Lupus eritematoso sistemico: cos’è, diagnosi e cure

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Il lupus eritematoso sistemico, chiamato anche LES, si caratterizza per essere una malattia cronica che si manifesta con tutta una serie di anomalie dal punto di vista immunologico. Il sistema immunitario, infatti, va a produrre degli anticorpi automatici che non hanno più la capacità di riconoscere i tessuti e le cellule che fanno parte del corpo del paziente, andando prima ad aggredirli e poi a distruggerli. Il risultato è l’insorgenza di uno stato di infiammazione generalizzato. Quando tale infiammazione perdura per diverso tempo senza che subisca alcun tipo di trattamento, ecco che la funzionalità tradizionale dei tessuti potrebbe subire dei danni a dir poco irreparabili.

Lupus eritematoso sistemico sintomi

Lupus eritematoso sistemico sintomi

Inizialmente i sintomi di questa patologia non sono particolarmente intensi, ma possono prendere di mira diversi organi e apparati. La comparsa di tali sintomi può avvenire nel giro di qualche settimana, di diversi mesi o anche di qualche anno. Tra i sintomi maggiormente diffusi troviamo un senso di malessere generale, stanchezza, mancanza di appetito, riduzione di peso e febbre. Anche sulla cute ci possono essere dei sintomi, come nel caso dell’eritema definito a farfalla, che ricopre le guance e si trova soprattutto nei bambini. Le lesioni ulcerate, ovvero le afte, di solito vanno a colpire la mucosa del naso o della bocca. Dei rash discoidi possono manifestarsi in faccia, ma anche sulle orecchie, così come su torace e braccia.

 

Nel momento in cui le lesioni svaniscono, c’è la possibilità che sulla pelle restino delle cicatrici. Spesso può insorgere anche alopecia, ovvero una notevole perdita di capelli, così come le dita delle mani, quando vengono a contatto con temperature molto basse, possono addirittura modificare il proprio colore e da rosa assumere una colorazione bianca, rossa o blu.

Lupus eritematoso sistemico diagnosi

Il medico arriva ad una diagnosi sia dopo aver individuato i danni che sono stati subiti dai differenti organi che mediante degli esami di laboratorio. Infatti, il paziente potrebbe aver subito delle anomalie negli esami del sangue. Nello specifico si tratta di un abbassamento dei globuli bianchi, ma anche una riduzione dei globuli rossi e dell’emoglobina, oltre che una minor quantità di piastrine. Anche gli indici di infiammazione possono tornare decisamente utili. Infatti, sia la PCR che la VES possono garantire informazioni interessanti. Inoltre, quando i livelli di alcune proteine del complemento sono più bassi rispetto al solito, ciò può indicare la presenza di una malattia in corso, soprattutto nel caso in cui il paziente sia sofferente anche ai reni. Diversi autoanticorpi dosabili che si trovano nel sangue sono di solito presenti in questa malattia e consentono di capire quale sia il livello di attività che caratterizza la patologia, anche e soprattutto nel corso delle terapie. Gli altri esami, come ad esempio la radiografia, ecografica, biopsia e altri test funzionali) possono tornare decisamente utili per capire quali effetti possa provocare il lupus eritematoso sistemico su diversi organi del corpo.

Lupus eritematoso sistemico terapie

Spesso il trattamento del LES è farmacologico e prevede l’impiego di medicinali che possano andare a disattivare il processo autoimmune in corso nel corpo. In questo modo, si può evitare che gli organi danneggiati subiscano dei guai via via sempre peggiori. Ovviamente, prima di stabilire qualsiasi terapia farmacologica, il medico dovrà avere un quadro chiaro su quali siano gli organi e gli apparati che sono stati danneggiati. Questa cura, nella maggior parte dei casi, prevede l’impiego di farmaci che combattano l’infiammazione e di immunosoppressori. Tra i vari farmaci che contrastano lo stato di infiammazione troviamo il cortisone, che è quello più largamente usato, anche se presenta un elevato numero di effetti collaterali, che emergono con maggiore incisività in caso di utilizzo prolungato nel tempo. Il cortisone, infatti, è in grado di provocare un aumento di peso, ipertensione, incremento della glicemia e osteoporosi. Per fare in modo che il cortisone non porti a tutti questi effetti collaterali viene spesso impiegato in associazione ad altri farmaci per fare in modo di ridurre l’infiammazione nel minor tempo possibile e, di conseguenza, diminuire anche il periodo di trattamento a base di cortisone. Gli immunosoppressori che sono più largamente impiegati sono l’azatioprina e il methotrexate. Quando gli organi interni subiscono dei danni importanti, allora ci sono dei trattamenti a base di farmaci più potenti, che consentono di gestire meglio la patologia, ma la cui assunzione deve essere verificati direttamente in base al caso concreto e alle condizioni di salute effettive del paziente.