La sindrome di Stendhal: quando l’arte e la bellezza diventano una malattia

67
sindrome di Stendhal

sindrome di Stendhal

La sintomatologia tipica della sindrome di Stendhal consiste principalmente in attacchi di panico a tendenza euforica-depressiva, una anomala o mancata percezione del mondo che ci circonda il quale ci appare come persecutorio, che si traducono in accelerazione della frequenza dei battiti cardiaci, vertigini, giramenti di testa, stati confusionali ed anche allucinazioni.

La sindrome di Stendhal e l’amore per l’arte

L’amore per le opere d’arte può rappresentare una delle nostre doti innate, la possiamo coltivare anche fin da bambini, se i nostri maestri sono stati abbastanza lungimiranti e se i nostri genitori hanno coltivato il medesimo amore, ma potrebbe anche sopraggiungere quando ormai siamo già adulti se, per caso, ci siamo imbattuti in una di esse, magari particolarmente bella ed avvincente.

I motivi che inducono ad essere appassionati d’arte sono molteplici, così come tante sono le ragioni per cui molti ne restano alla larga. Colui che coltiva questa passione sin da bambino e ricerca il tempo per continuare a coltivarla deve ritenersi una persona dalla grande fortuna: è vero che uno dei più grandi privilegi è quello di creare le opere d’arte, non di esserne solo degli spettatori, ma poiché quello è un talento di pochi, anche saperne godere è, in ogni caso, un privilegio.

La sindrome di Stendhal: emozioni e sensazioni in circolo

Le opere d’arte possono svilupparsi in tante e diverse forme di creatività e di senso estetico, avendo come caratteristica comune a tutte la possibilità di infondere emozioni, a volte intensissime, sempre diverse a seconda non solo dell’artista o del tipo di arte, ma anche semplicemente di chi la contempla. Queste emozioni, diverse sempre da spettatore a spettatore, a volte sono così intense da sfociare in uno stato patologico. Il cinema, la danza, la poesia, la musica, l’architettura, la scultura, la pittura, sono tutte attività artistiche in grado di creare quel tipo di intensissime emozioni.

Naturalmente l’aspetto di natura psicologica è di grande rilevanza negli ambiti artistici poiché le opere d’arte sono spesso elaborate in particolari periodi della vita degli artisti, cosa questa che lo spinge ad essere ancora più efficiente nel generare emozioni. Di interessa assai particolare può essere la reazione emotiva del soggetto che si trova in un determinato momento a contemplare una o più opere d’arte, che può diventare quella che, appunto, chiamiamo sindrome di Stendhal.

La sindrome di Stendhal nel dettaglio

La sindrome di Stendhal, anche chiamata sindrome di Firenze, ha questo nome in quanto nel 1817 l’autore d’Oltralpe Stendhal si trovava a Firenze proprio per visitare le tante opere d’arte che si trovano nel capoluogo toscano e racconta d’aver vissuto esperienze estatiche così intense e, soprattutto, che non aveva mai avuto modo di provare prima di allora, nel contemplare tante sublimi manifestazioni artistiche, portatrici di enorme bellezza.

Così, all’interno del libro da lui scritto proprio durante quel viaggio, dal titolo “Roma, Napoli e Firenze. Viaggio in Italia da Milano a Reggio”, si trova una frase che ancora oggi è conosciuta ai più: “Là, seduto su un gradino di un inginocchiatoio, la testa abbandonata sul pulpito, per poter guardare il soffitto, le Sibille del Volterrano mi hanno dato forse il piacere più vivo che mai mi abbia fatto la pittura. Ero già in una sorta di estasi, per l’idea di essere a Firenze, e la vicinanza dei grandi uomini di cui avevo visto le tombe. Ero arrivato a quel punto di emozione dove si incontrano le sensazioni celestiali date dalle belle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce, avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi: la vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere

La sindrome di Stendhal: i sintomi

Venendo all’argomento scientifico, possiamo definire questa patologia come un disturbo, a carattere transitorio, che tende a manifestarsi con determinate tipologie di attacchi di panico di natura euforico-depressiva e di dis-percezione del mondo che circonda il soggetto che ne è afflitto che assume forma persecutoria; la sintomatologia più comune comprende: accelerazione del battito cardiaco, allucinazioni, giramenti di testa, confusione e vertigini e insorge quando si sia rimasti a contemplare delle opera d’arte non solo di tanta bellezza, ma anche in grado di comunicare sensazioni vivide, emozioni intense, e che siano riunite in spazi limitati.

La sindrome di Stendhal: l’incidenza

La sindrome di Stendhal ha una incidenza relativamente scarsa ed affligge per la maggior parte il turista europeo (italiani esclusi) o giapponese. Il turista italiano ne è solitamente immune per l’abitudine che egli ha con l’arte, nato e cresciuto in un Paese che trabocca di tesori artistici. Naturalmente la sindrome è molto più frequente in quelle città in cui la presenza di opere d’arte, magari in bella esposizione anche nelle strade, è più diffusa; Firenze è una di queste, ad esempio.

La sindrome di Stendhal: come si manifesta?

Non è infrequente che la sindrome di Stendhal si manifesti quando il soggetto si trova in visita in un museo e, ad esempio, rimanga in una sorta di estasi contemplativa di qualche opera d’arte in esposizione, fino al punto che egli trascende dalla situazione “reale” che sta vivendo ed inizi ad immedesimarsi nella stessa opera d’arte che sta contemplando. La sindrome si manifesta più facilmente in quegli individui che hanno molta sensibilità, che si lasciano facilmente suggestionare e che sono dotati di tanta immaginazione. E difatti durante le crisi “prendono anima profonde vicende della realtà psichica fino a riattivare la vitalità della personale sfera simbolica. Il viaggio diviene anche, nelle tanto attese soste nelle sognate città d’arte, una occasione per meglio conoscere se stessi” (cit.: Magherini – 1989).

Una interessante riflessione è quella su come funziona la mente durante questo tipo di viaggi e come ci si pone in confronto con le opere d’arte. In particolare quell’opera d’arte che può generare la sindrome di Stendhal può essere diversa a seconda di chi la sta contemplando, pur se pare ormai dimostrato che sia più facile che insorga la sindrome quando si ammirino opere dense di qualche significato simbolico, ambivalente, o, anche, sensuale e perturbante, che può andare a colpire qualche aspetto del proprio inconscio mai esplorato oppure esplorato e poi rimosso.

E difatti le peculiari caratteristiche del linguaggio artistico hanno il potere di riportare alla luce elementi della vita passata del soggetto, facendo emergere esperienze d’emozione intensa magari inconsciamente rimosse o anche qualche lato del proprio “io” mai completamente chiarito.

La sindrome di Stendhal: l’angoscia prende il sopravvento sull’estasi

Ed è proprio per questi motivi che le persone costrette dalle esperienze estetiche a subire questi impatti con il proprio “io nascosto” può avere delle reazioni negative e manifestare sintomi di puro disagio. E’ un passaggio, ahimè, obbligato: chi viene colpito dalla sindrome di Stendhal non gode più delle emozioni che le opere d’arte, i capolavori artistici gli possono offrire, cade, invece, tristemente preda si stati di angoscia, cosa che lascia intendere che esiste difficoltà nella gestione delle proprie emozioni che non fanno parte del proprio “io più interiore”.

In parole povere, esistono tre variabili che si incrociano: il viaggio, per quanto possa essere perturbante, le bellezze delle opere d’arte e il proprio vissuto. La sindrome di Stendhal insorge quando l’intersecarsi di questi tre fattori produce instabilità sino ad incrinare in modo pesante l’equilibrio del soggetto.

Riferendosi a questa patologia si usa anche il termine “turismo dell’ anima”. Una terminologia piena di fascino la quale, estrapolata dello specifico contesto, forse andrebbe utilizzata più di frequente nell’arco della propria vita poiché, in via più generale, parla di voglia di scoprire, di viaggiare, ma, contemporaneamente, in via più particolare, denota una ricerca di una migliore comprensione di se stessi.