Scintigrafia ossea: quello che devi sapere su questo esame!

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Scintigrafia ossea

La scintigrafia ossea è un esame che permette di individuare la presenza di metastasi a livello scheletrico. Si tratta di un esame piuttosto sicuro e consolidato, da effettuarsi attraverso l’iniezione in vena di un tracciante marcato con isotopi radiattivi (il c.d. “radiofarmaco”), e che presenta numerosi vantaggi a fronte di scarsi rischi: per questo motivo l’esame può essere effettuato con particolare serenità anche sui bambini, valutato che la quantità di radiofarmaco che viene iniettata in essi è proporzionale al peso corporeo e insufficiente per poter determinare problemi all’organismo.

Come preparasi all’esame

Come preparasi all'esame

Per poter effettuare un esame di scintigrafia ossea non è necessario provvedere a particolari preparazioni. È comunque consigliato adottare una buona idratazione al fine di favorire l’eliminazione rapida del radiofarmaco e migliorare il contrasto con il fondo. Dopo la somministrazione del radiofarmaco, che precede di tre ore l’esecuzione dell’esame, è dunque suggerito al paziente di bere molto. È inoltre necessario rimuovere oggetti metallici che potrebbero modificare la rilevazione delle radiazioni (ad esempio, piercing o orecchini).

Vantaggi dell’esame

Come accennato, l’esame di scintigrafia ossea è un esame totalmente indolore: l’unico fastidio che si può avvertire è il fastidio legato alla puntura dell’ago che viene utilizzato per somministrare endovena il farmaco. Non vi sono inoltre effetti collaterali, tenendo in considerazione che la sostanza radiattiva che viene iniettata è sicura, ben tollerata e non esistono, attualmente, descrizioni di gravi reazioni avverse.

L’esame non comporta inoltre nemmeno rischi di lungo termine. Il radiofarmaco che viene iniettato, infatti, ha dosi molto basse di radiazioni: l’organo che nel corso dell’esame risulta essere il più esposto alle radiazioni è la vescica, ma bevendo molto e urinando dopo l’esame i rischi sono praticamente azzerati.

Si tratta inoltre di un esame non troppo lungo: l’indagine vera e propria è infatti estesa per circa 20 minuti, con il paziente che in questo frangente dovrebbe rimanere fermo il più possibile, mentre il dispositivo rivelatore acquisisce le radiazioni emesse dal paziente, convertendole poi in immagini da un computer. Il radiofarmaco deve invece essere iniettato tre ore prima dell’esame per poter dare tempo al tracciante di accumularsi nello scheletro.

Terminato l’esame, il paziente può tornare a casa, non essendo previsto alcun periodo di osservazione. Si può dunque procedere con l’effettuazione delle normali attività quotidiane, avendo l’accortezza di bere molto, ed evitare il contatto con i bambini più piccoli e con le donne in gravidanza (è sufficiente una distanza di 1-2 metri per poter evitare l’irradazione altrui).

Scintigrafia ossea e gravidanza

Scintigrafia ossea e gravidanza

Anche se nelle righe iniziali di questo approfondimento abbiamo rivelato che l’esame può essere effettuato praticamente da qualsiasi paziente, giova accennare al fatto che la scintigrafia ossea non deve essere effettuata in gravidanza, visto e considerato che le radiazioni, per quanto in piccola dose, potrebbero nuocere al feto. È inoltre consigliabile non sottoporsi all’esame anche durante l’allattamento.