia primitiva: la forma più rara di questa malattia che riguarda 1/500 individui eterozigoti e 1/1milione di omozigoti.

Cosa causa l’ ipercolesterolemia familiare

La malattia, a trasmissione autosomica codominante, è associata ad un’attività insufficiente del recettore LDL ed è dovuta a un’alterazione genetica. Il gene mutato, nello specifico sul braccio corto del cromosoma numero 19, responsabile della codificazione di questa proteina, determina un aumento nel sangue di LDL proporzionalmente alla riduzione dell’attività dei recettori. Questa può avere una variazione tra il 50 ed il 95%. L’aumento della colesterolemia è dato dalla percentuale alta di colesterolo che è contenuta negli LDL, per questo si parla di solito di “colesterolo cattivo”. Il colesterolo come d’altronde tutti i lipidi non sono solubili in acqua e quindi il loro trasporto nel sangue avviene grazie alle proteine, nel caso le apolipoproteine o APO. Queste, con colesterolo, trigliceridi e fosfolipidi sono le lipoproteine, particelle voluminose che circolano a livello ematico per trasportare il grasso nei tessuti.

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Nell’ ipercolesterolemia familiare non sono rari depositi di colesterolo, in particolare xantomi e xantelasmi, che compaiono sempre più precocemente mano a mano che la malattia diventa più grave. I pazienti colpiti da ipercolesterolemia familiare hanno una tendenza a sviluppare la malattia coronarica e le sue espressioni, come angina pectoris e infarto miocardico (con una percentuale maggiore per gli omozigoti). Questo tipo di malattia possiede fenotipi multipli e si associa a un’alterazione lipidemica maggiormente complessa: ad aumenti isolati di colesterolo, si associano aumento di trigliceridi in percentuali simili. In uno stesso soggetto si possono osservare differenti sfumature di anomalia lipidemica, che in alcune circostanze può presentare quindi diverse dislipidemie.

Trattamento dell’ ipercolesterolemia familiare: dieta

L’esercizio fisico e un regime alimentare adeguato non sono elementi sufficienti per agire contro questa patologia, tuttavia si tratta il primo passo da fare per ripristinare la situazione in caso di questa malattia. Dal punto di vista alimentare è bene ridurre l’apporto calorico, soprattutto se la persona è in sovrappeso, ridurre i grassi totali ingeriti a meno del 30% del totale energetico, ridurre l’apporto di acidi e di grassi saturi di origine animale a una percentuale inferiore al 10% del totale, ridurre, o ancora meglio eliminare, cibi con alto contenuto di oli idrogenati (es. margarina e prodotti da forno).

È inoltre opportuno ridurre i carboidrati con alto indice glicemico e alimenti particolarmente dolci, come certi frutti e articoli di pasticceria. È bene invece introdurre acido oleico (che si può trovare nell’olio di oliva) e quello linoleico (nel pesce). Meglio consumare carboidrati complessi (cereali), aumentando il consumo di frutta (tranne quella troppo zuccherata come banane, fichi, uva, cachi e frutta disidratata), di vegetali e legumi. Regolare anche il sale negli alimenti.

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Trattamento dell’ ipercolesterolemia familiare: farmaci

Quando la dieta non è sufficiente, per chi soffre di ipercolesterolemia familiare è normale, vanno assunti farmaci ipolipidemizzanti. È importante che non sostituiscano un regime alimentare bilanciato, ma che vengano associati ad esso, per trarre beneficio da entrambi gli interventi terapeutici. I farmaci più usati in caso di ipercolesterolemia familiare sono quelli a base di statine (cioè inibitori dell’ HMG-CoA reduttasi) e i fibrati (utili con i trigliceridi alti). Altri medicinali comunemente usati sono l’ezetimibe, la niacina e i cosiddetti sequestranti degli acidi biliari.

Le statine sono di certo il principio attivo più efficace per la riduzione del livello plasmatico di colesterolo, mentre è però meno efficace sulla riduzione dei trigliceridi e sul favorire l’aumento di HDL. La terapia base con statine è comunque in grado di ridurre l’LDL del 40-50% ad alti dosaggi. Il meccanismo di inibizione di questi farmaci permette di intervenire sull’enzima che regola il colesterolo, con un’azione a livello epatico. L’inibizione dell’enzima, determina una riduzione della concentrazione intracellulare di colesterolo. Questa induce di conseguenza un aumento di recettori per il colesterolo LDL: l’incremento della captazione di questo da parte degli epatociti, permette la riduzione della colesterolemia.

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I fibrati, a differenza delle statine, sono rivolti principalmente ad intervenire sui trigliceridi e solo in misura minore sulle LDL e le HDL. Essi intervengono anche sulla modulazione dei geni che sono responsabili della codificazione delle lipoproteine. I fibrati attivano fattori di trascrizione, inibiscono la produzione e stimolano il catabolismo di VLDL:il risultato è la riduzione della trigliceridemia e in parte della colesterolemia. Dal momento che sono attivi sui trigliceridi (che riducono di oltre il 25%), i fibrati sono consigliati soprattutto per il trattamento di ipertriglieridemie isolate o per forme combinate di ipercolesterolemia.

Fattori di rischio

L’ ipercolesterolemia familiare è uno dei fattori di maggior rischio per patologie cardiovascolari, al contrario del colesterolo HDL che aiuta ad eliminare il colesterolo in eccesso dai tessuti e quindi hanno una funzione protettiva. Questo fattore di rischio è stato identificato a partire da studi epidemiologici che hanno messo in correlazione la colesterolemia e rischi di ischemia cardiovascolare: infarto al miocardio, mortalità cardiovascolare, ictus cerebrale.