Paracetamolo

Il paracetamolo è uno dei più noti farmaci in circolazione e, sicuramente, anche uno dei medicinali che può offrirci i migliori vantaggi nel fronteggiare in maniera adeguata alcuni stati pregiudizievoli per il proprio benessere.

Ma che cos’è il paracetamolo? Quali sono le sue caratteristiche? E quali i benefici che è possibile trarre da un suo congruo utilizzo?

Cos’è il paracetamolo

Per poter rispondere in maniera compiuta a ogni vostro interrogativo, cominciamo con il rammentare che – come dovrebbe peraltro esser piuttosto noto – il paracetamolo è un farmaco analgesico che serve ad alleviare il dolore conseguente a diverse infiammazioni, e antipiretico, poiché può ridurre la temperatura corporea durante gli stati febbrili.

Caratteristiche del paracetamolo

Chiarito brevemente quanto sopra, può essere utile altresì ricordare come la sua capacità principale (la combinazione analgesica e antipiretica, riducendo così ridurre la febbre e alleviando gli stati dolorosi), deriverebbe dalla sua capacità di inibire a livello di sistema nervoso centrale (SNC), la produzione di alcune sostanze che determinano la sensazione dolorosa (prostanoidi).

Come vedremo nel corso del prossimo paragrafo, questa azione combinata nel paracetamolo risulta essere piuttosto efficace, rapida e di discreta durata.

Vantaggi del paracetamolo

Vantaggi del paracetamolo

Chi l’ha provato (probabilmente tutti, almeno una volta nella vita!) avrà sperimentato che effettivamente il paracetamolo risulta essere dotato di una efficacia analgesico – antipiretica piuttosto valida, comparabile a quella dell’acido acetilsalicilico.

Tuttavia, rispetto a questo farmaco, il paracetamolo ha l’indubbio beneficio di poter essere somministrato anche nelle ipotesi in cui questo principio attivo è controindicato. Si pensi, a titolo di esempio, all’impossibilità di somministrare l’acido acetilsalicilico in quei pazienti che sono affetti da una condizione di ulcera gastroduodenale pregressa. Ancora, si pensi ai pazienti che sono affetti da alcuni disordini della coagulazione del sangue.

Non è questo, comunque, l’unico beneficio distintivo che permette in molti casi di preferire il paracetamolo all’acido acetilsalicilico e agli altri FANS. Questi ultimi, in quanto acidi “deboli”, sono facilmente assorbiti a livello dello stomaco dove, come conseguenza del loro pH acido, si accumulano rapidamente nelle cellule facilitando la retrodiffusione degli ioni idrogeno dal lume gastrico, da cui deriva l’azione tossica diretta sulla mucosa.

Azioni tossiche

All’azione tossica diretta si deve inoltre sommare un’azione tossica di natura indiretta, che questi medicinali presentano: l’acido acetilsalicilico e gli altri FANS agiscono infatti bloccando la sintesi locale di particolari tipi di prostaglandine, contrariamente a quanto avviene invece con la fruizione consapevole del paracetamolo. Il farmaco in questione, infatti, proprio in virtù delle sue caratteristiche chimico-fisiche, non dispone della stessa potenzialità di accumularsi in questa sede.

Ne deriva che non è pertanto direttamente in grado di generare delle lesioni allo stomaco, e può essere assunto con maggiore sostenibilità.

Oltre alle buone notizie in termini di azione tossica diretta, è bene rammentare che il paracetamolo ha anche un altro vantaggio distintivo. Di fatti, considerato che ai comuni dosaggi che vengono impiegati per i trattamenti clinici non può inibire la sintesi di prostaglandine nei tessuti periferici, il farmaco in oggetto ha anche la caratteristica di essere sprovvisto di tossicità gastrica di tipo indiretto.

Proprio per il motivo sopra citato, il paracetamolo non ha conseguenze significative sull’emostasi, laddove –invece – può capitare che l’aspirina ed altri FANS determinino una rilevante tendenza al sanguinamento. Si consideri altresì che il paracetamolo non dispone nemmeno di conseguenze sulla funzionalità renale e sulla pressione sanguigna. Due aree che possono essere altri potenziali target degli effetti collaterali dei FANS.

Tollerabilità paracetamolo

Tollerabilità paracetamolo

Insomma, dalle righe di cui sopra dovrebbe essere piuttosto chiaro come il paracetamolo sia ben più tollerabile dei FANS. E, peraltro, abbia anche il non indifferente vantaggio di disporre di un costo mediamente più contenuto. Un mix di benefici che ha permesso di accrescere la sua consapevole fruizione, spinta anche da numerose raccomandazioni internazionali.

Ricordiamo infatti come il paracetamolo sia stato recentemente consigliato da un team di esperti del vecchio Continente come farmaco di prima scelta nel trattamento del dolore osteoarticolare, specie se su base degenerativa. Ne è derivata la contemporanea raccomandazione di ricorrere ai FANS in casi più marginali. E, soprattutto, solamente nelle ipotesi di mancata o scarsa risposta al paracetamolo, o in contemporanea presenza di patologie con una forte componente infiammatoria.

Storia del paracetamolo

Non tutti sanno che il paracetamolo ha una storia piuttosto longeva. La prima volta che fu sintetizzato fu infatti nel 1878, per opera del chimico statunitense Harmon Northrop Morse.

Da quel momento ebbe il via una lunga storia di un farmaco ampiamente conosciuto e utilizzato in tutto il mondo.

Il suo primo utilizzo in medicina come analgesico e antipiretico risale al 1893, per merito del medico tedesco Joseph Von Mering. Tuttavia, è solo dopo la metà del XX secolo che il farmaco iniziò ad essere fruito con maggiore intensità nella pratica clinica. Merito del fatto che oltre ad essere in grado di provocare l’analgesia e – grazie al suo potere antipiretico – l’abbassamento della temperatura corporea,  permetteva di fruire di elementi di caratteristica positiva come la semplicità di sintesi, di efficacia e di sicurezza.

Nel nostro Paese, il paracetamolo è stato introdotto per la prima volta sul mercato nel 1957, con il nome di Tachipirina.

Quanto dura l’azione del paracetamolo

Gli effetti hanno una durata di circa 4 – 6 ore dal momento dell’assunzione. L’inizio dell’azione di natura analgesica ed antipiretica avviene entro circa 30 minuti dal momento dell’ingestione.