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La sclerosi tuberosa: una malattia incurabile ma con cui si può convivere

La sclerosi tuberosa, detta anche sindrome di Bourneville-Pringle, è una patologia che interessa 2 milioni di persone al mondo e viene tramessa geneticamente o che insorge a seguito di una mutazione spontanea del DNA e che interviene in diversi organi e tessuti dell’organismo contemporaneamente.

Che cos’è la sclerosi tuberosa?

La sclerosi tuberosa è una malattia che interessa vari organi e tessuti del corpo, diversi a seconda della gravità della patologia e dell’età del soggetto. Non esiste ancora per la sclerosi tuberosa una cura specifica, tuttavia vi sono delle terapie che alleviano determinati sintomi.
Questa malattia consiste in un anomalia genetica che determina la formazione di amartomi in diversi organi e tessuti del corpo umano: un amartoma è un anomalia nella riproduzione cellulare. In particolare si tratta di un’eccessiva moltiplicazione delle cellule che vanno a formare una massa piuttosto evidente, che appare come un nodulo o un tubero. Gli amartomi in un certo senso ricordano le cellule tumorali, tuttavia non sono la stessa cosa: le cellule dell’amartoma infatti, diveramente dalle tumorali, sono le medesime del tessuto in cui vanno proliferando. Un eccessivo numero di cellule genera in tessuti e organi neoplasie (anche se benigne), fibromi e angiofibromi.
Gli organi maggiormente interessati da amartomi sono la cute, gli occhi, il cuore, i reni, i polmoni e il cervello, ma spesso la loro presenza non è isolata solo a questi, proprio per questo motivo la sclerosi tuberosa viene anche definita una patologia genetica multisistemica.

Perché si manifesta la sclerosi tuberosa: le cause

Questa malattia è, come anticipato, una malattia genetica, questo significa che in un soggetto affetto da sclerosi tuberosa un gene del DNA è mutato, in particolare si tratta del TSC1 (20% dei casi di sclerosi) oppure del TSC2 (80% dei casi). Il gene TSC1 si trova sul cromosoma autosomico numero 9 e produce una proteina che si chiama amartina; mentre il TSC2 è sul numero 19 e è responsabile della produzione di tuberina. Queste due proteine nelle normali funzioni si uniscono fra loro e collaborano, proprio per questo motivo la mutazione dell’una oppure dell’altra da luogo alla stessa malattia.
Questi due geni sono sostanzialmente dei soppressori di tumori e sono importantissimi nei processi che interessano la crescita e l’embriogenesi delle cellule, la sintesi delle proteine e l’auto-fagia. In presenza di una mutazione di TSC1 e 2 le proteine prodotte hanno dei difetti e di conseguenza i suddetti processi non si svolgono più in maniera standard e regolare.
La sclerosi tuberosa è sostanzialmente una malattia genetica autosomica di tipo dominante: quindi anche se ogni cromosoma ha due alleli uguali, è sufficiente la mutazione di uno di questi per dare luogo alla malattia, poiché l’allele anomalo è dominante rispetto a quello sano. In questo caso però spesso i sintomi non sono evidenti (si parla così di alleli a dominanza incompleta). I disturbi della sclerosi tuberosa sono comunque più gravi dal momento che entrambi gli alleli di quel cromosoma sono mutati.
All’origine della sclerosi tuberosa c’è una trasmissione genetica (nel 30% dei casi), oppure una mutazione spontanea in fase embrionale (nel 70% dei casi).

Sclerosi tuberosa, come aggredisce il corpo la malattia: sintomi

Quando TSC1 oppure TSC2 sono mutati, non controllano più la differenziazione cellulare e di conseguenza si crea un’eccessiva moltiplicazione delle cellule che da luogo agli amartomi. Queste masse cellulari vanno a costituire quindi placche su certi organi e tessuti, in un processo che scientificamente viene definito iperplasia.
Come abbiamo anticipato, la sclerosi tuberosa aggredisce prevalentemente determinati organi e tessuti e questo avviene per un motivo ben preciso.
L’embrione mentre si forma ha tre tipologie di cellule, divisi per strati: ectoderma (esterno), mesoderma (centrale) e endoderma (interno), ognuno dei quali andrà poi a costituire precisi organi e tessuti del neonato. La mutazione interessa i cromosomi che sono nelle cellule di ectoderma e mesoderma e vanno a creare quindi anomalie in organi e tessuti che hanno origine lì: amartomi si potranno avere sull’epidermide, nell’epitelio del cavo orale, nel colon, nella cornea e nel cristallino, cervello, reni, muscoli, polmoni, cuore; più rari polmoni, intestino, fegato, ossa, sistema endocrino.

Il sintomo più evidente della sclerosi tuberosa sono le manifestazioni cutanee, che si presentano al 90%: macchie depigmentate ipomelanotiche, adenomi sebacei di Pringle (angiofibromi facciali di colore rosso vivo) e tumori ungueali di Koenen (fibromi di qualche millimetro) compaiono nei soggetti affetti.
La sclerosi tuberosa può colpire anche il cervello, in particoalre la corteccia, la mateia bianca, i ventricoli cerebrali, i gangli: dando luogo talvolta ad epilessia, tumori (astrocitomi), noduli sub-pendimali, deficit mentali di diverso tipo, di apprendimento e comportamentali
Questa malattia genera anche disturbi a livello dei reni (nel 70% dei casi) e a livello del sistema cardiovascolare, qui si creano amartomi e malformazioni.
I polmoni, se colpiti dalla sclerosi tuberosa, sono danneggiati da linfoangioleiomiomatosi polmonare e d aiperplasia multifocale micronodulare.

Terapia per la sclerosi tuberosa: non una cura ma un alleviamento dei disturbi

Anche se la sclerosi tuberosa è una malattia incurabile, poiché genetica, è possibile fare dei trattamenti al fine di alleviare determinati disturbi sintomatici. In primo luogo si può agire con una terapia farmacologica in caso di epilessia, linfangioleiomiomatosi polmonare e in caso di disturbi renali. Si può ricorrere a trattamenti di tipo fisico e chirurgico invece in caso di angiofibromi sul viso, fibromi ungueali, placche e macchie sull’epidermide, astrocitomi subpendimali (SEGA), angiomiolipomi renali, in caso di lesioni polmonari e di tuberi/noduli alla corteccia del cervello (causa dell’epilessia). I pazienti affetti da questa malattia vengono sottoposti a controlli a scadenza periodica per monitorare eventuali peggioramenti gravi, dal momento che spesso in questi soggetti la morte giunge a causa delle lesioni neurologiche.