Iperuricemia: cos’è e come si può curare

L’iperuricemia non è altro che una concentrazione plasmatica molto alta all’interno del sangue di acido urico. Si tratta di livelli che superano ovviamente quelli normali, che sono pari a 6,2 mg/dL nelle donne e 7 mg/dL negli uomini. Nella maggior parte dei casi questo disturbo non presenta alcun tipo di sintomatologia, a meno ovviamente che non si creino delle complicanze, come ad esempio in caso di nefrolitiasi e una forma acuta di insufficienza renale.

Iperuricemia complicanze

La principale conseguenza del’iperuricemia è rappresentata dalla gotta, ma spesso si formano anche dei calcoli ai reni in presenza di massicce concentrazioni di acido urico nel sangue. Allo stesso modo, tra le possibili conseguenze troviamo la nefropatia uratica, una forma particolarmente rara di insufficienza renale che è dovuta alla deposizione di cristalli di urato monosodico all’interno dell’interstizio renale, ma anche una nefropatia da acido urico, come può provocare una forma reversibile di insufficienza renale acuta, che si crea per colpa di una presenza eccessiva di cristalli di acido urico all’interno dei dotti collettori dei reni, ma che si possono depositare anche nelle pelvi e negli ureteri. In alcuni pazienti che soffrono di iperuricemia è stata riscontrata anche la sindrome da lisi tumorale.

Iperuricemia e alcool

Il consumo di bevande alcoliche è in grado di favorire l’iperuricemia, provocando un incremento nella produzione di urati e, al tempo stesso, una diminuzione dell’eliminazione di acido urico. Le bevande alcoliche possono provocare anche iperlatticidemia, andando ad ostruire la secrezione di acido urico. Un’alta concentrazione di purine all’interno di diverse bevande alcoliche, come ad esempio la birra, può provocare l’insorgenza di questo disturbo. Eccedere con le bevande alcoliche può comportare anche un catabolismo epatico dell’ATP molto più rapido, che va di conseguenza a incidere sulla produzione di urati, incrementandola.

Iperuricemia e gotta

La gotta si caratterizza per essere un disturbo del metabolismo purinico che può essere causato da diversi fattori, tra cui anche l’uperuricemia, senza dimenticare anche la presenza eccessiva di acido urico in diverse zone dell’organismo, artriti monoarticolari con associato deposito di urati all’interno delle cartilagini, ma anche patologie renali, come ad esempio la nefropatia gottosa. La gotta, quindi, può essere provocata dall’iperuricemia in forma cronica. Un paziente viene definito iperuricemico nel momento in cui viene sottoposto a cinque giorni di dieta ipopurinica e priva di qualsiasi impiego di farmaci che possono condizionare il valore dell’uricemia, ha dei valori ben determinati di acido urico all’interno del sangue. Oltre i 9 mg/dL il pericolo di gotta è altissimo e deve necessariamente essere iniziata una terapia farmacologica particolare. L’iperuricemia viene suddivisa in due categorie principali: si tratta della forma primitiva, quando non deriva da alcun tipo di patologia acquisita, oppure la forma secondaria nel caso in cui tragga origine da un’alterazione morbosa differente o dopo la somministrazione di particolari farmaci. Tra i principali sintomi della gotta troviamo sicuramente dei dolori articolari non costanti, che spesso sono correlati con eritema, sensazione di calore e gonfiore. L’infiammazione e il dolore che colpiscono le articolazioni derivano, quindi, dal deposito e da una concentrazione eccessiva di urati al loro interno. In seguito, tali depositi di acido urico possono formarsi anche in zone al di fuori delle articolazioni, come ad esempio all’interno del tendine d’Achille oppure nella zona esterna dell’orecchio. La gotta può comportare anche lo sviluppo di calcoli urinari e litiasi fino a mettere a serio rischio l’intero funzionamento dei reni.

Iperuricemia e rischio cardiovascolare

In ambito scientifico si sta ancora oggi dibattendo su come l’iperuricemia possa rappresentare effettivamente un fattore di rischio cardiovascolare emergente. La rilevanza dal punto di vista clinico e la plausibilità sotto il profilo biologico dell’associazione tra alta concentrazione di uricemia e un rischio di mortalità cardiovascolare sono ancora estremamente dibattute e poco chiare. Nello specifico, manca chiarezza per quanto riguarda il fatto se l’iperuricemia sia davvero un fattore di rischio oppure sia solamente un marker di patologia cardiovascolare. Per il momento, quindi, non ci sono informazioni e studi sufficienti per prescrivere una cura farmacologica per gli alti livelli di uricemia asintomatica in riferimento ad ogni tipo di prevenzione nei confronti della patologia cardiovascolare.

Iperuricemia terapia

Solamente in alcuni casi si interviene per la cura dell’iperuricemia, ovvero quando è associata a delle importanti complicanze. Quindi, un trattamento farmacologico e non solo sono dovuti nel caso si sviluppino continui attacchi di gotta, ma anche gotta tofacea, nefropatia da acido urico o da urati e un’escrezione di acido urico che supera gli 8000 mg in un giorno. Lo stile di vita e l’alimentazione devono essere necessariamente modificati. Ad esempio, si suggerisce di seguire una dieta con una quantità di purine estremamente bassa, ma anche bere molta più acqua e cercare di evitare l’assunzione di etanolo.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia