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Isteroscopia diagnostica: cosa è, come si effettua, complicazioni e eventuali alternative

Una isteroscopia diagnostica la si può effettuare per i seguenti motivi:

  1. Cercare di scoprire quale sia la causa di certi sintomi di natura ginecologica, ad esempio un ciclo particolarmente abbondante;
  2. Effettuare la ricerca di alcune condizioni ginecologiche come, ad esempio, polipi (escrescenze di piccole dimensioni e di natura benigna che possono crescere sulla parete dell’utero) o anche fibromi (altro tipo di escrescenze di natura benigna dell’utero);
  3. Andare alla ricerca di qualsiasi tipo di problemi all’interno dell’utero;
  4. Cercare di scoprire, ad esempio, perché si ha difficoltà a rimanere incinte o se si siano subiti raschiamenti dell’utero;
  5. Curare eventuali tessuti di natura cicatriziale (aderenza) della parete interna dell’utero (chiamata endometrio);
  6. Applicare una spirale di tipo medicato (IUS)
  7. Effettuare una contraccezione a carattere permanente (sterilizzazione).

Come nasce l’isteroscopia diagnostica: un salto nella storia della medicina

Per lo sviluppo dell’isteroscopia diagnostica dobbiamo ringraziare il grande lavoro di Pantaleoni che per la prima volta nel 1869 realizzò un’endoscopia uterina. Naturalmente, a quel tempo tuttavia la strumentazione non era così avanzata come lo è adesso e l’espansione della cavità uterina che Pantaleoni era riuscito a ottenere, non era sufficiente per una valutazione clinica.

Tuttavia, solo nel 1925 cominciarono a vedersi i primi passi avanti grazie a Rubin e a Gauss che stavano sperimentando nuove metodologie, come l’utilizzo di fluidi, per raggiungere l’espansione dell’utero.

Fino agli anni ‘70 l’isteroscopia diagnostica non divenne popolare ma appena la tecnologia ha fornito strumenti più pratici, l’uso di supporti liquidi per la distensione uterina divenne finalmente pratica diffusa. Questo succede nei primi anni del 1980 e da lì sono poi state sviluppate molte nuove procedure isteroscopiche, compresa l’ablazione endometriale.

A metà degli anni ‘80 l’isteroscopia è riuscita a sostituire gran parte delle metodologie di dilatazione per la diagnosi di patologie intrauterine.

Oggi, dagli ultimi dieci anni, le raffinatezze nella tecnologia ottica e nello sviluppo di nuovi strumenti chirurgici hanno migliorato notevolmente la risoluzione visiva e le tecniche chirurgiche nell’isteroscopia diagnostica che ha sostituito i vecchi metodi invasivi.

Ora, finalmente, gli strumenti diventano sempre più piccoli e la tecnica sta prendendo il posto delle ora antiquate procedure in sala operatoria. Ma sempre nuovi strumenti e tecniche continuano a emergere al punto tale che le prospettive di miglioramento sembrano adesso illimitate.

Ma esistono alternative all’isteroscopia diagnostica?

Ma esistono alternative all'isteroscopia diagnostica

Si possono effettuare, e saranno solo la sintomatologia e le circostanze a dircelo, esami e trattamenti alternativi alla isteroscopia diagnostica. Per esempio una ecografia può esserci molto utile per vedere l’interno di un utero e scoprire eventuali patologie o condizioni ginecologiche che meritano di essere approfondite o anche trattate. Una ecografia è un esame non invasivo che sfrutta l’“eco” prodotta dalle onde sonore per tracciare un’immagine di un determinato organo interno, quindi anche di un utero.

Anche in ambito ginecologico alcuni esami come TAC o RMN possono, talvolta, essere utilizzati. Se il ginecologo necessiti di avere per le mani un campione di tessuto uterino allora tramite l’isteroscopio si può prelevare un campione tissutale. Un tubicino di diametro molto piccolo si fa passare, attraverso la cervice uterina, all’interno dell’organo, a quel punto con una suzione molto delicata si asportano piccoli campioncini tissutali che verranno poi estratti per l’esame microscopico. Il prelievo è associabile alla isteroscopia diagnostica

L’isteroscopia diagnostica per l’infertilità

Si tratta di una tecnica che di solito non fa parte del lavoro di routine per l’infertilità, ma rispetto ad altre metodologie è in grado di permettere l’esame della cavità uterina e di aumentare la precisione nel diagnosticare la causa dei difetti di riempimento intrauterino.

In caso di sterilità non comprensibile, l’isteroscopia può essere eseguita simultaneamente con una laparoscopia per valutare la cavità dell’utero e la cervice.

Una delle cause è definita tra le alterazioni intracavitarie, piccoli fibromi chiamati miomi. Rimuoverli può aumentare le probabilità di rimanere incinta. Ma nonostante i numeri parlino, la certezza matematica che l’intervento (miomectomia isteroscopica) sia un successo non si può avere in quanto il materiale letterario a supporto di questa tesi è scarso. Si può in ogni caso certificare che i tassi di gravidanza in donne precedentemente infertili e sottoposte all’intervento hanno visto un aumento di circa il 65 per cento. Parliamo di gravidanze concepite in modo spontaneo, con l’aiuto dell’inseminazione intrauterina o con la fecondazione in vitro.

Tuttavia ricordiamo che nessun test effettuato su campioni random esamina l’effetto della miomectomia isteroscopica sull’infertilità e le stime della gravidanza provengono da retrospettivi e piccoli studi prospettici, con grandi variazioni nelle popolazioni e nella progettazione dello studio. Il dibattito si infiamma anche per quanto riguarda la gestione di piccoli miomi con una minima distorsione della cavità uterina.

Le donne con già episodi di aborti spontanei e fibromi sono più “fortunate”. L’intervento chirurgico aumenta effettivamente le possibilità di gravidanza.

Per concludere, è tutta colpa dei miomi che influenzano negativamente gli esiti delle donne sottoposte a chirurgia ma ancora non esiste alcun consenso unanime all’interno della comunità medica. Questo perché anche i fibromi submucosi, altro esempio di tumori uterini benigni, reagiscono in maniera negativa sui tassi di gravidanza e tutto ciò è stato dimostrato in tre meta-analisi separate. Lo stesso si può dire per i fibromi intramurali. Ma anche in questo caso ci sono altre meta-analisi che non hanno supportato la correlazione.

Come ci si prepara ad una isteroscopia diagnostica

Prima di sottoporsi a questa indagine sicuramente il vostro endoscopista vi spiegherà come ci si prepara all’esame. In genere l’esame è di tipo ambulatoriale, motivo per il quale non ci si dovrà preparare per un ricovero ospedaliero e, molto probabilmente, non ci si dovrà preparare per una anestesia. Il ginecologo potrebbe consigliarvi di assumere un antidolorifico a base di paracetamolo una mezz’oretta prima dell’esame. Per questo esame è prevista anche la metodica del day hospital per poterla effettuare in anestesia generale, cioè addormentate mentre l’esame viene effettuato. Resta evidente che se chiederete l’anestesia generale vi verrà chiesto di arrivare a digiuno all’esame.

In ogni caso fate attenzione a seguire molto precisamente le indicazioni che vi vengono date dai tecnici operatori.

In ospedale certamente prima di effettuare l’anestesia e l’esame, del personale paramedico vi sottoporrà ad alcuni semplici test pre-intervento, come la misurazione della pressione arteriosa, l’esecuzione di un elettrocardiogramma ed un esame delle urine.

L’operatore, un endoscopista o un ginecologo endoscopista, vi parlerà di quanto accadrà prima, durante e successivamente all’intervento, avvisandovi anche di qualche eventuale dolore potreste accusare. Se lo ritenete opportuno, potreste prepararvi una lista di domande da sottoporgli, come, ad esempio, quali rischi e quali benefici siano offerti da questo tipo di esame e se ne esistono alternative. L’essere informate non potrà farvi che del bene, in modo che, se deciderete di optare per questo tipo di intervento, lo farete in piena coscienza e, se vi verrà richiesto, firmerete a cuor l’leggero il documento del consenso ad effettuare l’esame.

Cosa accade, esattamente, durante questo esame?

Come ci si prepara ad una isteroscopia diagnostica

Le procedure richieste da questo esame in genere non portano via più di una quindicina di minuti. E’ chiaro che se avete chiesto l’anestesia generale i tempi si allungano, potendo arrivare fino a anche un’oretta o qualcosa in più.

L’endoscopista dovrà applicare lo speculum, in vagina, il quale permetterà di avere una chiara visione della cervice uterina. A questo punto verrà effettuato un lavaggio antisettico delle parti più esterne dell’organo riproduttivo per poi, finalmente, inserire l’isteroscopio che penetrerà fino all’interno dell’utero. La punta dello strumento è dotata di un apparecchio fotografico e/o video che invierà ad un monitor le immagini e/o i video ripresi all’interno della cavità uterina. A seconda delle situazioni e delle cause per le quali la paziente si è sottoposta all’isteroscopia diagnostica, il ginecologo potrà prelevare un campione di tessuto endometriale oppure effettuare un trattamento o, più semplicemente, si accontenterà di osservare attentamente l’interno dell’organo. Per il buon successo dell’esame il ginecologo potrà decidere se iniettare del gas (a volte è un liquido) utile a rendere la superficie della parete interna dell’utero più visibile allo strumento.

Cosa ci si deve attendere dopo l’esame?

Dipende da come si è effettuata l’indagine. Se si è richiesta l’anestesia generale, sicuramente occorrerà del riposo fino a che gli effetti della stessa non siano del tutto passati. Quando ci si sente pronte si può lasciare la struttura ospedaliera, ma occorre assicurarsi che per le 24 ore successive ci sia sempre qualcuno in casa che si possa prendere cura di voi. Si tenga presente che i postumi di una anestesia generale possono influenzare le capacità coordinative e di ragionamento, quindi si dovrà evitare di guidare, assumere alcolici, utilizzare apparecchiature ed anche di firmare documenti di una certa importanza. Se proprio fosse necessario guidare, innanzitutto chiedete lumi al personale sanitario e, in ogni caso, verificate le clausole della vostra assicurazione in merito alla guida entro le 24 ore successive ad una anestesia totale.

Tenete presente che l’esame, un po’ invasivo, potrebbe causare delle perdite ematiche vaginali, per cui potreste aver necessità di indossare degli assorbenti. Se accusate dolenzie o sensazioni di dolore sensibili vi è concesso assumere degli antidolorifici, ma quelli da banco, come l’ibuprofene o il paracetamolo. Vi raccomandiamo di leggere SEMPRE il bugiardino e, in caso di dubbi, di chiedere consigli al farmacista.

Dopo un intervento del genere potrebbe esservi richiesto di ripresentarvi per un controllo: se avete subito la rimozione di un polipo o di un fibroma e/o, in ogni caso, avete subito una biopsia, dovrete passare a ritirare i risultati delle analisi istologiche compiute sui campioni prelevati.

Come ci si riprende da una isteroscopia diagnostica?

Dopo aver subito un intervento del genere occorrerà sicuramente osservare un bel po’ di riposo, diciamo che un paio di giorni dovrebbero essere sufficienti. Se, durante l’esame, si sono esportati tessuti (biopsia o rimozione di escrescenze) allora la ripresa potrebbe essere anche un po’ più lunga. Ascoltare sempre i consigli del medico per sapere quando riprendere le proprie attività quotidiane.

Quindi, il recupero da un esame del genere è generalmente veloce. Tranne nel caso in cui venga svolta anche la biopsia all’interno della procedura, si può fare ritorno alle usuali attività di lavoro, a meno che non siano particolarmente pesanti, già nel giro di due giorni dall’esame. I termini cambiano un po’ quando si tratta di fare riferimento ad un’isteroscopia operativa. In questi casi il recupero è lievemente più complicato e ci potrebbe essere la necessità di osservare qualche giorno di riposo in più prima di riprendere le abituali attività di tutti i giorni.

Cosa si può fare e cosa evitare dopo un’isteroscopia

In seguito ad un esame del genere, la paziente può mangiare e bere senza alcun problema, magari evitando di esagerare, così come può farsi senza problemi anche una doccia. Nel caso in cui ha subito anche l’anestesia generale e conservi un minimo di stato confusionale, il medico potrebbe suggerire alla paziente di optare per pasti piuttosto contenuti e leggeri, quantomeno per il giorno successivo.

Viene consigliato di astenersi dall’attività sessuale per almeno una settimana. Nel caso in cui sia insorto anche del sanguinamento vaginale, fino al momento in cui quest’ultimo disturbo non è del tutto debellato. Come si può facilmente intuire, si tratta di un consiglio preventivo, per fare in modo che non si sviluppino delle pericolose infezioni.

Come si valutano i risultati

Come si valutano i risultati

Nel caso in cui dalla procedura dell’isteroscopia diagnostica si possano notare delle condizioni particolarmente preoccupanti, allora spetta al ginecologo informare nel più breve tempo possibile la paziente del suo stato di salute. Al contempo, deve chiaramente evidenziare quali siano i vari trattamenti a disposizione per risolvere il problema. Nel caso in cui, al contrario, da tale procedura non emerga nulla di particolarmente importante, allora i risultati si possono ottenere già nel giro di pochi giorni. Qualora questo esame diagnostico dovesse essere impiegato con l’obiettivo di raccogliere un campione di endometrio che serve per svolgere una successiva biopsia, allora i risultati di quest’ultimo test saranno disponibile in circa 10-14 giorni. Per quanto riguarda l’isteroscopia operativa, invece, si tratta di una procedura non molto invasiva che consente di trattare con ottimi risultati varie malattie. Non serve alcun ricovero ospedaliero e, insieme alla bassa invasività, sono i motivi per cui viene utilizzata con sempre una maggiore continuità.

Quali sono i vantaggi

L’isteroscopia indubbiamente viene scelta dal momento che presenta svariati vantaggi, tra cui anche permettere la visione diretta della parte interna della cavità dell’utero. L’isteroscopia operativa, invece, offre la possibilità di portare a termine delle operazioni chirurgiche che altrimenti non potrebbero essere effettuabili sfruttando altre tecniche diverse. Inoltre, non ha bisogno dell’apertura dell’addome piuttosto che dell’utero. In questo senso, è bene rimarcare come venga abbassato anche il trauma relativo agli organi pelvici. Inoltre, non è necessario lasciare alcun tipo di cicatrice interna o esterna. In questo modo, quindi, viene diminuito anche il pericolo di possibili infezioni legate alla contaminazione con l’ambiente circostante. Si tratta di un intervento sicuramente poco traumatico per la paziente. Ecco spiegato il motivo per cui è possibile riprendere le usuali attività di tutti i giorni in modo sicuramente più breve in confronto alle normali tempistiche previste dalle classiche operazioni chirurgiche.

I rischi di una isteroscopia

Una isteroscopia non comporta, di per se, rischi particolari, ma è sempre opportuno chiedere al proprio medico, al proprio ginecologo informazioni al riguardo, perché in situazioni particolari potrebbero insorgere problemi. Chiedere sempre al proprio medico.

Gli effetti indesiderati

Qualche effetto collaterale indesiderato potrebbe manifestarsi, ad esempio dei crampi dolorosi, simili a quelli che si avvertono durante il ciclo mestruale. Potrebbe manifestarsi anche del sanguinamento vaginale che, in genere, tende a migliorare e scomparire entro qualche giorno e che solo in rarissimi casi può perdurare per una settimana.