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Maternità anticipata: come, quando e chi può richiederla

Una futura mamma lavoratrice può, in alcuni casi specifici, richiedere la maternità anticipata, ecco come è possibile farlo.

 

Una futura madre ha di norma diritto all’astensione dal lavoro due mesi prima e tre mesi dopo il parto, per un totale di cinque mesi. In alcuni casi, per motivi specifici, la donna in stato di gravidanza può però richiedere la maternità anticipata. Nel caso entri in vigore il congedo obbligatorio (regolato dagli art. 16 e 17 del D. Lgs. 151/2001 – Testo Unico maternità/paternità), la retribuzione spettante la madre lavoratrice è corrispondente all’80% della retribuzione media giornaliera per la lavoratrice dipendente o, nel caso della lavoratrice autonoma, della retribuzione convenzionale. I contratti nazionali invece garantiscono quella che è l’intera retribuzione ed il datore di lavoro dovrà pagare la differenza.

L’astensione obbligatoria dal lavoro potrà essere seguita da una maternità facoltativa. Questo periodo viene retribuito con il 30% dello stipendio convenzionale e può avere al massimo una durata di 10 mesi. Anche le libere professioniste possono usufruire del congedo di maternità, se iscritte alla Gestione Separata dell’Inps e se si astengono dalla mansione lavorativa, questo è d’obbligo. Le lavoratrici autonome invece non sono obbligate all’interruzione della loro mansione lavorativa, poiché è stato decretato che potrebbe rovinare il loro business.

Non sempre però la donna in gravidanza riesce a continuare a lavorare fino al 7° o 8° mese, alcuni casi richiedono la cosiddetta maternità anticipata. Essa permette di interrompere l’attività lavorativa con un certo anticipo, al fine di tutelare la salute della donna e del bambino, per esempio nel caso di gravidanze a rischio.

A chi spetta la maternità anticipata

Il congedo anticipato di maternità dal lavoro è concesso in particolare alle seguenti categorie di lavoratrici:

  • le dipendenti a tempo indeterminato o determinato del settore pubblico e privato
  • lavoratrici che svolgono lavori occasionali
  • lavoratrici con contratto a progetto
  • associate in partecipazione e libere professioniste, quando versano i contributi alla gestione separata Inps, se effettivamente le condizioni di salute mettono a rischio la gravidanza e se smettono effettivamente di lavorare durante la gestazione.

La maternità anticipata, come afferma il recente Job Acts, è un’anticipazione del congedo obbligatorio della maternità ed è riconosciuta dalla legge in questi casi:

  1. se vi sono complicanze della gravidanza o se sono preesistenti forme morbose che possono essere aggravate dalla gravidanza;
  2. se le condizioni di lavoro oppure ambientali sono pregiudizievoli alla salute della donna o del feto;
  3. se il lavoro è pericoloso, faticoso e insalubre e la lavoratrice non può essere spostata ad altre mansioni.

In caso di risoluzione del lavoro o di termine del contratto lavorativo, la maternità anticipata decade se è stata concessa per motivi legati alla mansione lavorativa o all’ambiente.

Come si presenta la richiesta di maternità anticipata

Se ci troviamo nel primo caso, (o se il lavoro è nel settore scolastico) la donna in gravidanza deve avviare la richiesta di maternità anticipata alla propria ASL; mentre negli altri due casi, la domanda va fatta al Servizio ispezione del lavoro che fa parte della Direzione Territoriale del Lavoro, che corrisponde alla residenza anagrafica.

La futura mamma lavoratrice che intende chiedere la maternità all’ASL deve recarsi presso questa struttura con un certificato medico che comprova la gravidanza e di documentazione che comprovi la presenza di complicanze dovute alla stessa o antecedenti che potrebbero essere complicate dallo stato interessante.

Negli altri due casi (2 e 3), la domanda va fatta presso la DTL dalla stessa lavoratrice o dal datore di lavoro, sempre presentando anche il certificato del ginecologo che comprova lo stato di gravidanza o qualsiasi altro documento utile.

La Direzione Provinciale del Lavoro rilascia a seguito una ricevuta in doppia copia: una delle quali va consegnata al datore di lavoro. La risposta dell’approvazione della domanda avviene entro 7 giorni, in caso non venga emesso alcun provvedimento, la domanda deve considerarsi accolta.

È importante sottolineare che il ginecologo che rilascia il certificato che attesta la gravidanza deve essere quello di un ente pubblico (ASL, Ospedale etc.) oppure un ginecologo privato accreditato al Servizio Sanitario Nazionale. In caso contrario la donna in gravidanza lavoratrice dovrà essere sottoposta ad un accertamento sanitario presso ad una struttura pubblica.

Va inoltre ricordato che il passaggio dalla maternità anticipata al congedo obbligatorio, non è automatico, ma che bisogna fare richiesta del congedo al 7° mese di gravidanza ed entro i termini previsti.

La retribuzione della maternità anticipata

Le dipendenti in maternità anticipata prendono la stessa retribuzione prevista per il congedo obbligatorio, quindi l’80% della retribuzione media giornaliera dell’ultima busta paga emessa. Alla stessa lavoratrice spetta anche una quota, la quale viene accantonata per il TFR e per le ferie. Questa è a carico del datore di lavoro. La donna in maternità anticipata in questo periodo continua a maturare l’anzianità lavorativa e versa comunque i contributi.

Le lavoratrici in libera professione e parasubordinate percepiscono l’80% di 1/365 del reddito annuo medio, derivante dall’attività di collaborazione coordinata e continuativa oppure libero professionale. Queste lavoratrici possono consultare in particolare la circolare n. 42/2016 dell’INPS.

Possibilità di visita fiscale

L’ASL competente, su richiesta dell’Ispettorato del Lavoro, ha facoltà di verificare la presenza e le condizioni di rischio sul luogo di lavoro e di inviare il rapporto del sopralluogo fatto all’Ispettorato del Lavoro. L’interruzione anticipata del lavoro viene concessa con un provvedimento emanato dall’Ispettorato del Lavoro e viene da questo spedita con posta raccomandata al datore di lavoro e alla donna in gravidanza per conoscenza. A partire da quel momento decadono le restrizioni della mutua e la donna può uscire di casa a qualunque orario per tutta la durata della gravidanza.