Obesità, scoperto (forse) l’ormone che può contrastarla

Una ricerca barese individua un ormone che potrebbe aiutare a ridurre il senso di fame

Obesità

Una recente ricerca condotta da un team di studiosi dell’Università degli Studi di Bari, i cui risultati sono stati presentati nel corso dell’ultimo meeting dell’Associazione europea per lo studio del diabete, attualmente in corso a Berlino, sostiene che sarebbe possibile individuare un ormone – la irisina – in grado di combattere l’obesità e, dunque, una serie di patologie ad essa correlate.

Gli studiosi hanno infatti rammentato come l’irisina sia una citochina, e dunque un mediatore che ha la funzione di svolgere una comunicazione tra le cellule del nostro sistema immunitario e diversi organi e tessuti. Hanno anche rammentato come l’irisina venga prodotta dai muscoli durante l’attività fisica e che, bruciando energia e controllando il metabolismo del glucosio, può stimolare la migrazione dei grassi da bianchi a bruni.

In aggiunta a quanto sopra, lo studio ha anche sottolineato che l’irisina, agendo a livello ipotalamico, sui centri che sono incaricati di controllare il senso di sazietà, potrebbe favorire l’attivazione dei geni anoressigeni e, dunque, andare ad attenuare la sensazione di fame e, così, contribuire alla perdita di peso corporeo.

I ricercatori baresi hanno poi condiviso con i presenti il fatto che la somministrazione dell’ormone irisina per due settimane nelle cavie ha sviluppato la tolleranza al glucosio, ha stimolato la generazione di insulina glucosio-indotta e ha aumentato anche il contenuto della stessa all’interno delle cellule che sono in grado di produrla, oltre al numero di queste ultime.

A margine di ciò, compare pertanto una speranza concreta per tutte quelle persone che sono affette da condizioni di diabete di tipo 2 e da obesità: nuove analisi mediche andranno ora a confermare o meno tali spunti, ponendo le basi per nuove applicazioni mediche in questo comparto.

Vedremo dunque se, nei prossimi mesi, ci saranno nuove prospettive di osservazione in tale scenario, e quali saranno i principali risultati.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella. Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia