Morbo di Alzheimer: cause, sintomi e le attuali cure in commercio

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Negli ultimi anni il morbo di Alzheimer sta crescendo in modo esponenziale. Continuano le ricerche soprattutto in campo farmacologico. I primi sintomi raramente compaiono prima dei 65 anni ma, il primo caso riportato riguarda una donna che di anni ne aveva solo 50. Oggi verrebbe definito Alzheimer precoce. La donna si chiamava Aguste Deter (1850-1906). All’ora era una malattia rara, oggi è la forma di demenza senile più comune.

E’ una malattia irreversibile e progressiva. Oggi grazie ai farmaci a disposizione è possibile rallentare i sintomi, purché sia diagnosticato in fretta. Il morbo di Alzheimer, conosciuto più semplicemente come Alzheimer (porta il nome del dottore che fece la prima diagnosi), distrugge la memoria e le capacità cognitive. Si tratta infatti di una forma di demenza, la quale porta al rallentamento delle capacitò cognitive come la memoria, il pensiero e il ragionamento.

La scoperta del Morbo di Alzheimer

Fu il dottore Alois Alzheimer, psichiatra e neuropatologo tedesco, a diagnosticare per primo quella che in seguito fu definita la malattia di Alzheimer. Nel 1906 analizzò il tessuto cerebrale di Aguste Deter, deceduta proprio a causa della sua “malattia mentale”. Notò che vi erano molte macchie anomale, conosciute oggi come placche amiloidi e dei grovigli di fibre, conosciuti oggi come ammassi neurofibrillari. I sintomi della donna erano: comportamento imprevedibile, perdite di memoria, problemi di linguaggio. Sono appunto due delle caratteristiche del morbo, mentre la terza è il fatto che tra le cellule nervose del cervello non c’è più connessione.

Morbo di Alzheimer dal punto di vista fisiologico

Nonostante sia passato più di un secolo da quando venne scoperto il morbo di Alzheimer ancora non sappiamo con precisione quali sono le cause. Una cosa che è stata riscontrata però è il fatto che i sintomi iniziano a comparire tra i 10 e i 20 anni dopo che i danni al cervello sono avvenuti.

Prima compaiono gli ammassi nella corteccia enterinale, le placche ugualmente s’iniziano a formare ma in altri punti del cervello. I neuroni sani un po’ alla volta iniziano a perdere la loro efficienza, poi non funzionano più bene, smettono di comunicare tra di loro e per finire muoiono. Il degrado inizia a diffondersi all’ippocampo, che svolge il processo di memorizzazione. I neuroni iniziano a morire e queste parti del cervello iniziano a rimpicciolirsi.

L’ultimo stadio del morbo la diffusione generale del danno e ormai il tessuto cerebrale è ridotto in modo molto significativo.

Quali sono le cause del morbo di Alzheimer?

Come dicevamo, le cause non sono ancora note. Sembra comunque che interferiscono fattori come:

  • Genetica (ma non ereditarietà)
  • Ambiente
  • Stile di vita

Ovviamente ci sono ricercatori che lavorano costantemente per capire meglio quali sono le caratteristiche delle placche e degli ammassi. Possono vedere le placche nel cervello di persone vive oggi come oggi (cosa che prima non accadeva) e riescono anche ad analizzare le prime fasi della malattia. Questo ovviamente incentiva a credere che le cause saranno presto o tardi note.

Non può essere mai ereditario?

In realtà si. Il morbo di Alzheimer delle volte può essere ereditario ma è una cosa molto rara. Il paziente sviluppa la malattia tra i 30 e i 50 anni e non durante la terza età come accade di solito. La mutazione avviene perché è stato ereditato il gene da un genitore. L’esordio è sempre precoce.

Stile di vita

Non è completamente chiaro fino a che punto questo possa influire ma comunque i medici ricordano che, adottando una dieta completa, praticando regolarmente esercizio fisico e stimolando la mente è possibile rimanere in salute e prevenire il Morbo di Alzheimer. Sono le nuove ricerche a suggerire che uno stile di vita sano possa prevenire la demenza senile.

Attualmente gli scienziati stanno anche studiando se vi è una qualche connessione tra alzheimer e malatte cardiache, ipertensione, obesità e diabete. Lo scopo è quello di capire se prevedendo le une sia possibilità combattere anche l’altra.

Quali sono i sintomi dell’Alzheimer?

I primi segni del morbo di Alzheimer sono quelli relativi alla memoria. Ovviamente non sempre questi indicano che c’è l’alzheimer. Un disturbo piuttosto comune è quello della MCI amnesica. Tuttavia chi soffre di questo problema ha un rischio maggiore di sviluppare l’Alzheimer.

Lieve

L’Azheimer ha vari stadi. Quando è lieve continuano ad esserci perdite di memoria ma anche l’abitudine a ripetere le stesse domande, perdere l’orientamento, difficoltà a pagare, svolgere le attività di sempre in un arco di temo superiore, cambi d’umore improvvisi. Già in questa fase di solito avviene la diagnosi.

L’impressione generale è che la persona abbia perso la voglia di vivere, non si cimenta più in alcuna attività e inizia a dimenticarsi alcuni fatti recenti. Chiaramente trova molto difficile imparare nuove cose. Alcuni, visto che delle volte non trovano le parole per esprimersi e così inventano parole che gli assomigliano, possono arrivare a smettere di parlare.

L’Alzheimer lieve provoca anche una repulsione al cambiamento. Il malato non è più in grado di concentrarsi e prendere decisioni. Ogni tanto dimentica di mangiare, così come può mangiare in continuazione o vuole mangiare solo un alimento specifico. Può anche iniziare ad avere una propensione all’accumulo di cose completamente inutili e senza valore.

Moderato e grave

L’Alzheimer moderato invece è il secondo stadio ed è qui che si verificano danni nelle zone del cervello che controllano la capacità di elaborare le informazioni sensoriali, il pensiero cosciente, il ragionamento e anche il linguaggio.

Vi è quindi un aumento della perdita di memoria. Il malato inizia a:

  • Non riconoscere più i famigliari e gli amici
  • Non riesce quasi più ad imparare niente di nuovo
  • Trovano difficoltà ad eseguire cose semplici come il vestirsi perché richiede una successione di passaggi
  • Possono avere manie, paranoie e alcune volte anche allucinazioni che possono essere uditive, visive e anche sensoriali.
  • Iniziano ad avere alterazioni del comportamento
  • Alcune volte scambiano le persone, pensando ad esempio che il figlio sia il fratello, il marito, il padre etc.
  • Questa fase porta ad esempio alla tendenza a vagabondare, uscendo di casa da soli (e perdendosi).
  • Può ripetere spesso le stesse cose o fare sempre gli stessi gesti che trova piacevoli
  • Può diventare aggressivo, arrivando a minacciare e imprecare, dando calci, pugni e graffiando. Accusa i famigliari di avergli fatto un torto o di rubargli le cose.
  • Dimentica le buone maniere, può arrivare a svestirsi in pubblico
  • Si trascurarsi
  • Si sveglia in piena notte credendo di doversi recare a un appuntamento

C’è poi l’Alzheimer grave. L’ultimo stadio. Ormai il tessuto cerebrale ha diminuito molto le dimensioni. Non riesce più a comunicare, dipende completamente da chi lo cura. Sull’ultimo deve stare sempre a letto. In questa fase non riconosce più nessuno, nemmeno se stesso. Ha difficoltà a farsi capire, può rifiutare di mangiare e può anche dimenticarsi di deglutire. Urla sempre, non ha più controllo di vescica e intestino. Dimagrisce molto e la sua pelle diventa molto sottile. Non vuole essere toccato, non si sente sicuro nel camminare o può dimenticarsi come si cammina.

Come viene diagnosticato l’Alzheimer?

La diagnosi completa dell’Alzheimer avviene dopo la morte del paziente. I medici ovviamente hanno molti metodi per capire se il paziente probabilmente ne soffre. Prima escludono altre possibili malattie che colpiscono la memoria. Iniziano quindi a informarsi sullo stato di salute, su quali sono i problemi clinici che ha avuto in passato e su quali sono i cambiamenti che i famigliari hanno notato nel comportamento e nella personalità.

Al paziente somministrato alcuni test della memoria, così da analizzare quali sono le loro capacità di risolvere i problemi. Esaminano il cervello con la risonanza magnetica, richiedono esami come quello del sangue, delle urine e del midollo spinale. Sono esami che vengono ripetuti nel tempo per vedere come la memoria cambia.

Una diagnosi precoce è importante perché se presa nei primi stadi è possibile conservare il cervello anche per anni. E’ bene sapere comunque che è una malattia degenerativa e ad oggi non può essere arrestata.

Terapie per il Morbo di Alzheimer

Non esistono cure per il morbo di Alzheimer e non è possibile prevenirlo o curarlo. Lo scopo delle terapie è quello di gestire i sintomi e rallentare il decorso. Alcuni aiuti anche a prevenire in parte.

Per l’Alzheimer lieve e moderato vengono usati tre farmaci, la galantamina, la rivastigmina e il donepezil. Quest’ultimo può essere usato anche per quello grave, così come la nemantina (non ancora in commercio in Italia). Lo scopo di questi farmaci è quello di regolare i neurotrasmettitori. Salvaguardano perciò il pensiero, la memoria, la capacità di parlare e adottare i giusti comportamenti. Possono funzionare per alcuni mesi così come per alcuni anni, non bloccano infatti il decorso della malattia.

I farmaci hanno anche lo scopo di gestire alcuni comportamenti come l’aggressività, l’insonnia, l’agitazione e la tendenza a vagabondare.

Terapie alternative

Esistono anche varie terapie alternative. Spesso sono raccomandate dagli stessi medici e specialisti. Alcuni studi hanno dimostrato che alcuni farmaci antinfiammatori come l’aspirina possono proteggere dal morbo di Alzheimer oltre che da altre demenze. In alcuni test sugli animali è stato dimostrato che vi è una soppressione di B-amiloide, presente nelle placche. Come ben sappiamo però l’aspirina e altri antinfiammatori non steroidei possono aumentare i rischi cardiovascolari, problemi renali ed emorragie gastrointestinali. Vanno usati perciò solo sotto indicazione medica. Sembra che ci sia anche un ridotto rischio di demenza se vi è l’assunzione di antiossidanti in dosi elevate. Oggetto di studio poi è la vitamina E. E’ stata utilizzata una delle sue otto isoforme. Alcune delle quali sembrano riuscire a proteggere il declino cognitivo e il morbo di Alzheimer.

Quali sono i fattori di rischio?

Sono state condotte varie ricerche anche per capire quali sono i possibili fattori di rischio del morbo di Alzheimer.

Il primo è sicuramente l’età del malato. E’ possibile sviluppare precocemente la malattia ma, è molto difficile che venga diagnosticata prima dei 65 anni. Da quest’età in poi il rischio di svilupparla raddoppia ogni 5 anni. All’invecchiamento si abbinano ulteriori possibili fattori di rischio come ad esempio l’aumento della pressione e delle malattie cardiache. Invecchiando vi sono importanti modifiche a livello delle cellule nervose.

Il secondo fattore di rischio è il sesso. Per le donne c’è una probabilità leggermente superiore di sviluppare l’alzheimer rispetto agli uomini. Una spiegazione data dagli esperti è che la donna dopo la menopausa non produce più estrogeni. Tuttavia sono stati fatti studi su donne che usano la terapia di sostituzione ormonale e non sembra che vi siano benefici, anzi sembra possa aumentare il rischio di svilupparla.

Infine ci sono i fattori genetici. Quello a insorgenza precoce è raro, circa il 5% di casi tra i malati di Alzheimer. Sopraggiunge tra i 30 e i 65 anni. La causa di solito è un gene difettoso. Quello tardivo è la forma più comune.

Nel 95% dei casi non è ereditario ma resta in 5% di ereditarietà. Il 5% dei malati di Alzheimer soffre quindi del tipo autosomico dominante. I figli di questa piccola percentuale, hanno il 50% di possibilità di ereditarla. Solitamente sono le forme precoci.

Come si previene?

Secondo le statistiche il 4,3% delle persone con più di 65 anni ne soffre. Come abbiamo visto non ci sono cure definitive ma grazie a una diagnosi precoce è possibile intervenire con i farmaci per rallentare la comparsa dei sintomi.

Alcuni ricercatori di Londra hanno trovato 10 proteine la cui presenza permette di individuare il morbo prima che la malattia insorga. In questo modo si inizia un trattamento che previene la comparsa dei sintomi. Prevenirla del tutto non è possibile ma quanto meno, è possibile avere diversi anni in più prima che la malattia interferisca con la qualità della vita.

Ci sono invece consigli pratici? Si, per prima cosa ci vuole un po’ più di attività fisica. Va rimosso il fumo dalla propria vita ed è importante mantenere peso e pressione del sangue sotto controllo. La dieta deve essere sana eil cervello deve essere mantenuto in allenamento.