Resilienza: cos’è e come attivarla

46

La resilienza è la capacità di fronteggiare un evento traumatico o una difficoltà con positività. Ricostruendo la propria vita cogliendo le opportunità che essa sa offrirci. Queste persone riescono a fronteggiare le circostanze avverse, quando nessun altro avrebbe scommesso sulla buona riuscita.

Il termine resilienza viene preso in prestito dal rampo ingegneristico. E’ usato per indicare un materiale che resiste all’urto improvviso e non si spezza.

Diciamo che, dove l’uomo sarebbe quasi destinato a rimanere schiacciato dagli eventi, entra in gioco un meccanismo che permette di resistere, sopravviverne e uscirne nuovo praticamente rinnovato. E’ come se la persona effettuasse un auto riparazione in seguito a un danno. Trova il modo di organizzare di nuovo tutto quanto in modo efficiente.

La parola resilienza può sembrare un termine nuovo ma in realtà, si riferisce a un meccanismo che fa parte da sempre dell’essere umano. Davanti ai disastri e le guerre, gli uomini sono sempre sopravvissuti. Certo, solo una parte delle persone colpite, ma queste ci sono riuscite e lo hanno fatto risollevandosi, superandosi. Se da una parte non svanisce lo stress, la paura e il dolore per eventuali perdite, dall’altra c’è la convivenza con tutte queste emozioni e l’essere diventate persone più forti.

La resilienza oggi non si riferisce solo ad eventi di così grande entità. Può spuntar fuori anche nelle avversità quotidiane, private. Perdere il lavoro è uno stravolgimento personale, essere lasciati, aver perso un amico, l’essere stati traditi etc. Sono tutti potenziali scenari capaci di stravolgere il mondo di una persona. La resilienza riassume il concetto del saper combattere per superare la delusione, la sconfitta, il conflitto.

Affrontando queste situazioni di petto, cercando una risposta invece di lasciarsi schiacciare, permette di crescere e migliorarsi. Non ha niente a che vedere con il dimenticare, ma solo con l’accettare. Alcuni dolori possono non rimarginarsi ma, non devono essere visti come una punizione.

Come sviluppare la resilienza?

Come sviluppare la resilienza?

Non si tratta in realtà di una dote da acquisire, ma piuttosto da risvegliare. Come? Semplicemente modificando il punto di vista dal quale si guarda ogni cosa.

Per sviluppare la resilienza dovete diventare più ottimisti. Non potete riuscirci da un giorno all’altro, ma un passo dopo l’altro. Dovete imparare a percepire in ogni situazione il lato buono, così da sentirvi sempre bene. Davanti alla sfida non dovete ingigantirla, ma anzi sminuirla. Vederla più piccola di quello che è. Quando un problema vi sembra di poco conto, non siete forse più inclini a trovare una soluzione?

Pensate, un pessimista se trova il panificio sotto casa chiuso, si sente irritato e estremamente sfortunato, come se quasi si trattasse di un affronto verso di lui. Probabilmente rinuncerà all’acquisto o forse lo farà lo stesso, ma con una bella dose di stress e rabbia per dover essersi spostato più in la di quanto previsto. L’ottimista accetta il fatto senza troppi problemi e si sposta subito al panificio successivo, riconoscendo il problema per quello che è, solo una piccola distrazione senza alcuna importanza.

L’ottimista va da se che possiede anche una miglior autostima. Si critica molto meno del pessimista e tiene in considerazione le proprie idee e non cerca di sabotarle. Questo gli permette di rialzarsi ad ogni caduta, sapendo di poter contare sulla propria forza. Chi ha una bassa considerazione di se stesso è molto autocritico e non sopporta le critiche degli altri. Spesso sono più soggetti a cadere in stati depressivi.

Dovete convincervi di poter controllare voi stessi e l’ambiente che vi circonda. Dovete impegnarvi sia a definire gli obbiettivi, sia a raggiungerli. Dovete faro però in modo di renderli chiari e raggiungibile. Ciò si traduce in frammentare un grande obbiettivo in tanti più piccoli. Dovete far tesoro di ogni piccolo traguardo che avete raggiunto, senza pensare continuamente a quello che ancora vi manca. Un solo dettaglio alla volta davanti a voi, non il quadro complessivo.

Tutto questo può essere vano se manca una rete sociale intorno. Avere amici e parenti disposti ad ascoltare senza giudicare permette di esternare emozioni negative (quelle legate al problema o al trauma) che altrimenti resterebbero interiorizzate e probabilmente ingrandite giorno dopo giorno.

Com’è la persona resiliente?

Una persona resiliente non si lamenta della difficoltà e non si dispera davanti ad essa. Intraprende la strada anche se difficile e lunga. Non cerca sempre la soluzione più semplice, se questa non può portargli concretamente niente di buono. Apprezza la propria vita e non si rifugia perciò nel passato o nel futuro. Apprezza il momento presente.

Anche davanti alle pressioni dell’ambiente, davanti alla crisi, riesce a ricostruire la propria vita ed andare avanti. Non è facile superare le difficoltà e anche le persone resilienti alcune volte cedono, non sono invincibili. Ci sono situazioni molto pesanti da sopportare che causano instabilità.

Ciò che diminuisce la resilienza sono gli eventi stressanti, ma anche fattori emozionali quali il poco controllo delle emozioni e dell’autostima, oppure i fattori impersonali come l’isolamento e la chiusura. Anche i fattori familiari, come i conflitti con i parenti o la bassa classe sociale possono interferire.

Ciò che aumenta la resilienza è l’autonomia, l’autocontrollo, la capacità di comunicare bene etc. Il saper accettare volentieri gli aiuti dall’esterno. Un bambino che ad esempio è cresciuto con il sostegno dei genitori, con il costante invito a seguire i propri sogni. Ma anche un bambino che è cresciuto in un ambiente coerente, dove ha lo spazio per fare le proprie esperienze ma anche l’opportunità di chiedere aiuto quando ha bisogno.