Questo sito contribuisce alla audience di logo ilmessaggero

Miastenia Gravis, una malattia autoimmune che colpisce la muscolatura oculare

La Miastenia Gravis, è una malattia che colpisce il sistema neuromuscolare, caratterizzata principalmente da debolezza muscolare con facile affaticabilità.

Miastenia Gravis

La Miastenia Gravis è una patologia autoimmune molto conosciuta, grazie ai meccanismi di sviluppo che sono stati identificati con precisione. Si tratta di una patologia che coinvolge il sistema neuromuscolare e comporta sintomi di stanchezza e debolezza. La debolezza muscolare che caratterizza tale malattia, è causata da anticorpi circolanti, che a loro volta bloccano i ricettori colinergici oppure le proteine della giunzione muscolare, inibendo in questa maniera l’effetto stimolante dei neurotrasmettitori di acetilcolina. Questa patologia ha una incidenza che è compresa tra i 25 ed i 142 casi clinici per milione di abitante, ed una recente stima ha confermato che in Italia i malati di Miastenia Gravis sono dai 15.000 ai 20.000.

Sintomi della miastenia gravis

Il sintomo principale che si manifesta nei pazienti affetti da Miastenia Gravis è la debolezza muscolare, che tende ad aumentare durante i periodi di attività fisica per poi migliorare con il riposo. Tale patologia colpisce tutti i muscoli volontari, ma può capitare che alcuni muscoli come quelli della faccia, degli occhi, della masticazione, della parola e della deglutizione, possono essere interessati dalla malattia. La malattia si può manifestare in maniera improvvisa e con molta rapidità, ed i sintomi veri e propri della patologia, molto spesso non sono riconosciuti e riconducibili alla Miastenia Gravis, infatti moltissimi pazienti ricevono una diagnosi corretta dopo un anno dell’esordi della malattia.

Il moltissimo casi, il primo sintomi che riconduce a tale patologia, è la debolezza dei muscoli oculomotori, ovvero una vista confusa che tende a far vedere le immagini doppie al paziente, con l’abbassamento di una oppure entrambe le palpebre. In altri casi si possono manifestare difficoltà nella deglutizione e la voce nasale può presentarsi quasi incomprensibile.

La prima descrizione riconosciuta in ambito letterario della Miastenia Gravis, è stata descritta dal medico anatomista di origine inglese Thomas Willis, che spiegò in maniera dettagliata nel libro “De Anima Brutorum” nel 1672, il caso di una donna che riusciva a parlare senza alcuna difficoltà per un breve periodo di tempo, ma subito dopo poco, perdevo l’utilizzo della parola diventando muta come un pesce.

I sintomi di questa malattia variano anche in base alla tipologia ed alla gravità, ma possono includere: Ptosi delle palpebre, ovvero come abbiamo descritto prima un abbassamento di una o di tutte e due le palpebre, oppure provocare Diplopia, ovvero una visione doppia delle cose caratterizzata dall’indebolimento dei muscoli che controllano i movimenti oculari, o ancora debolezza delle mani e delle braccia, delle gambe e del collo, modificando anche l’espressione facciale e provocando difficoltà nella deglutizione con il manifestarsi di fiato corto e voce molto spesso nasale, dovuta ad una debolezza che interessa i muscoli sia della lingua che del tratto faringeo.

Per effetto secondario della debolezza muscolare, possono comparire inoltre:

  • Fascicolazioni
  • Mioclono
  • Crampi
  • Tremore

Quando si manifestano delle difficoltà nella deglutizione, questa a sua volta può generare la caduta di cibo, di bevande o saliva in grandi quantità, che possono dare esito ad una polmonite ab ingestis. Essendo molto spesso colpita la zona della muscolatura faringea, si corre il rischio di sviluppare il megaesofago acquisito, che si manifesta inizialmente con il rigurgito.

Come si arriva ad una diagnosi

La diagnosi della miastenia gravis può nascondere senz’altro un gran numero di difficoltà. Infatti i sintomi possono essere piuttosto complicati da differenziare in confronto ad altri tipi di disturbi neurologici simili. Tramite un primo, ma dettagliato e minuzioso, esame fisico si può individuare un certo grado di affaticamento. La debolezza, però, migliora in seguito al riposo e poi peggiora nel momento in cui bisogna nuovamente affrontare il test di sforzo. La miastenia gravis, quindi, è una patologia che può essere diagnostica tramite svariati esami. Prima di tutto mediante degli esami del sangue. Le analisi del sangue, infatti, permettono di rilevare degli anticorpi particolari. Si tratta, ad esempio degli Ab contro il recettore chinasico muscolo-specifico e degli abanti-recettore dell’acetilcolina. Inoltre, si tratta anche degli Ab diretti a contrastare i canali del calcio. In quest’ultimo caso, l’intento è quello di escludere la presenza della sindrome miasteniforme di Lambert Eaton. In gran parte dei pazienti che soffrono di tale patologia, l’individuazione di tali particolari anticorpi basta per poi ottenere una conferma circa la diagnosi.

Gli altri esami da eseguire

Altre volte, invece, vengono prescritti ulteriori esami. Si tratta, ad esempio, dell’elettromiografia, detta EMG. Con questo esame il medico infila un ago particolarmente sottile all’interno di un muscolo. L’obiettivo è quello di misurare la risposta in termini elettrici rispetto alla stimolazione nervosa. Nel caso in cui sia presente la miastenia gravis, la risposta nei confronti della stimolazione consecutiva non è normale. Un altro esame che viene consigliato in tanti casi è la prova dell’edrofonio. Tramite l’iniezione di clorurlo edrofonio si può boccare l’enzima che va a scomporre l’acetilcolina nei pressi della giunzione neuromuscolare. Nei pazienti che soffrono di questa patologia, il farmaco è in grado di causare un quantomeno momentaneo miglioramenti della sintomatologia. La diagnostica per immagini, come ad esempio la radiografia del torace, viene spesso prescritta in questi casi. L’obiettivo è quello di poter escludere altre patologie, come ad esempio la sindrome di Lambert-Eaton, che piuttosto di frequente è correlata con un carcinoma polmonare a piccole cellule. La tomografia computerizzata e la risonanza magnetica rappresentano gli esami maggiormente diffusi e adatti per individuare un timoma, ovvero un tumore del timo.

Terapia

I farmaci utili per trattare la Miastenia Gravis, sono principalmente gli immunosoppressori ed i farmaci anticolinesterasici. È possibile oltre a tali prodotti farmaceutici, sottoporre il paziente ad una terapia sistematica, che consiste nella somministrazione dei farmaci anticolinesterasici che migliorano lo stimolo della giunzione muscolare, con il bromuro di piridostigmina, ovvero il “Mestinon”. Un’altra terapia è quella causale, ovvero che mira a limitare l’azione da parte del sistema immunitario ed in questo caso si utilizzano medicinali corticosteroidi per via orale, e farmaci immunosoppressori come l’Azatioprina. Quando la malattia si manifesta nella sua fase acuta, è possibile utilizzare nel paziente affetto delle sedute di Plasmaferesi-Glubuline, tramite via endovenosa.

Per quanto riguarda la terapia chirurgica, questa deve essere effettuata solo ed esclusivamente in pazienti selezionati e clinicamente stabili, e consiste nell’asportazione del timo ed anche del tessuto peritimico, e se necessario del timoma, ovvero il tumore del timo presente in esso. Prima di tale intervento, in passato si utilizzava il metodo sternotomia longitudinale mediana, ma negli ultimi 20 anni, con lo sviluppo della video-chirurgia, tale metodo è andato scomparendo, oppure viene eseguito solo in casi di grandi tumori.

L’utilizzo dei corticosteroidi e dei farmaci immunosoppressivi

I corticosteroidi sono dei farmaci che vanno ad agire con la soppressione dell’azione del sistema immunitario. Al tempo stesso vanno ad abbassare la produzione di anticorpi nei confronti del recettore e dell’acetilcolina. Il sospetto, in questi casi, è che i corticosteroidi siano in grado di garantire uno stimolo della sintesi di un quantitativo più alto di AchR all’interno delle cellule muscolari. Anche se i risultati ottenuti sono stati piuttosto positivi, i corticosteroidi sono in grado di provocare un maggior numero di effetti collaterali in confronto ad altre tipologie di trattamenti. Tra i farmaci immunosoppressori più usati troviamo sicuramente l’azatioprina, così come il metotressato e la ciclosporina che vanno ad inibire la produzione degli autoanticorpi. Ciò permette di far diminuire i sintomi che sono correlati alla miastenia gravis. In realtà, possono portare anche a numerosi effetti collaterali.

A cosa serve la plasmaforesi

Si tratta di una tecnica che offre la possibilità di diminuire il quantitativo di autoanticorpi che vanno in circolo per tutto l’organismo. Nel corso della plasmaforesi, ecco che il plasma subisce una separazione rispetto al sangue e poi viene ripulito da parte degli Abanti-recettore dell’acetilcolina. Il sangue, successivamente, viene nuovamente infuso al paziente. La sintomatologia, in questo modo, dovrebbe senz’altro migliorare nel giro di 48 ore. Il problema, però, è che tali effetti benefici durano esclusivamente poche settimane, dal momento che il sistema immunitario non smette mai di produrre gli autoanticorpi. Quindi, la plasmaforesi è piuttosto di frequente impiegata per casi in cui l sintomatologia deve essere tenuta sotto controllo in maniera decisamente veloce. Ad esempio, quando c’è la necessità di risolvere una crisi miastenica. Invece, non è impiegata spesso in terapie che si estendono notevolmente nel tempo.

La terapia con immunoglobuline per vie endovenosa

Si tratta di un sistema di controllo a breve termine in cui è previsto l’impiego per endovena delle immunoglobuline. Queste ultime non sono altro che degli anticorpi che hanno subito un processo di purificazione e che sono ricavati dal plasma di donatori di sangue. Si tratta di una terapia che ha lo svantaggio di essere davvero molto costosa. In realtà, però, riveste un certo grado di utilità nel corso di una crisi miastenica che può portare alla compromissione della capacità di deglutire oppure anche di respirare.

L’approccio dal punto di vista chirurgico

Dopo l’intervento chirurgico che ha comportato la rimozione del timo, il paziente potrebbe senz’altro veder scemare alcuni sintomi. Per il momento non si capisce in che modo l’operazione di timectomia possa indurre la remissione della miastenia gravis. Diversi studi, però, sono riusciti a dimostrare come, in seguito all’intervento chirurgico, il livello di anticorpi anti-recettore dell’acetilcolina subisce una certa riduzione. Ad ogni modo, l’intervento di asportazione chirurgica del timo non è certamente un’operazione che va bene per qualsiasi paziente.