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Ranidil, il farmaco che aiuta in caso di ulcere duodenali e gastriche

Ranidil è un farmaco il cui principio attivo è la Ranitidina, ovvero la molecola che appartiene alla categoria degli antagonisti dei ricettori H2 dell’istamina, utilizzata tendenzialmente in ambito clinico per il trattamento di patologie dovute all’aumento della secrezione cloridropeptica, quindi per le ulcere sia duodenali che gastriche. Una volta assunta per via orale, la Ranitidina viene assorbita in abbondante quantità dal tratto gastro-enterico, raggiungendo in questa maniera la sua massima concentrazione plasmatica nell’arco di pochissime ore, per poi ridistribuirsi al livello gastrico ed integrandosi con i recettori istaminici H2 limitandone la loro attività.

Tale azione si può sintetizzare con la riduzione della secrezione gastrica, sia in condizioni di riposo, sia attraverso la stimolazione vasale da cibo o da gastrina, con la riduzione a sua volta dei succhi gastrici ed anche della pepsina. Una volta avvenuto tutto questo, la mucosa gastrica ha una maggiore protezione dagli stimoli flogistici che esercitano l’ipersecrezione, quindi un controllo migliore dei sintomi che si associano a tale patologia. Una volta terminata l’attività da parte della Ranitidina, questa viene eliminata dal nostro corpo attraverso le urine dopo un processo di filtrazione glomerulare e secrezione tubolare attiva.

Ranidil: interazioni

Ci sono alcuni farmaci ed alimenti che possono andare ad interferire sugli effetti di tale farmaco, quindi prima della somministrazione, bisogna informare il medico o il farmacista di fiducia, se di recente sono assunti farmaci anche da banco. Il principio attivo del Ranidil può influenzare l’assorbimento o l’escrezione renale ed il metabolismo di altri farmaci. A seguito dell’alterazione dei parametri farmacocinetici, il medico potrebbe eventualmente ritenere necessaria la sospensione del trattamento oppure delle modifiche del dosaggio. Le interazioni possono comportare la formazione di vari meccanismi che ora andremo a descrivere:

Inibizione da parte del sistema di ossigenazione con funzione mista legata al citocromo epatico P450: l’impiego della Ranitidina alle dosi terapeutiche, non va a potenziare l’azione dei farmaci che vengono inattivati dal sistema enzimatico, come il Diazepam, la Lidocaina, la Fenitoina, il Propranololo e la Teofillina. Si sono manifestati casi di alterazione sul tempo della protrombina mediante anticoagulanti cumarinici come ad esempio il Warfin. Raccomandiamo un attento monitoraggio a causa del ristretto indice terapeutico, sugli aumenti e sulla riduzione del tempo della protrombina durante l’assunzione in concomitanza con la Ranitidina.

Competizione nella secrezione tubolare renale: la Ranitidina, essendo espulsa parzialmente mediante il sistema cationico, potrebbe influenzare la clearence di ulteriori farmaci eliminati anch’essi tramite questa via. Un dosaggio elevato di tale sostanza utilizzata ad esempio per il trattamento della sindrome di Zollinger-Ellison, potrebbe ridurre l’escrezione di procainamide e della Nacetilprocainamide, facendo aumentare di conseguenza i livelli plasmatici di tali farmaci.

Alterazione del pH gastrico: la biodisponibilità da parte di alcuni farmaci specifici potrebbe essere influenzata, dando luogo ad un assorbimento maggiore oppure ad una riduzione.

Non si sono evidenziate interazioni tra Ranitidina e Amoxicillina ad esempio, o tra Ranitidina e Metronidazolo. L’assorbimento di tale componente potrebbe risultare diminuito se vine somministrato in contemporanea con alte dosi di Sucralfato, idrossido di magnesio e idrossido di alluminio. Tali effetti non si verificano se questi farmaci vengono somministrati con un intervallo di 24 ore.

Ranidil: avvertenze, gravidanza ed allattamento

Una terapia a base di Ranidil dovrebbe essere sempre preceduta da una visita medica accurata, atta a visualizzare l’appropriatezza di tale farmaco e l’eventuale presenza di patologie che vietano la somministrazione, come le neoplasie dello stomaco.

L’impiego di tale farmaco dovrebbe avvenire con particolare cautela in tutti quei pazienti affetti da patologie che interessano il funzionamento renale ed epatico, prendendo in considerazione di adeguare il dosaggio che normalmente viene prescritto. Una supervisione durante tutto il trattamento farmacologico da parte del medico curante, sarebbe opportuno, ai fini di valutare passo dopo passo l’efficacia del medicinale, e se necessari apportare delle modifiche.

Il farmaco va conservato in un luogo fresco ed asciutto e lontano dalla vista e dalla portata dei bambini. Nonostante al momenti non vi siano riscontrate evidenze importanti sulla sicurezza di tale farmaco durante la gestazione e nell’allattamento, sconsigliamo la somministrazione del Ranidil, salvo particolari indicazioni mediche che richiedo l’utilizzo, sempre da monitorare per tutta la durata del trattamento.

Revisione scientifica a cura della Dr.ssa Roberta Gammella.
Laureata in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. E’ registrata all’Ordine Medici-Chirurghi e Odontoiatri di Napoli e Provincia