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Quinta malattia: cosa succede al nostro corpo?

Le cause e i sintomi della quinta malattia, dai possibili trattamenti alla prevenzione.

La quinta malattia viene scatenata da un virus. Si presenta spesso sotto forma di eruzioni cutanee di colore rosso su braccia, gambe e guance. È molto comune nei bambini ma può colpire anche una donna incinta o soggetti con il sistema immunitario già compromesso.

Le cause

Il virus portatore della quinta malattia si chiama Parvovirus B19. Tende a diffondersi attraverso la saliva e le secrezioni respiratorie tra i bambini, in particolare in età scolare. Colpisce in prevalenza nella stagione invernale e primaverile, ma può comunque colpire in qualsiasi momento persone di ogni sesso ed età.

Gli adulti, in genere, sono provvisti di anticorpi che impediscono loro di sviluppare la quinta malattia, grazie alla precedente esposizione durante l’infanzia. Tuttavia, nel momento in cui un adulto viene infettato, i sintomi possono portare gravi conseguenze. Durante la gravidanza, per esempio, il rischio è un’anemia molto seria che mette in pericolo la vita del feto.

Nei bambini che possono contare su un sistema immunitario sano, la malattia è soltanto una prassi che presenta solo in casi rasi conseguenze nel tempo.

I sintomi della quinta malattia

sintomi quinta malattia

I primi segni della malattia sono molto generici. Spesso includono:

  • mal di testa
  • sensazione di affaticamento
  • lieve febbre
  • gola infiammata
  • nausea.

Dopo alcuni giorni si sviluppa un’eruzione cutanea rossa che fa la sua prima comparsa sulle guance. Successivamente si diffonde a braccia, gambe e petto e può durare per alcune settimane.

L’eruzione si presenta con più probabilità nei bambini. Negli adulti, invece, il sintomo principale della quinta malattia è la comparsa di dolori articolari il quale può durare per diverse settimane. In genere il dolore si evidenzia in particolare nei polsi, nelle caviglie e nelle ginocchia.

La diagnosi

Ad una diagnosi corretta circa la quinta malattia si può arrivare sia con una normale valutazione che con l’analisi critica sia dei sintomi che dei segnali del corpo del paziente. Quindi, possono tornare utili sia l’esame obiettivo che l’anamnesi. Si tratta di un metodo di indagine possibile dato che la quinta malattia va a provocare un eritema che si può considerare tipico. Nel caso in cui quest’ultimo non dovesse essere presente, allora la questione può essere più complicata. Per fare in modo di chiarire tutti i dubbi basta che il medico suggerisca e prescriva al paziente di effettuare tutta una serie di esami del sangue, che sono fondamentali dal momento che permettono di stabilire in modo corretto quale sia la causa di tali sintomi. Nel caso in cui la sintomatologia non sia chiara, c’è la possibilità che la quinta malattia possa essere confusa con il morbillo, la rosolia, la scarlattina oppure la quarta malattia. In questi casi può essere certamente molto utile prevedere una diagnosi differenziale, che si baserà per forza di cose su esami molto più approfonditi.

La cura

Spesso non è necessario alcun trattamento contro la quinta malattia. In caso di dolori articolari, mal di testa o febbre, si può prendere il Tylenol. In caso contrario, si dovrà attendere che il corpo svolga le sue funzioni e combatta il virus per conto suo. Per questo possono volerci un paio di settimane. Per aiutare il sistema immunitario nella lotta alla malattia, è fondamentale bere molti liquidi e riposare il più possibile.

Nei soggetti più sani, la quinta malattia non ha conseguenze a lungo termine. Tuttavia, in caso di anemia sono necessarie cure mediche adeguate. Questo perché la quinta malattia può fermare la produzione di globuli rossi che, di conseguenza, riduce la quantità di ossigeno. Questa situazione si può verificare nelle persone affette da anemia falciforme. In questo caso, la prima cosa da fare è chiamare il medico che vi saprà indicare come agire.

Infine, la quinta malattia può danneggiare il feto e causare un’anemia molto pericolosa. Potrebbe, quindi, essere necessario subire una trasfusione di sangue per aiutare il feto a proteggersi dalle conseguenze della malattia e svilupparsi in modo sano.

La cura con metodi omeopatici

L’omeopatia può certamente rappresentare una risorsa utile quando si tratta di contrastare le patologie infettive che vanno a colpire i bambini, anche quando viene associata con i trattamenti classici della medicina convenzionale. Uno dei rimedi omeopatici dotati della maggior efficacia contro la quinta malattia è certamente la pulsatilla in diluizione 9 ch. Si tratta di una pianta che viene chiamata spesso anche anemone, di cui fanno parte ben più di trenta specie differenti, tra cui è compreso anche il guaranà sud americano. Si tratta di una pianta che può tornare utile per combattere sia il prurito che le chiazze rosse che sono legate a tale patologia. Si consiglia un dosaggio pari a circa 3 granuli da assumere ogni ora, mentre sfruttando la diluizione 15 ch si può combattere anche il dolore diffuso. La belladonna, in formulazione da 5 ch, può essere somministrata in granuli. Il dosaggio è pari a tre granuli per quattro o cinque volte al giorno e può essere utile sia per ridurre la febbre che per combattere i bruciori.

La prevenzione

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La quinta malattia si diffonde di solito da persona a persona, attraverso le secrezioni presenti nell’aria. Per prevenire il contagio si dovrebbe cercare di ridurre al minimo il contatto con i soggetti che starnutiscono, tossiscono o soffiano spesso il naso. Inoltre, è consigliato lavarsi bene e spesso le mani.

Per ultimo ma non meno importante, una volta che una persona ha incontrato la quinta malattia, è considerata immune alla stessa per tutto il resto della sua vita.

In conclusione parliamo di una condizione patologica che si verifica quasi sempre nell’essere umano. In particolare nella seconda infanzia è una malattia molto diffusa che, di solito, non genera pericoli a meno che il sistema immunitario non sia già debilitato a causa di altre condizioni.

Non preoccupiamoci, quindi, se viene diagnosticata nei nostri bambini o la prendiamo noi stessi. Una volta fatta, saremo sicura di non vederla mai più.

Quinta malattia in gravidanza

La quinta malattia durante la gravidanza viene chiamata spesso anche eritema contagioso. Si tratta di una patologia che viene provocata da parte della diffusione di un virus, che prende il nome di parvovirus B19, che va a colpire di solito le persone che hanno un’età compresa tra 5 e 15 anni. Si tratta di una malattia del tutto innocua per i bambini così come per gli adulti. Invece, la situazione cambia nel momento in cui il soggetto colpito sia una donna in gravidanza, visto che le conseguenze per il futuro bambino potrebbero anche essere serie. Il parvovirus è un virus con un DNA in grado di replicarsi con un’incredibile rapidità all’interno delle cellule e causa almeno all’inizio un aumento di temperatura corporea insieme a tutta una serie di sintomi che ricordano molto la sindrome influenzale. Successivamente insorge un’eruzione sulla cute che va a colpire il volto e che provoca un arrossamento delle guance, esattamente come se fossero state prese a schiaffi. In seguito questo esantema si trasferisce anche sul tronco e sugli arti.

I rischi della quinta malattia in gravidanza

Per fortuna tante donne hanno già contratto la quinta malattia prima della gestazione e per tale ragione possono contare su un’immunità permanente prima di restare incinta. In ogni caso, soprattutto durante il primo e il secondo trimestre, possono svilupparsi vari disturbi che riguardano il feto. Quest’ultimo, infatti, potrebbe soffrire di anemia con vari livelli di gravità, che possono portare nei casi più gravi anche ad uno scompenso cardiocircolatorio. Il livello dell’anemia può essere oggetto di valutazione ecografica grazie alla ricerca di idrope fetale. In poche parole si va a cercare un accumulo troppo elevato di liquidi esternamente in confronto al sistema circolatorio. Inoltre, può risultare estremamente utile studiare l’arteria cerebrale media. Per questa ragione durante tali gravidanze c’è spesso la necessità di eseguire controlli ecografici costanti.

Anemia del nascituro e contagio

Qualora il bambino dovesse risultare oggetto di anemia, allora probabilmente si potrebbe pensare di eseguire la trasfusione fetale in utero. Con questa particolare procedura il sangue subisce una trasfusione direttamente al feto mediante il cordone ombelicale, tramite un intervento piuttosto invasivo. Ad ogni modo, praticamente un terzo dei feti con idrope dovrebbe guarire in maniera spontanea comunque. Il tasso di sopravvivenza dei nascituri che soffrono di anemia e che hanno subito tale procedura di trasfusione è pari a circa l’85-95%. Ecco spiegato il motivo per cui ha una tale rilevanza l’ecografia, dal momento che offre la possibilità di capire il grado di anemia fetale e se si possa mettere in atto una trasfusione. Ci sono ad ogni modo diverse regole che fanno sì di evitare il contagio o quantomeno renderlo molto complicato. Quando la futura madre ha già altri figli che vanno a scuola oppure se lavora con dei bambini, è necessario fare di tutto per evitare di venire a contatto con i liquidi corporei. Tra gli altri suggerimenti per scongiurare il rischio di contagio troviamo l’impiego di stoviglie distinte, evitare di mettere in bocca oggetti che sono entrati in contatto con salive, lacrime o ulteriori secrezioni. Inoltre, è sempre buona norma lavarsi le mani in modo accurato dopo aver soffiato il naso oppure dopo aver asciugato le lacrime degli altri bambini.