Malattia di Lyme: una brutta infezione che ci viene trasmessa da una zecca

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La malattia di Lyme rientra tra le antropozoonosi, vale a dire quella famiglia di patologie che si possono trasmettere all’uomo a partire da vertebrati. Nel caso della malattia di Lyme l’animale ce la trasmette per il tramite di una zecca, un insetto.

La malattia di Lyme nel dettaglio

Il veicolo di questa malattia infettiva è, come già anticipato, un insetto, per la precisione una zecca. La zecca viene infettata mordendo l’animale infetto e poi, se morde un uomo, gli trasmette l’infezione.

Incidenza della malattia di Lyme

La malattia di Lyme è una malattia globalmente ritenuta assai comune. La si considera, difatti, la patologie dell’uomo più frequente tra quelle veicolate dalle zecche. Essa venne descritta nella metà degli anni ’70 per la prima volta, anche se la sua sintomatologia tipica venne descritta assai prima, nel 1910 nella penisola scandinava.

Un po’ di storia della malattia di Lyme

Un po’ di storia della malattia di Lyme

Si ricorda il 1975 proprio come l’anno reso infausto da una delle epidemie di malattia di Lyme più estesa. Si registrarono casi altrimenti non spiegabili di artrite (solo dopo si scoprì che erano stati causati proprio dalla malattia di Lyme). L’epidemia ebbe inizio in un centro di piccole dimensioni, nel Connecticut, che si chiama Old Lyme (di qui il nome di questa patologia).

10 anni dopo, indagini mediche di natura statistica riportano la bellezza di oltre quattordicimila casi di questa patologia. Individuata, come sottolineato, per la prima volta negli Stati Uniti, ad oggi la malattia di Lyme è presente con diversi focolai di natura endemica in tutto il Globo, a partire dal Giappone, passando per il Canada, e toccando l’Europa e l’Australia.Solo in America se ne contano dai quindici ai diciottomila ogni anno.

La malattia di Lyme in Italia

Da noi, invece, il primo caso fu individuato a Genova nel 1983, e la prima volta che il batterio fu isolato accadde a Trieste quattro anni dopo. Ad oggi le regioni che accusano il maggior numero di casi sono al Nord, e, precisamente, il Trentino Alto Adige, l’Emilia Romagna, il Veneto, la Liguria ed il Friuli Venezia Giulia. Al Sud ed al Centro le infezioni sono abbastanza rare.

Cause della malattia di Lyme

La malattia di Lyme la si considera una malattia di tipo multi sistemico, generata principalmente da un batterio del tipo degli spiraliformi, il cui nome è Borrelia burgdorferi.

Questo spirochete venne identificato come agente patogeno specifico responsabile della malattia di Lyme solo nel 1982, per merito delle ricerche di un biologo del Montana, il Prof. Burgdorfer, il quale, com’è facile supporre, ha dato anche il nome al microorganismo.

Grazie al nome del batterio che la trasporta, la malattia di Lyme viene chiamata anche “borelliosi”.

Contagio della malattia di Lyme

Questa patologia attacca l’essere umano in modo diretto con il batterio: il microorganismo, in realtà, infetta gli insetti (le zecche) e queste, a propria volta, possono infettare l’uomo mordendolo e trasmettendogli il batterio. (Così come ad altri vertebrati).

Una buona percentuale di mammiferi (ricci e cerci, ad esempio), ma anche roditori ed uccelli, sono un ideale ambiente per la replicazione del batterio.

Il percorso del batterio

Le zecche, e nello specifico quelle della famiglia Ixodes, costituiscono il vettore di questa infezione. Il batterio viene “prelevato” da queste zecche con la suzione del sangue di un animale infetto, e trasmesso all’essere umano (o ad altri animali) mediante un morso.

Dal momento che la malattia di Lyme la si riscontra anche in animali che non sono stati attaccati dalle zecche, non si esclude che, in via del tutto eccezionale, essa possa essere trasportata anche da qualche altro tipo di insetto ematofago.

Affinché questa malattia venga trasmessa all’uomo, la zecca infettata ha da rimanere attaccata alla cute per più di un giorno. Solo così, con la ripetizione dei morsi (inavvertibili perché non procurano dolore), la Borrelia viene trasmessa grazie a rigurgiti, le deiezioni o anche la saliva laddove il morso viene dato.

La malattia di Lyme: un’infezione a più stadi

Questa malattia si caratterizza per la sua evoluzione in più fasi:

  1. L’infezione si manifesta inizialmente con degli eritemi cronici migranti. Vale a dire delle piccole macchie rosse (non rilevate) che, a partire da pochi giorni, fino ad arrivare a qualche settimana, si estendono. Possono diventare delle grosse macchie dalla forma ovale o circolare (raramente triangolare). Le foto ci dimostrano che spesso superano i cinque centimetri di diametro e presentano delle aree centrali più chiare.
  2. Gli eritemi sovente si accompagnano con altra sintomatologia specifica: rigidità del collo, mal di capo, senso di stanchezza, dolori muscolari e febbre. Se il caso è severo la malattia di Lyme porta anche dolori al cuore, alle articolazioni ed anche al sistema nervoso. Qualche volta, in questo stadio, l’individuo colpito dall’infezione lamenta anche infiammazioni oculari, fiato corto e giramenti di testa.
  3. L’ultimo stadio avviene solo se la malattia di Lyme non viene curata adeguatamente o, addirittura, viene proprio trascurata. A questo punto essa potrebbe causare danni, con lesioni alla pelle ed al sistema nervoso, anche a lungo termine.

La malattia di Lyme: i sintomi

Esistono alcuni sintomi di questa patologia che non sono così frequenti come i principali. Per esempio l’irritabilità, le alterazione degli stati umorali, le perdite di memoria e la difficoltà a concentrarsi.

La sintomatologia tipica è, comunque, caratterizzata da molteplicità ed eterogeneità. Alcuni pazienti possono presentare solo alcuni sintomi mentre altri possono accusare sintomi più gravi. Proprio a causa di ciò la diagnosi non è semplice ed immediata nella maggior parte dei casi.

Come trattare il morso della zecca?

Come abbiamo già potuto sottolineare, perché il batterio possa infettare il “destinatario”, occorre che la zecca si attacchi per 2/3 giorni continuativamente alla sua cute. Ecco perché rimuovere la zecca è l’operazione fondamentale per evitare il contagio. Deve essere effettuata quanto più precocemente possibile. Così da impedirle di succhiare il sangue e, quindi, iniettare la salive che potrebbe essere infetta.

Come staccare la zecca

Come staccare la zecca

Evitiamo di utilizzare fonti di calore o sostanze quali l’olio d’oliva, la vasellina o il petrolio. Utilizziamo, invece, una comune pinzetta per la depilazione. Facciamola aderire molto fortemente alla cute, afferriamo l’animale in modo saldo.  Tiriamo poi in modo delicato verso l’alto. Fare attenzione a non schiacciare l’insetto. Ricordiamoci poi che sia la cute che la pinzetta vanno disinfettate.

Cosa fare nei trenta giorni successivi al morso?

Innanzitutto esponiamo l’accaduto al medico. Controlliamo la zona cutanea colpita e cerchiamo eventuali chiazze rossastre intorno all’area del morso. Facciamo attenzione all’eventuale comparsa di affaticamenti, malesseri, mal di capo, ingrossamenti ghiandolari e qualche dolore articolare. NON assumere antibiotici (si potrebbe ingenerare un effetto-maschera per la sintomatologia, con conseguente difficile diagnosi esatta.

Diagnosi di malattia di Lyme

Considerando la molteplicità dei sintomi e segni della malattia di Lyme, potrebbe non essere estremamente facile diagnosticare questa patologia. Mancano, oltretutto, esami sierologici del tutto attendibili e sottoposti a standard e la diagnosi cosiddetta “differenziale” risulterebbe troppo ampia. Difatti i test di tipo immunologico del sangue (ELISA o anche IFA) non vengono ritenuti completamente affidabili per le diagnosi differenziali.

Si osserva che le risposte alle IgM specifiche non possono essere accertate prima dei tre o sei mesi dall’inizio dell’infezione. Ed è un lasso di tempo palesemente troppo abbondante per dare inizio ad un progetto terapico efficace.

Quali sono gli esami raccomandati?

In ogni caso, tra gli ultimi esami di tipo diagnostico per la malattia di Lyme (ancora molto discusso), ricordiamo la reazione polimerasica a catena. Essa è efficace per l’evidenziazione anche di piccolissime quantità di acido nucleico appartenente alla Borrelia (lo spirochete responsabile dell’infezione).

Aggiungiamo che svariati prodromi di questa patologia non sono specifici della stessa, ma sono in comune con altre malattie.

Ostacoli alla diagnosi

Il tipico eritema della malattia di Lyme è presente solo in tre quarti del pazienti che me soffrono. Quindi neanche questo sintomo può essere preso a caratteristica individuante la patologia. In qualche altro caso il rush cutaneo, pur presente, non viene assolutamente rilevato. Un altro ostacolo nel diagnosticare questa malattia è proprio il morso dell’insetto. Quasi sempre allorquando lo stesso, adeso alla cute della “vittima”, morde l’essere umano, questi raramente se ne accorge. Infatti  il morso è quasi del tutto indolore.

Per fortuna, relativamente ai soggetti con la patologia accertata e riconosciuta, la prognosi non è cattiva poiché si effettuano in tempo le prime terapie.

Terapie per la malattia di Lyme

A malattia diagnosticata con certezza e precocemente, una buona prognosi è assicurata da una immediata terapia antibiotica specifica per l’agente patogeno individuato.

Normalmente, durante gli stadi meno gravi della patologia, il soggetto viene curato con Amoxicillina per una durata che può variare da 1 a 3 settimane. Se il paziente è allergico a questo medicinale, lo si può sostituire con eritromicina e penicillina.

Ove mai ci si dovesse trovare in una fase avanzata della malattia, quindi in uno stadio abbastanza grave, alla terapia con antibiotici occorrerebbe associare anche una cura con i corticosteroidi.

Permanenza dei sintomi con le cure

In ogni caso è necessario sottolineare che se fossero presenti anche dolori articolari e rush cutaneo, la terapia antibiotica curerà la causa (cioè la malattia di Lyme). Di certo non la sintomatologia, che potrebbe perdurare anche per delle settimane (o, addirittura, mesi). In questi casi si sconsiglia l’assunzione di antibiotici per periodi troppo lunghi.  Questo perché la sindrome dolorosa tende a regredire spontaneamente nella stragrande maggioranza dei soggetti affetti.

Prevenzione della malattia di Lyme

Un vaccino sicuramente efficiente nella prevenzione di questo morbo ancora non è stato realizzato. In ogni caso la ricerca va avanti con approfonditi studi su vaccini sperimentali. Questi potrebbero essere in grado di ottenere una stimolazione del sistema immunitario dell’organismo ospitante (sovente il nostro). Potrebbe, quindi, ingenerarsi una produzione di anticorpi specifici contro lo spirochete.

Ad oggi si pensa che la prevenzione ottimale per questa infezione consista nel cercare di non farsi mordere da queste zecche. Facendo attenzione soprattutto se si effettuano escursioni in montagna, aree particolarmente infestate da questi insetti.

Qualora ci si accorga di esser stati punti da questa zecca, sarà opportuna l’asportazione delicata dell’insetto aiutandosi con una pinzetta. Per poi disinfettare con cura l’area del morso. Si raccomanda, poi, di consultare sempre un medico. Ricordiamo che interventi tempestivi riducono i rischi di contrarre la malattia. Se l’infezione già è in atto, si aumenteranno le possibilità di una guarigione tempestiva e totale dalla malattia.